Il signor F…. come facilitatore

Sono tornati alla ribalta recentissimamente. Anche se mai sono usciti veramente di scena. Perché la loro prerogativa principale è quella di non avere mai un ruolo da protagonisti  in commedia. Devono stare nell’ombra e lavorare nell’ombra. Dietro le quinte. Mai sotto ai riflettori. Anche se alla fine quello che riescono a combinare conta. E conta persino parecchio. Sto parlando dei facilitatori, recentemente scoperti, o riscoperti, dal neo-vate pentastellare Giggino Di Maio, nella duplice veste di leader del movimento e Vicepremier e ministro del lavoro. Annuncia Di Maio all’Agi: “Tanti problemi arrivano tutti a Roma: una mole di questioni che bisogna affrontare prima di tutto a livello territoriale. Per fare questo abbiamo bisogno, non di quello che hanno i partiti, a noi non servono dei decisori solitari, ma dei facilitatori. Abbiamo bisogno di un’organizzazione per temi e per questioni organizzative”. “Quanti saranno?” – continua l’articolo di Agi – “Tra sedici e diciotto”, spiega Di Maio assicurando che non si voteranno le persone singole, ma programmi e competenze. “Abbiamo bisogno anche a livello regionale di facilitatori che si occupino della formazione e del coinvolgimento di nuove persone, che si occupino di chi vuole a venire a parlare con M5S – sottolinea – Saranno scelti fra gli eletti di M5S, saranno parlamentari o consiglieri di enti locali che non riceveranno, dunque, al di là dello stipendio che già percepiscono, alcun finanziamento. E non è escluso, secondo fonti del Movimento, che si arrivi a una ‘nuova Carta di Firenze’, come fu a marzo 2009 per i comuni, per dettagliare compiti e programma”. Insomma piccoli politici crescono.

Ma chi sono facilitatori e che cosa fanno e di che cosa si occupano?

Anticamente nell’economia rurale per facilitatore si intendeva chi aiutava nell’accoppiamento i tori e le mucche al fine della riproduzione.

Poi l’economia rurale ha perso importanza e i facilitatori hanno assunto altre fattispecie. Wikipedia ne dà svariate definizioni, visto che il ruolo e le mansioni finiscono per risultare le più diverse.

Si va, per esempio, da un neutro  e onnicomprensivo “Chi svolge un ruolo di consulenza e di mediazione all’interno di un gruppo o di un’organizzazione, allo scopo di ridurre i conflitti, aumentare il coinvolgimento e la partecipazione, stimolare all’analisi e alla soluzione dei problemi”.  Ad altre più specifiche.

Oppure: Un individuo che consente ai gruppi e alle organizzazioni di lavorare in modo più efficace, di collaborare e di ottenere sinergie. È una ‘parte neutrale dei contenuti’ che, senza prendere parte o esprimere o sostenere un punto di vista durante la riunione, può sostenere per il giusto, e procedure aperte e comprensive per realizzare il lavoro del gruppo”.

Ancora: “Colui che contribuisce alla struttura e al processo delle interazioni in modo che i gruppi siano in grado di funzionare in modo efficace e di prendere decisioni di alto livello. Un aiutante il cui obiettivo è quello di sostenere gli altri in quanto perseguono i loro obiettivi”. 

Altra definizione:Il lavoro del facilitatore è quello di aiutare tutti a fare il loro pensiero e la loro pratica migliore. Per fare questo, il facilitatore incoraggia la piena partecipazione, promuove la comprensione reciproca e coltiva la responsabilità condivisa. Per supportare ognuno per avere il loro miglior pensiero, un facilitatore consente ai membri del gruppo di cercare soluzioni inclusive e di costruire contratti sostenibili “.

Inoltre: Un Facilitatore è un leader neutrale che forma un gruppo di persone in un team di collaborazione, che supporta il consenso e utilizza una serie di processi per consentire al gruppo di svolgere il proprio compito. Il Facilitatore è responsabile del contesto.” – Rush”. Più nello specifico: “Un leader di riunioni o workshop che crea un ambiente in cui ogni partecipante ha l’opportunità di collaborare, innovare ed eccellere”.

Insomma, un leader neutro che rende più facile un processo, ad esempio un leader di sessione. Il termine Facilitatore è derivato parzialmente dal Vecchio Faculte francese tramite facoltà latine o forma parallela di facilità. Entrambi sono stati derivati dal latino facilis o facile, un aggettivo formato dal verbo facĕre, o da fare. Conserva una connotazione di facilità mentre la derivazione significa più vicina alla capacità o al potere – unisce le dimensioni di entrambi abilitazione e potenza che si allineano bene con Tuckman e simili modelli di comportamento di gruppo”.

In pratica tutto è facilitazione e il campo, se legato alla politica, ha un ambito in cui tutto finisce per diventare liquido e abbastanza ampio. 

Senza timore di essere smentiti, il ruolo di facilitatore potrebbe essere stato perfino quello di Gianluca Savoini, 56 anni, ligure, originario di Alassio, ex giornalista, secondo “Il post”: L’uomo registrato mentre parlava con i russi di fondi illeciti per la Lega è un vecchio amico e portavoce di Salvini con simpatie neonaziste, oltre che il suo attuale consigliere per la Russia. Secondo quanto ricostruito dal giornalista Claudio Gatti nel suo libro I demoni di Salvini, che si occupa delle infiltrazioni di gruppi neonazisti nella Lega, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, Savoini si avvicinò ai gruppi di estrema destra; in particolare iniziò a frequentare il gruppo Orion, riunito intorno al militante neofascista Maurizio Murelli (condannato per aver ucciso un agente di polizia). Era lo stesso gruppo di cui all’epoca faceva parte Mario Borghezio, di una generazione più vecchio e all’epoca direttore dell’inserto economico del giornale del gruppo”.
E Salvini lo conosce proprio alla “Padania”. Savoini, sposato con una donna russa torna in auge nel 2013 dopo aver sostenuto i gruppi autonomisti di Borghezio. Scrive sempre ”Il Post”: “Il suo ritorno avviene in grande stile nel 2013, quando Salvini, appena eletto segretario della Lega Nord, lo sceglie come suo portavoce, un incarico che manterrà per un paio d’anni. Quasi contemporaneamente, nei primi mesi del 2014, Savoini fonda – insieme a un altro gruppo di persone vicine alla Lega e alla Russia, come l’ex parlamentare Claudio d’Amico – l’Associazione Lombardia-Russia, definita nel suo sito un’associazione apartitica «con idee molto precise», come per esempio «Identità, Sovranità, Tradizione», che coincidono con «la visione del mondo enunciata dal Presidente della Federazione Russa», Vladimir Putin”.
E il giornalista si presta  a rinsaldare i rapporti fra la Lega e la Russia. Tanto che ancora “Il Post” spiega: “Tramite l’associazione, Savoini negli ultimi anni ha organizzato incontri tra esponenti leghisti e imprenditori interessati a fare affari in Russia e danneggiati dalle sanzioni economiche imposte alla Russia dall’Unione Europea nel 2014 in seguito all’invasione della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale: il che ha portato diversi giornalisti a ipotizzare – ma sono ipotesi che non hanno mai trovato conferme definitive – che uno dei ruoli dell’associazione fosse raccogliere finanziamenti per la Lega da società e aziende interessate a coltivare buoni rapporti con la Russia”.

Il resto è l’indagine di questi giorni in cui è incappato il partito di Matteo Salvini. Un facilitatore a tutti gli effetti, dunque e, nell’ipotesi accusatoria, il soggetto ideale per dragare fondi.

Facilitatore a tutti gli effetti nei rapporti governo/imprenditori/Lega potrebbe definirsi l’ex sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri, senatore della Lega e ideatore della Flat Tax, rimosso da Giuseppe Conte perché indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta delle procure di Palermo e Roma. Secondo l’accusa, avrebbe incassato una tangente di 30mila euro da Paolo Arata, ex consigliere di Matteo Salvini, per modificare una norma relativa ai finanziamenti nel settore dell’eolico. L’emendamento avrebbe favorito aziende vicine al re dell’eolico Vito Nicastri, ritenuto un prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Viene in mente il libro di Sergio Rizzo “Il facilitatore” edito da “Feltrinelli”. Si dice dell’opera: “Sergio Rizzo da molti anni racconta malefatte, scempi, collusioni e brutte figure della classe dirigente italiana. Il suo archivio pullula di episodi, ma la sua memoria ne conserva molti di più. È da questa straordinaria esperienza che nasce Il facilitatore. Chi è il facilitatore? È un uomo che sta al centro di una fitta rete di conoscenze, interessi, legami che uniscono il potere legale a quello illegale, l’imprenditoria e la politica alla mafia e alla massoneria. Il suo compito è portare ordine nel caos, mettere in contatto chi decide e chi esegue, chi propone e chi approva. E far funzionare le cose, facendole scivolare lungo il binario giusto. Adolfo Ramelli ha iniziato come giornalista all’“Eco del Valdarno” e ha perso l’innocenza ancora giovane quando un industriale gli ha mostrato un rotolo di banconote che valeva molte volte il suo stipendio: in cambio di un favore. Un giornalista conosce tanta gente e molto in fretta soprattutto se segue la politica in un paese dove la politica è tutto. E così Adolfo in poco tempo dalla provincia è proiettato a Roma: a ventisei anni, con una Fiat 124 spider blu Francia e un piccolo appartamento vicino a Campo de’ Fiori, si sente arrivato, ma è ancora lontano dall’immaginare dove la corruzione potrà portarlo. Un affresco straordinariamente vero e grottesco del potere italiano, una storia inventata in cui ogni particolare è tratto dalle inchieste di un grande giornalista, una ricostruzione impietosa della realtà con gli strumenti della fiction. L’esplosivo romanzo-verità dell’autore de La Casta. Nel testo il protagonista si racconta: Per il mio mestiere non c’è una definizione precisa. Non c’è uno stipendio. Non ci sono contributi previdenziali. Non ci sono nemmeno tasse da pagare. Ma di soldi ce ne sono tanti. Dappertutto, e dove nemmeno te lo immagini“.

Ecco. La categoria, a ben guardare, è estesissima e con varie forme. E il loro ruolo risulta in estrema sintesi quello che dice la parola stessa: cioè facilitare. Facilitare l’afflusso dei capitali verso i partiti stessi. Perennemente in campagna elettorale e quindi con necessità di fondi da reinvestire in propaganda, ma non soltanto.

Da destra a sinistra e da sinistra a destra, trasversalmente, sono in molti. Registi di pianificazioni urbanistiche, ricche operazioni finanziarie e comitati d’affari.

Un salto nel passato.
A gennaio 2004 nasce “Il Maestrale”, gruppo di pressione ma non solo dell’ex ministro e parlamentare Claudio Burlando che, in vista di lasciare Roma, si prepara a lanciare la sua sfida a Sandro Biasotti, presidente uscente della giunta regionale ligure.

Ne dà notizia la collega Wanda Valli in un articolo pubblicato il 14 dicembre dell’anno precedente su “La Repubblica”. Dopo la sconfitta di Giancarlo Mori nel 2000 ad opera di Biasotti, il centro sinistra si prepara a riproporsi al comando. E Burlando vince e poi rivince mantenendo il ruolo nella legislatura successiva. Scrive la Valli in un articolo dal titolo accattivante: “Maestrale laboratorio per far volare Genova”: “Si chiama Maestrale, come il vento che soffia da nord-ovest, il nord ovest dove, in Italia, è collocata geograficamente la Liguria. E’ l’associazione culturale, fondata e presentata ieri in via San Lorenzo, dove ha sede al numero 5, da Claudio Burlando, ex ministro di Prodi e ora deputato ds. Ha obiettivi ambiziosi. Attorno a un progetto che vede Genova protagonista di un futuro da costruire, dove la politica e la cultura, intese in senso lato, nelle loro diverse espressioni e manifestazioni, possano incontrarsi e lavorare tenendo conto di quanto e come è cambiata negli ultimi decenni la società, la realtà dei partiti e l’ economia. Maestrale sarà la sede per ragionare e discutere di problemi internazionali, come la globalizzazione e il modo di governarla, o la crisi economica da affrontare. Non è uno strumento elettorale, tiene a sottolineare Burlando, anche se è chiara la sua collocazione politica. È il risultato di un lavoro di preparazione durato due anni e mezzo, che ha portato cento persone, fra consiglio di amministrazione e CdA, ad accettare di farne parte. Il consiglio di amministrazione ha come presidente lo stesso Burlando, e come membri Marco Arato, avvocato, ex presidente dell’aeroporto, Edoardo Bozzo ingegnere, Anna Costantini, storica dell’arte, Barbara Pasero, grafica, Carlo Repetti, direttore del Teatro della Corte, Roberto Weber, sociologo triestino. È proprio Weber che, nel 2001, durante la campagna per le politiche, evidenzia la peculiarità della Liguria. Racconta Claudio Burlando: «Weber mi disse, “a Genova la politica ha reinventato un modello di sviluppo della città, dopo la grande crisi. È un caso abbastanza unico in Europa, spiega perché la gente ha confermato la sua fiducia nei governi di centrosinistra». E poi suggerisce l’ opportunità di trovare una sede aperta, per non lasciar morire questa particolarità genovese e ligure. Un ragionamento analogo a quello di Raimondo Ricci, senatore del pci e ora presidente dell’ Istituto di studi storici della Resistenza, che sottolinea come «senza la cultura, la politica muore». L’ idea che porta a Maestrale nasce da qui, e Burlando ora conferma: «Genova si è reinventata un futuro, di cui Acquario e Expò sono i simboli, ma con il 2004 il ciclo si chiude. Ora possiamo provare a immaginare un altro futuro, tenendo conto che le classi sociali di riferimento dei partiti si sono molto impoverite, che i partiti stessi non sono più, come erano stati per noi, l’ unico luogo di elaborazione e formazione». Non esistono più realtà come l’ istituto Gramsci e il Turati, ma sono nati altri movimenti dalla gente, dai giovani. Il giudizio severo sulla globalizzazione non ben governata dalla politica, il no alla teoria della guerra preventiva, hanno portato migliaia di persone in piazza. Sono i nuovi protagonisti, con il mondo della cultura che, anche in veste critica, è entrato in campo. E allora quale può essere il futuro di Genova per cui lavora Maestrale? Intanto diventare protagonista, nel Nord Ovest, della sfida dell’ economia mondiale «che si vince solo puntando sulla qualità, non sui costi». Il vero tema, ragiona Claudio Burlando « è capire se nel triangolo industriale, nel settore logistico – portuale riusciamo a realizzare un grande salto di qualità. A Genova, per ora, per il porto sono state fatte leggi, ma mancano le infrastrutture». E da qui si torna a Cornigliano, al destino delle aree. Burlando non ha dubbi: «Se pensiamo che Genova davvero possa diventare il centro della logistica più importante per una buona parte del Mediterraneo, non si vede perché gli enti locali dovrebbero venderle. E invece qui si discute si vendita senza dire qual è l’ obiettivo». Maestrale organizzerà convegni, incontri, ma il primo obiettivo è vivere. Con i soldi dei soci e di chi vorrà aderire. Non è consentito nessun finanziamento di impresa, solo sponsor. Inaugurazione ufficiale, alla città, il 9 gennaio”.

A scorrere gli oltre cento nomi dei promotori ci si accorge come ne entri a far parte tutto il gotha della sinistra ligure. 

Scrive ancora Ninin  dieci anni più tardi: “Un’associazione di grandi comici come Crozza, grandi attori come Ovadia, ma anche grandi imprenditori, con un arresto eccellente, quello di Alessandro Mazzi, patron della GLF Fincosit in carcere per il MOSE con 20 capi d’imputazione”.
E a scorrere i nomi ce ne sono alcuni tornati alla ribalta oggi fra gli arrestati nell’indagine del crack Fogliani.
Ecco dunque l’elenco dei sostenitori, già allora eccellenti e non.
Da Ninin: “Un consiglio di amministrazione, un comitato scientifico e tanti promotori. Cento, fra uomini e donne, a sostenere il Maestrale. Oltre al presidente Burlando nel cda ci sono Marco Arato, Edoardo Bozzo, Anna Costantini, Barbara Pasero, Carlo Repetti, Roberto Weber. Del comitato scientifico fanno invece parte Lucio Caracciolo, Germano Celant, Andrea Chiappori, Michela Costa, Paolo Crepet, Gaetano Cuozzo, Franca Dagna Bricarrelli, Giacomo De Ferrari, Renato Dellepiane, Ernesto Franco, Silvio Ferrari, Edoardo Garrone, Claudia Gili, Lele Luzzati, Carlo Malinconico, Giuliano Montaldo, Carla Olivari, Moni Ovadia, Edoardo Sanguineti, Victor Uckmar.
Lunghissimo l’elenco dei promotori: Marina Acconci, Valentina Arcuri, Patrizia Avagnina, Mimmo Barlocco, Gianmaria Barone, Paride Batini, Tirreno Bianchi, Claudio Bisio, Matteo Caggetti, Nicola Caggetti, Elisa Canepa, Filippo Canonica, Ileana Capocasale, Alfredo Chiti, Luca Cosso, Michele Costantino, Maurizio Crozza, Ariel Dello Strologo, Fabio Fazio, Paolo Fenati, Umberto Ferraro, Luigi Ferretto, Marco Fornaro, Giorgio Gallione, Maurizio Gattiglia, Carla Ghislieri, Ambra Gaudenzi, Mario Giacomazzi, Giorgio Giorgi, Vittorio Grattarola, Elio Guerrini, Franco Lazzarini, Pietro Lazzeri, Rosalba Maccagno, Alessandro Mazzi, Claudio Micco, Mariangela Melato, Paolo Momigliano, Valeria Monachesi, Luigi Negri, Eugenio Pallestrini, Renato Parodi, Carla Peirolero, Giuseppe Pericu, Andrea Piccardo, Federico Picco, Piero Piccolo, Gianni Pisani, Ferdinando Priano, Franco Pronzato, Pina Rando, Ennio Remondino, Alessandro Repetto, Francesco Repetto, Raffaella Richetti, Ezio Alcide Rosina, Daniele Rossi, Alberto Serravalle, Savina Scerni, Giulio Schenone, Carla Signoris, Pino Sola, Gian Spigno, Aldo Spinelli, Giampiero Tamburelli, Armando Tiragallo, Beppe Veruggio, Piero Zucchinetti. Direttore: Marcello Danovaro”.

Fra i tanti nomi di intellettuali, attori, registi, imprenditori, e naturalmente politici, evidentemente desiderosi e spinti ad aderire da propositi di rivincita verso il centro destra,  spicca anche quello di Luigi Ferretto. Ma sono presenti anche il sindaco Beppe Pericu e Franco Pronzato arrivato in seguito a far parte dello staff di Pierluigi Bersani e coinvolto, e poi prescritto, nell’indagine per presunte tangenti nella vicenda giudiziaria Enac. Nel 2011 Pronzato ne uscì pulito.
Scrive “Primo canale.it”: “Si è conclusa con la prescrizione, sentenziata dal Gip di Roma, Mara Mattioli, la vicenda giudiziaria che aveva visto coinvolto il manager genovese Franco Pronzato, a cui sono stati anche restituiti i 20.000 euro che gli erano stati sequestrati a titolo di risacrimento cautelare. Pronzato, componente del consiglio di amministrazione di ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, era stato indagato nel 2011 dalla Procura di Roma riguardo presunte irregolarità legate all’assegnazione di un appalto da un milione di euro per i voli di collegamento tra Roma e l’Isola d’Elba. Pronzato era anche responsabile trasporto aereo per il Partito Democratico e si era dimesso dall’incarico appena informato dell’apertura dell’indagine nei suoi confronti.
Franco Pronzato è stato consulente del ministero dei Trasporti con tre diversi ministri, tutti di centrosinistra: Claudio Burlando, Tiziano Treu e appunto Pier Luigi Bersani“. 

Al momento, invece, l’inchiesta su Gregorio Fogliani va avanti e con lui dopo l’interrogatorio di garanzia rimane in carcere Luigi Ferretto. Ferretto, amministratore delegato della capofila QUI! Group, risulta fra l’altro essere il consuocero di Gregorio Fogliani come padre di Andrea, giovane di belle speranze e con un ruolo operativo nella società del suocero. Andrea Ferretto che nell’estate del 2018 ha impalmato Chiara Fogliani (al momento agli arresti domiciliari insieme alla sorella Serena e alla madre). Dice “Il Secolo XIX” della ragazza: “Delfino con il fiuto degli affari che affianca il padre nella costruzione dei business plan”.
Nozze con ricevimento faraonico, anche per il costo stimato in 200mila euro, banchetto e abiti esclusi, e ambientato nella suggestiva cornice del castello di Tagliolo Monferrato, alle porte di Ovada. È l’8 giugno e del ricevimento parla tutta la Genova che conta. Il colosso QUI! Group è già alle soglie del fallimento. Ma in Piemonte, fa notare sempre “Il Secolo XIX”: “Si balla sull’orlo del Titanic. Con il parterre delle grandi occasioni, con centinaia di invitati che gravitano nel mondo degli imprenditori e delle professioni”.
A Genova centinaia di dipendenti rischiano di rimanere senza lavoro. Mentre il suocero benevolo accredita al genero un “premio obiettivo” di 50 mila euro netti che al lordo diventano 97 mila. Tipico esempio del “sinché la barca va”. A meno che non incontri un iceberg, proprio come è accaduto per il Titanic. Già le barche, passione su cui i maligni ben informati narrano si sia cementata l’amicizia fra Fogliani e D’Alema. Ma quella è un’altra storia propedeutica, forse, alla definitiva proclamazione di Gregorio Fogliani come illuminato imprenditore che sa navigare in tutte le acque, da amico della sinistra a supersaggio del sindaco di centrodestra Marco Bucci. Anche lui, vedi caso, amante dell’andar per mare. A vela. Una volta c’era il signor G, alias Primo Greganti, cassiere della ditta. Ora c’è, andando a ritroso nell’afabeto e in avanti dalla prima alla terza Repubblica, il signor F.
Per il signor F. …. come facilitatore, evidentemente le amicizie, quelle buone, sono tutto.

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