Inchiesta sul crack Fogliani: bancarotta, riciclaggio, truffa aggravata. Queste le accuse che hanno portato in carcere il re dei buoni pasto

Genova – Amico di tutti, amato da tutti. Un vero benefattore. Però…
Questa mattina in conferenza stampa, alla presenza del Procuratore Aggiunto della Repubblica, Francesco Pinto, del Sostituto, Patrizia Petruzziello, e del nuovo Comandante Provinciale della GdF, il Generale Vincenzo Tomei, abbiamo appreso che Gregorio Fogliani insieme a due amministratori delle sue società fallite, Luigi Ferretto e Rodolfo Chiriaco, sono stati raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare in carcere. Scattati i domiciliari, invece, per la moglie di Fogliani, Luciana Calabria,  e le loro due figlie, Chiara e Serena.

Le complesse indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Genova e coordinate dalla Procura, hanno permesso di individuare reiterati episodi di bancarotta, realizzati attraverso plurime condotte quali:

  • l’omessa contabilizzazione di somme da pagare per euro 179.534.471,33;
  • l’esposizione in bilancio di utili fittizi che venivano poi distribuiti ai soci per complessivi euro 3.240.755,00;
  • l’imputazione a bilancio di costi non inerenti e il dirottamento di somme a favore di altre società riconducibili alla stessa famiglia di imprenditori, per euro 41.994.624,50;
  • l’acquisto di un immobile di pregio a Forte dei Marmi (LU) per euro 4.815.687,13,

nonché la commissione dei reati di “truffa aggravata” per euro 6.000.000,00 nei confronti di un investitore americano, e di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” per euro 1.126.472,86.

Inoltre, sono emersi episodi di “riciclaggio”, “autoriciclaggio” e “impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”, commessi dagli indagati, che avrebbero movimentato sui conti correnti bancari le somme provento dei reati commessi, anziché destinarle al pagamento delle obbligazioni assunte.

Abbiamo cercato di ricostruire in questi mesi la storia dell’impero di Fogliani, di mettere ordine nella fitta rete delle aziende aperte e chiuse, nell’intreccio di nomi, amministratori e fondazioni. Ne è uscita un’infografica impressionante (guarda QUI), un “muro” di attività che certamente saranno state lecite ma che, probabilmente, servivano a far circolare quel denaro che poi improvvisamente è svanito.
Ma la domanda che ci siamo fatti in questi mesi, in maniera quasi assillante, è: “Come ha interagito la politica con questo imprenditore che in pochissimi anni ha creato un impero che poi si è rivelato d’argilla?”.

 

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