La macchina del Fanghella 

Genova – Mi si perdoni il gioco di parole. Nemmeno troppo sottile. Quel “nomen omen” un po’ infantile che avrà in fondo pur qualche ragione di essere visto che è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa “il nome è un presagio”, “un nome un destino”, “il destino nel nome”, “di nome e di fatto” e deriva dalla credenza dei Romani che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. E nei  più accreditati dizionari della lingua italiana “nomen omen” viene spiegato con… il nome è un augurio.

E così non ho potuto fare a meno di pensare a quanto il cognome dell’Assessore del Comune di Genova  con deleghe ai Lavori Pubblici, Manutenzioni e alle Politiche per lo sviluppo delle Vallate, Formulazione del Piano Triennale Opere Pubbliche, comprensivo degli interventi di sistemazione idrogeologica e di difesa del litorale, Coordinamento POR, Indirizzo e controllo di ASTER Spa, Sviluppo delle manutenzioni articolate sul territorio e riqualificazione arredo urbano, Rapporti con Enti e società operanti nel settore, Tutela e sviluppo delle vallate, Manutenzione del patrimonio comunale istituzionale e scolastico, Progettazione e realizzazione nuove opere,  Salvaguardia ambientale e cura e manutenzione dei parchi, giardini e del verde pubblico, potesse essere azzeccato.
Quasi che il sindaco Marco Bucci nella sua mirabolante avvedutezza per quel cognome e per quell’incarico lo avesse scelto. Ah, dimenticavo di dirvi che la persona in questione, architetto con un curriculum lungo così, di nome fa Paolo, proprio come me, e di cognome Fanghella ed è esperto nella progettazione, direzione lavori e sicurezza nei cantieri e – come se non bastasse – ha come ambiti di preminente interesse professionale le consulenze gestione commesse, perizie giudiziali e stragiudiziali, stime recupero e restauro di edifici sia storici che moderni e prevenzione incendi.

Insomma, a giudicare dal curriculum un tecnico con i controfiocchi prestato alla politica. Solo che la… Bucci – anche qui nomen omen? – di banana sta sempre dietro l’angolo e quando meno te lo aspetti ci scivoli sopra e sono dolori.

Che poi, anche lì, quest’ultima annata fra l’estate 2018 e quella del 2019, in tema di sfortuna, fra il Morandi che crolla, e la tragedia delle 43 vittime, e la bufera con mareggiata che ha danneggiato gravemente tutte le coste e le spiagge della Liguria non me la sentirei di augurarla proprio a nessuno. Tra detriti da monitorare e sistemare e coste da rimettere a regime per consentirne la fruizione ai genovesi che amano le loro coste e specie le spiagge libere sopra ogni cosa. Specie d’estate, e con una stagione così calda peraltro.

Insomma il povero Fanghella che compirà 59 anni fra qualche giorno, proprio nella data in cui in Francia si commemora la presa della Bastiglia, ormai aduso a navigare fra le polemiche e gli improperi dei rappresentanti dei comitati, da quelli di Fegino che dal giorno alla notte si sono ritrovati con la vista oscurata da un muro alto due metri costruito di fronte alle finestre, a quelli di Lungomare Canepa, prigionieri di una strada ad alto scorrimento con conseguente inquinamento acustico e ambientale, si è ritrovato per la terza volta dover fare i conti con gli improperi della popolazione. Per rendersi conto, una volta di più, quanto sia preferibile il ruolo di tecnico rispetto a quello del politico. Se non altro perché nel secondo caso ti trovi obbligato, almeno la maggior parte delle volte, a metterci la faccia. E hai un bel dire che tutte le caratteristiche tecniche sono state rispettate quando ti ritrovi di fronte persone che proprio non ci tengono a venire a compromessi con la propria salute. Insomma è arrivata l’estate e settembre si avvicina e il Nostro, a torto o a ragione, si è trovato inserito nell’elenco dei possibili colleghi a cui il mirabolante Bucci della #GenovaMeravigliosa si prepara a dare il benservito. E l’ultima caldissima polemica in sala rossa di alcuni giorni fa, nel corso dell’ultima assemblea del consiglio comunale, potrebbe essere per davvero il canto del cigno.

Il povero Fanghella è incappato ancora una volta nelle ire popolari di qualche decina di voltresi presenti nel settore del pubblico, e in seguito nelle dure reprimende dei consiglieri di opposizione Gianni Crivello e dell’ex segretario provinciale del PD, l’avvocato Alessandro Terrile. Eppero’ il povero omonimo ci ha proprio messo del suo. Anche perché nel ponente, nei suoi confronti, la pentola è in ebollizione da parecchie settimane. Da quando ha avuto la bella idea di portarsi avanti assicurando al Sindaco che la passeggiata distrutta dalla mareggiata era quasi a posto. Anzi a posto per la maggior parte.

Così l’11 giugno, con il pragmatismo  che gli è consono, Mastro Bucci posta sicuro sul suo profilo: “Dopo la mareggiata del 29 ottobre 2018, come promesso, il ponente cittadino potrà tornare a godersi la passeggiata e la spiaggia di #Voltri #avantiGenova”. Con tanto di foto che ne attesterebbero l’ottimo stato di salute. Solo che a un occhio più abituato, o forse soltanto un po’ più critico o meno interessato, le cose parrebbero stare diversamente. Le foto comparse sul post dell’uomo della provvidenza riguardano solo la parte rimessa in ordine alla bell’e meglio. Un sopralluogo di fronte alle proteste degli abitanti e di alcuni rappresentanti del municipio dimostra che le cose stanno diversamente. La spiaggia è per gran parte transennata e la parte finale della passeggiata in condizioni disastrose. Dopo qualche articolo giornalistico e le proteste dei voltresi, l’assessore Fanghella decide di mostrarsi on line facendosi intervistare per raccontare la sua verita’. E qui accade che alcuni rinuncino al contraddittorio pur essendo evidente che l’arte fotografica sta nell’inquadratura…..

E da quel fantomatico 11 giugno è stato tutto un crescendo, con i cittadini di Voltri e i loro rappresentanti del municipio inferociti, interrogazioni e interpellanze in consiglio comunale. Qualche articolo giornalistico. Fino a che gli abitanti al momento di tornare a fruire di una parte di spiaggia iniziano a nutrire qualche dubbio sul materiale di risulta impiegato, paventando persino che siano stati usati detriti in qualche modo inquinati.

Che poi, il problema dei detriti, con un ponte da far implodere, e le sabbie di qualche rivo inquinato, con tutto il gran parlare della presenza di polveri e amianto nel ponente diventa un altro tormentone. Che i comitati agitano evocando timori per la propria salute. E non potrebbe essere altrimenti. In un crescendo che si è consumato qualche giorno fa nella sala rossa di palazzo Tursi durante il consiglio comunale. Con l’asssessore che ha sventolato in aula i dati sulla sabbia impiegata, ha confutato l’allarme suscitato da alcune mamme che avevano denunciato qualche allergia dei loro figli venuti a contatto con la sabbia del ripascimento della spiaggia, il mormorio e gli strepiti del pubblico. La rabbia dell’assessore che prima ha stilato la sua personale graduatoria fra giornali letti e meno letti, fra giornalisti cattivi e altri da mettere dietro alla lavagna. Sino a consigliare agli astanti tra il pubblico il segreto anticaldo del padre “Con quaranta gradi i bambini si portano in campagna e non in spiaggia”. Che poi spiaggia o campagna non si capisce che cosa tutto ciò abbia a vedere con la fruibilità o meno della spiaggia di Voltri. Vabbe’.

Ovviamente le repliche di Gianni Crivello e di Alessandro Terrile sono state particolarmente piccate.

La sensazione è che l’assessore probabilmente subendo una pressione eccessiva in queste settimane abbia perso un po’ il controllo. In fondo fa caldo e a nessuno farebbe piacere rischiare il posto. Oppure, come dicevo all’inizio dell’articolo, potrebbe aver avuto il dubbio del complotto. Come se ne i suoi confronti si fosse messa in moto la macchina del fango, e mai, visto che l’argomento di  cui si tratta è quello del limo e della sabbia, definizione potrebbe essere più appropriata. Anzi, forse più appropriato sarebbe definirla la macchina del Fanghella.

Insomma, avrà pensato il nostro assessore, che già rispetta poco i giornalisti, si sono accaniti contro di me per mettermi in cattiva luce con il sindaco. Mastro Bucci che in fondo dopo il post dell’11 giugno deve aver pensato di non aver fatto una gran bella figura. E probabilmente intende accelerare il rimpasto.

Gia la macchina del fango di cui ultimamente ha parlato proprio Saviano, ma che ha origini più antiche, e ha proprio il fine di mettere in cattive acque politici e uomini pubblici. Insomma Fanghella deve aver pensato di essere l’ennesima vittima. Anche perché ormai nell’era dei social è diventato facile mettere nel mirino chiunque. Che poi la macchina del fango nel linguaggio giornalistico e politico per la sua potenza evocativa nell’indicare l’azione coordinata di un gruppo di pressione, soprattutto attraverso i mass media ha il fine di delegittimare o ledere l’onore e la credibilità di una persona giudicata avversaria (di un gruppo politico o di una qualsiasi altra lobby) ovvero infamarne l’immagine allo scopo di intimidirla, punirla o condizionarla.

Il termine nasce con Giuseppe D’Avanzo che designa con questa parola l’emergere del fenomeno degli inquinamenti effettuati in una sede ai massimi livelli istituzionali, come il Parlamento della Repubblica Italiana, nelle devianze verificatesi nell’attività di una commissione appositamente insediata per indagare sulla vicenda politica del cosiddetto affare Telekom Serbia. Nella  Seconda Repubblica il termine fu utilizzato per altri casi di manipolazione dell’informazione, come per il Metodo Boffo.

In polemica con Roberto Saviano, che ha portato l’espressione al successo, Giampaolo Pansa ne nega invece valore euristico. È proprio Saviano ne ha messo in risalto la pericolosità del potere intimidatorio sotteso al funzionamento della macchina del fango si rivela ancor più devastante se si riflette sul modo sottile in cui essa può raggiungere il suo scopo, anche senza un’effettiva attività, ma semplicemente allungando la sua minacciosa ombra virtuale sui potenziali obiettivi: paradossalmente, infatti, la semplice percezione della sua esistenza, la conseguente incombente possibilità di diventare obiettivo della sua azione infamante, può indurre un soggetto (ad esempio, un politico o un protagonista del sistema dell’informazione) a modificare o annacquare il proprio atteggiamento critico, ovvero ad autocensurarsi.

Eppero’ insomma, più che macchina del fango dei soliti giornalisti, vil razza dannata, si deve essere trattato di una macchina del Fanghella. Più piccolina e meno subdola. Qualcuno parla addirittura di poca empatia fra l’assessore e i giornalisti, quelli che per mestiere fanno domande. Che poi alcuni siano più o meno compiacenti e che le domande, giuste o sbagliate, non le facciano, anzi si limitino ad ascoltare riportando magari un unico punto di vista, beh, quella è un’altra storia. Che può piacere o anche no. Esattamente come quella degli assessori, che ogni tanto si accorgono di aver sbagliato e sanno chiedere scusa. Basterebbe così poco.

Paolo De Totero

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