Ebola in Congo: l’OMS dichiara l’emergenza internazionale

I segnali sono chiari: le persone continuano a morire nelle comunità, gli operatori sanitari sono ancora infetti e la trasmissione del virus continua. L’epidemia non è sotto controllo e abbiamo bisogno di un cambio di marcia: ma questo non dovrebbe riguardare la restrizione agli spostamenti o l’uso della coercizione sulla popolazione colpita. Le comunità e i pazienti devono essere al centro della risposta, devono essere partecipanti attivi.

Medici Senza Frontiere ha sperimentato in prima persona quanto sia difficile rispondere a questa epidemia. Dobbiamo fare un bilancio di ciò che funziona e di ciò che non funziona. In un contesto in cui il tracciamento dei contatti non è completamente efficace e tutte le persone colpite non vengono raggiunte, è necessario un approccio su larga scala per la prevenzione, questo significa un migliore accesso alla vaccinazione per la popolazione per ridurre la trasmissione.” dichiara la dott.ssa Joanne Liu, presidente internazionale di MSF.

Nonostante la sospensione dei Centri di trattamento a Butembo e Katwa, MSF continua a gestire attività legate all’epidemia a Kayna e Lubéru, in Nord Kivu. Gestisce anche due Centri di isolamento per l’Ebola nelle città di Bwanasura e Bunia, nella provincia di Ituri.

A Goma, MSF supporta la preparazione alle emergenze, rafforzando il sistema di sorveglianza epidemiologica e garantendo l’adeguato isolamento dei casi sospetti.

LA SITUAZIONE
Secondo dati UNICEF, al 7 luglio si erano verificati 750 contagi fra i bambini. Un numero che rappresenta il 31% del totale dei casi. Nelle epidemie precedenti, invece, raggiungevano “solo” il 20%.

I bambini piccoli sono quelli più colpiti: dei 750 casi, il 40% ha meno di 5 anni. Questi bambini, a loro volta, stanno contagiando le donne che, fra gli adulti, rappresentano il 57% dei casi.

Secondo gli ultimi dati, il tasso di mortalità della malattia per i bambini con meno di 5 anni è del 77%, rispetto al 67% di tutti i gruppi di età.