Turismo ligure in rosso e stranieri in fuga: la torta di riso è finita?

TURISMO LIGURE IN ROSSO, MA LA COLPA NON È SOLO DEL CATTIVO CARATTERE NOSTRANO

GenovaChe cosa ci dicono i numeri sul turismo in Liguria?
I dati elaborati dal Responsabile dell’Ufficio Economico della Cgil Liguria, Marco De Silva, parlano chiaro: meno 57.476 gli arrivi e meno 238.805 le presenze turistiche nei primi cinque mesi del 2019. 
Specifica De Silva: “Rispetto al 2018, gli arrivi dei turisti italiani sono calati solo dello 0,7%, ma quelli degli stranieri sono scesi del 7,7%, idem o forse anche peggio per le presenze, con gli italiani che tengono pur calando leggermente (-0,8%) e gli stranieri in fuga (-12,5%)”.

Negativi anche i dati sulla tipologia di soggiorno dove entrambi i comparti dell’alberghiero e dell’extra-alberghiero, B&B e affittacamere ad esempio, hanno segno negativo con una contrazione rispettivamente del -3,6% negli arrivi e del -5,3% nelle presenze per gli alberghi, e del -3,8% negli arrivi e del -6,1% delle presenze per l’extra-alberghiero.

Sui dati territoriali De Silva rileva un solo caso positivo sugli arrivi di Imperia, con un +2,3%, mentre per il resto è una lunga sfilza di segni meno. Peggio di tutte Genova che perde oltre il 7% sullo stesso periodo del 2018, e dove anche l’Acquario scopre la crisi; La Spezia cala del 3% negli arrivi  e del doppio nelle presenze, mentre stesso trend – solo ancor più negativo – per Savona che cala del 3,6% negli arrivi e del 7,3% nelle presenze facendo peggio pure di Genova”. 

Quanti turisti ha perso Genova?
“Più di 40.000 turisti in arrivo – conferma De Silva -, 25.000 gli stranieri”.
Un fuggi fuggi che interessa le tre nazioni che storicamente più di tutte caratterizzano i flussi nella nostra regione: Germania, Francia e Svizzera.
Il turista straniero è anche quello che di preferenza sceglie di pernottare in albergo, consuma di più e che ci lascia parecchie “palanche”: almeno il 30% in più del turista italiano.

Le cause di questo calo, certamente aggravate dal crollo del Morandi e dal maltempo, sono da ricercarsi soprattutto nelle tradizionali condizioni di ritardo strutturale e infrastrutturale della nostra regione, dove il trasporto pubblico è carente, e dove si pensa a gestire l’accoglienza ma non i consumi. E così i croceristi che sostano in città, ad esempio, si ritrovano abbandonati nel deserto della Stazione Marittima senza sapere bene quello che la città potrebbe offrire nè come raggiungerlo.
Lo stesso vale per l’aeroporto Cristoforo Colombo, un elefante bianco isolato dalla città.

Occasioni perse anche quelle per “intercettare i turisti degli anni di piombo del terrorismo islamico e delle Primavere Arabe”spiega De Silva che poi chiarisce: “Abbiamo passato circa cinque anni in cui le destinazioni del medio raggio nel Mediterraneo si erano fermate, e i turisti invece di prendere l’aereo venivano più vicino, in Liguria. Gli stranieri arrivavano in auto. Purtroppo, già dall’anno scorso questi flussi sono diminuiti”.
Insomma, siamo poco attrattivi. Salvo poi avere problemi di sovraffollamento alle Cinque Terre.

Una botta anche per il lavoro, non solo quello stagionale.
In una regione che non ha saputo destagionalizzare il turismo diversificando l’offerta e valorizzando l’entroterra – l’80% del turismo in Liguria è litoraneo -, anche gli incentivi del Patto per il Lavoro nel Turismo appena firmato nella sua seconda edizione, rischiano di non essere sufficienti.

“In questi primi cinque mesi del 2019 la Liguria ha perso oltre 280.000 pernottamenti – continua De Silva -. Quindi è chiaro che si comincerà a ridurre l’intensità del lavoro, il che significa meno ore lavorate, e prestazioni discontinue “a chiamata” solo nei momenti di picco. Un lavoro intermittente che è l’antitesi di un Patto che mira, invece, ad allungare la stagione allungando i contratti. Certo è che non si può assumere con gli incentivi se quello che manca sono le presenze”.

Simona Tarzia

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