Mologa. Il villaggio sommerso dal compagno Stalin

Mologa sorgeva alla confluenza dei fiumi Mologa e Volga; la cittadina venne sommersa dalle acque del bacino artificiale di Rybinsk durante la sua formazione per ordine di Stalin.

Si hanno notizie dell’esistenza di Mologa a partire dal XII secolo. Nel XIII secolo faceva parte del Principato di Rostov, mentre in seguito la cittadina venne annessa al Principato di Jaroslavl’; nel 1321 diventò invece il centro principale di un principato indipendente. Poco tempo dopo, Ivan III la annesse al Granducato di Mosca e da quel momento in poi i reggenti di Mologa si trasferirono a Mosca, dove furono conosciuti come i Principi Prozorovskij e Šachovskoj. Verso la fine del XV secolo la sede di una fiera locale venne spostata da Cholopij Gorodok (una cittadina situata 55 km a nord) a Mologa; da allora Mologa divenne uno dei più importanti centri russi per l’esercizio del commercio con i paesi asiatici.

Durante la costruzione della grande centrale idroelettrica di Rybinsk e la immediatamente successiva formazione del bacino artificiale, negli anni quaranta, Mologa fu evacuata e successivamente sommersa dalle acque. Una resistenza degli abitanti che durò diversi anni, dal 1935 al 1947. Circa 130.000 persone furono costrette ad abbandonare i centri abitati e le zone circostanti; 294 dei suoi abitanti si rifiutarono di abbandonare le loro case nonostante i funzionari sovietici non volessero sentir ragioni e finirono per annegare.

Ancora oggi, nei periodi di siccità, è possibile ripercorrere le strade di questa città una volta ricca e florida.

Il 14 aprile viene ricordato come il giorno di Mologa. Ogni anno delle imbarcazioni con monaci e sacerdoti a bordo si recano sul luogo ove sorgeva la cittadina e celebrano delle funzioni religiose di fronte alle croci che decoravano le punte dei campanili, come quella di San Nicola, ancora visibili sopra le acque del lago artificiale.

L’espropriazione e l’allagamento dell’invaso seguì una azione globale e massiccia di canalizzazione del territorio. In alcuni casi vennero utilizzate diverse decine di migliaia di detenuti che nel corso dei lavori in condizioni durissime trovarono la morte. Come nel cantiere del canale Mar Bianco – Mar Baltico (Belomorkanal), un’opera faraonica durata due anni (1932-1933) la quale, inaugurata solennemente alla presenza del compagno Stalin, si rivelò inutilizzabile.

Mauro Salucci

Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) .   “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova.
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