Una telefonata ti può salvare la vita se non stai attraversando la strada

Genova, primo pomeriggio del 4 luglio di due anni fa, ma si sarebbe potuti essere a Catania, Bologna, Chieti, Milano, ovunque tra le sonnolente provincie o le metropoli più affollate.

La trama della storia è sempre la stessa, un pedone distratto dal cellulare e un veicolo che lo travolge, ferendolo o uccidendolo. In questo caso specifico il veicolo è un bus, e il pedone, una pensionata che d’improvviso sbuca dalle auto parcheggiate, parlando al telefono. Il collega nonostante andasse piano, nel tentativo di evitarla frena bruscamente, purtroppo la manovra non solo non evita il contatto con il pedone, ma causa anche il ferimento di quattro utenti a bordo, tra i quali una ragazza incinta. Un dramma completo, in cui non esistono aguzzini e oppressi, ma solo vittime. I feriti a bordo, la donna che muore dopo un giorno di agonia e l’autista che nonostante la negatività dei test alcolemici e antidroga e la richiesta di archiviazione da parte della Procura per non avere responsabilità, si ritrova comunque condannato dal giudice per l’udienza preliminare, venendo ritenuto corresponsabile “in quanto autista di autobus e quindi tenuto ad una attenzione maggiore della media”. Un’attenzione maggiore che in questo, come in tanti altri casi, sfiora i poteri paranormali come scrive in un comunicato la Sigla Orsa Tpl Genova, da sempre molto attenta ai problemi della sicurezza: “… Un’autista ha il DOVERE di prestare un’attenzione maggiore” come indicato giustamente dal Giudice, ma non avendo poteri di premonizione o altri superpoteri, più che frenare ed evitare la collisione non può fare.
Peccato che un’autista se frena bruscamente viene indagato, se non frena bruscamente viene indagato. Il Giudice in questione ha idea delle condizioni di lavoro di un’autista? Ha notato le condizioni delle strade, del traffico, dei mezzi? Ha idea di quante strade e linee in DEROGA con il CDS ci siano a Genova? Quanto sentenziato dal Giudice è applicabile solamente se il servizio fosse svolto con andature a passo d’uomo (e non le attuali), su corsie protette (cosa che non abbiamo). Si parla sempre di sicurezza ma poi si lasciano i lavoratori allo sbando e ci si ricorda di loro solo in tribunale? O si separa il TPL dal resto della mobilità o quello indicato dal Giudice è inapplicabile, a meno che a Genova non si VOGLIA VIAGGIARE A PASSO D’UOMO. Auspichiamo che in appello tale sentenza venga rivista, nel frattempo attendiamo un intervento della Politica Genovese…”.
Dando una rapida occhiata ai dati ci si rende subito conto che questo della distrazione sta diventando una vera e propria piaga dei nostri tempi, l’uso del cellulare infatti non è una fonte di rischio esclusivamente per i guidatori, coinvolge tutti gli attori della strada, pedoni inclusi. Secondo i dati ACI e Istat il cellulare è diventato l’arma di distrazione numero uno, il vero nemico della sicurezza stradale, lo strumento il cui uso improprio diventa, in concomitanza con la guida o il camminare lungo le nostre strade, causa primaria di morte. Il telefonino, secondo questi studi, sale sul banco degli imputati, un vero e proprio rapporto choc sulla situazione delle strade italiane nel 2017, quello messo a punto da Aci e Istat. Distrazioni fatali al volante, magari per rispondere ad una chiamata o, peggio, per guardare foto o video e scrivere sui social. Basta un attimo e la vita svanisce oppure cambia per sempre. Anche perché in Italia aumentano i morti per incidenti stradali (3.378 contro i 3.283 del 2016: +2,9%), diminuiscono gli incidenti (174.933 rispetto ai 175.791 dello scorso anno, – 0,5%) e i feriti (246.750 erano 249.175 nel 2016: -1%).       

                                     
A questo punto è necessaria una battaglia culturale, per combattere la quale repressione e intransigenza non sono sufficienti: “Non si tratta soltanto di fermare più veicoli o fare più contravvenzioni – sottolinea l’ex Direttore del Servizio Polizia Stradale Giuseppe Bisogno – nel nostro programma c’è una fondamentale componente educativa. Cerchiamo di sensibilizzare le persone sul fatto che tendono a sopravvalutare le proprie abilità alla guida, poiché ritengono di poter guidare e contemporaneamente telefonare, chattare o navigare su internet. La guida o l’attraversamento di una strada richiedono la massima attenzione, non è possibile svolgere contemporaneamente altre azioni”. In Germania ad esempio, sono state realizzate delle strisce pedonali con luci a led per segnalare al camminatore, distratto dall’ultimo video virale, quando è possibile attraversare. Per diffondere la cultura della responsabilità tra i giovani, sia quando ci si trova al volante che quando si rappresenta una delle altre categorie degli utenti della strada, la casa automobilistica Ford organizza ogni anno i corsi gratuiti del programma ‘Driving Skills For Life’. Nel corso delle sessioni di training, i ragazzi imparano a riconoscere e anticipare le situazioni di pericolo, a evitare le distrazioni e i comportamenti rischiosi, e ad assumere maggiore consapevolezza dell’ambiente che circonda l’auto. In Europa il programma è stato lanciato nel 2013 e ha coinvolto da allora, solo in Italia, oltre 1.500 ragazzi. “Una cosa è passeggiare al parco mentre si ascolta musica con il proprio smartphone, un’altra è attraversare una strada affollata senza alzare lo sguardo dallo schermo – ha dichiarato Jim Graham, responsabile del programma Ford DSFL – I nostri corsi trasferiscono ai ragazzi i principi dell’attenzione e della responsabilità, per evitare situazioni di pericolo che potrebbero evolvere in incidenti”. I succitati dati ACI – Istat confermano: +1,9% di investimenti in dieci anni. I più sbadati sono i ‘podestrian’, neologismo coniato per l’occasione dall’Automobile Association (l’Automobile Club britannico) che indica una nuova tipologia di utenti: i pedoni talmente dipendenti dall’iPod (e dalla tecnologia in senso più generale), da non riuscire a staccarsene neanche in prossimità di un incrocio, a costo di rischiare la vita. I numeri raccolti da uno studio inglese, commissionato proprio dalla Automobile Association, che ha effettuato un sondaggio su un campione di oltre mille persone, confermano la tesi. Quattro pedoni su dieci, per esempio, hanno candidamente confessato di aver attraversato la strada almeno una volta senza prestare attenzione ai semafori. Quasi un terzo mentre leggeva o mandava un messaggino, e uno su dieci mentre era impegnato con lo smartphone o con il lettore Mp3. Ma la cosa peggiore è che il 13% degli intervistati ha ammesso di avere l’abitudine di passare nervosamente da un marciapiede all’altro durante una conversazione al cellulare, ovviamente senza prestare attenzione ai veicoli in circolazione. L’8%, addirittura, ha dichiarato di navigare su internet pure quando attraversa la strada. In queste condizioni attraversare semplicemente un semaforo diventa un rischio enorme. Figuriamoci per un autista di autobus, che deve in pratica mettere in campo capacità divinatorie, atte ad anticipare l’imprevedibile.                                                                                                                                                                      Uno studio Ford del 2016, ha rivelato che l’utilizzo degli smartphone da parte dei pedoni ne porta la maggior parte ad adottare abitudini rischiose come attraversare la strada mentre telefona, scrive messaggi o, addirittura, guarda video sullo schermo: su di un campione di oltre 10.000 cittadini europei, ha evidenziato che la maggior parte degli utilizzatori di smartphone, e in particolare i ragazzi tra i 18 e i 24 anni, fascia d’età in cui gli incidenti sono la prima causa di mortalità, non ne interrompono l’utilizzo al momento di  attraversare la strada. Secondo le statistiche, tra il 2003 e il 2013 hanno perso la vita, sulle strade europee, 85.525 pedoni. Lo studio ha anche rivelato che le persone si sentono più rassicurate dall’idea che sulle strade circolino auto a guida autonoma o comunque dotate di tecnologie di assistenza in grado di evitare gli incidenti o di ridurne in ogni caso l’entità, ma nel frattempo che questo salto tecnologico diventi fruibile, che si fa?
Uno studio pubblicato dalla rivista americana ‘Injury prevention’, rivela che il numero dei pedoni feriti mentre ascoltavano musica in cuffia è più che triplicato tra il 2004 e il 2011: da 16 a 47. Inoltre, nel 70% dei casi, l’incidente è stato fatale. Oltre al fattore volume, che di fatto impedisce di ascoltare i segnali di pericolo, c’è anche un altro aspetto da considerare: dallo studio emerge che la musica rappresenta comunque un elemento di distrazione, e chi l’ascolta presta meno attenzione a quello che succede intorno. Il fenomeno sta diventando così preoccupante che le amministrazioni pubbliche di Inghilterra e Stati Uniti hanno stanziato dei fondi per informare i cittadini sul rischio che si corre indossando cuffie e auricolari, specie nelle trafficate metropoli. La campagna di sensibilizzazione sarà orientata soprattutto ai ragazzi, dato che la ricerca americana evidenzia la giovane età delle vittime: per il 68% si tratta uomini che non hanno ancora compiuto 30 anni.
Il consiglio dei legali invece è molto chiaro, che siate pedone o, ancor di più, che siate il conducente del mezzo, in casi come quello di Genova, diventa fondamentale procurarsi subito tutti i dati (nome, cognome, indirizzo, recapiti telefonici) delle persone che hanno assistito, anche solo parzialmente, all’incidente. Fondamentale può rivelarsi anche chiedere l’intervento di un’autorità, come Polizia Municipale o Stradale. In caso di chiamata di soccorso medico, bisogna ricordarsi di specificare che si è trattato di un incidente tra un mezzo e un pedone, affinché non venga inviata soltanto l’autoambulanza. L’autorità chiamata redige un verbale, di cui si può poi chiedere copia nei tempi prescritti, nel quale confluiscono tutti gli elementi che si sono visti sopra: le versioni delle persone coinvolte, i loro dati, i dati dei testimoni presenti e i risultati dei rilievi effettuati.

 Anche se purtroppo nemmeno le prove a favore sembra possano scagionare un autista di bus e qui deve entrare in azione la normativa in materia di sicurezza e di tutela di chi sulle strade ci lavora. Purtroppo l’attenzione delle istituzioni è bassa. Si fa poco e se ne parla poco. Ad esempio lo stato di manutenzione delle strade italiane, piene di buche e scarsamente illuminate, il potenziamento dei controlli di polizia, il fatto che su molte linee di bus si operi in deroga, ma anche lo stato stesso di molti dei nostri mezzi, ormai logori e scarsamente manutenuti. Non si può dire che non ci sono risorse. Le prime risorse devono essere destinate a questi problemi. Oppure stiamo aspettando altri morti? Quando si tratta di ridurre il numero delle vittime della strada l’interesse principale degli addetti ai lavori, non deve più essere il puntare il dito verso una categoria o l’altra. Ogni utente della strada, fuori o dentro l’auto, deve essere consapevole di ciò che gli succede attorno e considerare che il comportamento degli altri, guidatori o pedoni, può essere a volte imprevedibile. Leggendo questi numeri, simili ad un bollettino di guerra, e vedendo quotidianamente ciò che succede sulle strade, non sono affatto tranquillo, nessuno che lavora o che si sposta sulle nostre strade dovrebbe esserlo. Non possiamo stare tranquilli né da autisti addetti ai lavori, perché in una situazione di caos perpetuo potrebbe capitare anche a noi di uccidere qualcuno, ma nemmeno come pedoni, visto che dal momento in cui parcheggiamo il nostro mezzo e ci accingiamo a buttarci in un oceano di tonnellate d’acciaio che ci sfrecciano accanto, rischiamo la vita. Mi ripeto, siamo certi che da parte delle istituzioni venga fatto tutto il possibile? No, affatto. Qua si muore, si muore come vittime di un incidente, ma si muore anche nell’anima, perché seppure innocenti, si viene comunque condannati perché ritenuti colpevoli di non si sa bene cosa. In attesa del secondo grado di giudizio che sicuramente scagionerà il collega, mi sento di stringermi a lui e alla sua famiglia e a quella della povera pensionata. In questo oceano di tonnellate di acciaio, siamo tutti delle potenziali vittime.

Nel frattempo  un abbraccio a tutti Voi dal Vostro autista Barnaba

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