Blitz contro la ‘ndrangheta a Reggio Calabria, in arresto anche capigruppo in Regione di PD e FdI

Reggio Calabria – Duro colpo alla ‘ndrangheta degli affari e della politica.
Questa volta a finire nel mirino dell’indagine “Libro Nero”, eseguita dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e con il supporto dello S.C.O., è stata la potente cosca reggina dei Libri che a Reggio controlla affari e politica, senza distinzione di colore.

Agli arresti insieme ad esponenti di vertice della cosca, infatti, sono finiti ieri il capogruppo FdI in Consiglio Regionale Alessandro Nicolò, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, e il capogruppo PD Sebastiano “Sebi” Romeo, ai domiciliari.

Dodici in totale le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip. Oltre al capogruppo FdI sono finiti al gabbio Antonino Caridi – genero del defunto Don Mico Libri, storico patriarca della cosca -, Stefano Sartiano, Giuseppe Libri – il figlio di Don Mico -, Rosa Libri – la figlia di Don Mico -, Saverio Pellicanò, Antonio Zincato, Giuseppe Serranò – detto “Peppi ri Ceddi” -, Giuseppe La Porta, Demetrio Berna, Alessandro Nicolò, Gianpaolo Sarica.

Altri cinque indagati, oltre al capogruppo PD, sono ai domiciliari.
Si tratta dell’avvocato penalista Giuseppe Putortì, dell’assessore all’urbanistica del Comune di Reggio anni ’90 Giuseppe Demetrio Tortorella, del Maresciallo della Guardia di Finanza Francesco Romeo, e infine del segretario PD di Melito di Porto Salvo, Concetto Laganà.

Tra gli indagati a piede libero, l’ex assessore regionale PD Demetrio Naccari Carlizzi, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, cognato dell’attuale sindaco di Reggio CalabriaGiuseppe Falcomatà.

Il patto corruttivo prevedeva che il politico regionale avrebbe dovuto ricevere, in cambio di favori, informazioni riservate su processi in corso dall’appartenente alle forze dell’ordine, attraverso la mediazione del politico locale.

Gli indagati devono rispondere a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, turbata libertà degli incanti, porto illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo, con l´aggravate dell’agevolazione mafiosa, tentata corruzione per atto contrario ai doveri d´ufficio.

In particolare è stato svelato come affermati imprenditori e politici locali e regionali fossero totalmente sottomessi alle volontà della cosca con cui facevano affari: godendo degli occulti finanziamenti e delle protezioni derivanti dalla stessa, hanno assunto posizioni di assoluto rilievo nei loro ambiti operativi, beneficiando da un lato della protezione della ‘ndrangheta, al fine di avviare e far crescere in modo esponenziale le proprie attività imprenditoriali, e finanziandola dall’altro.
Nella prospettiva di un maggiore ed efficace sviluppo dei propri interessi criminali, la cosca Libri, oltre ad essere perfettamente in grado di interferire nelle dinamiche economico-imprenditoriali locali, è stata allo stesso tempo capace di infiltrarsi in quelle politico-elettorali del territorio cittadino, gestendo un consistente bacino di voti, convogliandoli a favore di personaggi compiacenti, senza esclusione di schieramenti politici, nell’ambito di un rapporto basato sul do ut des, destinato a favorire non solo la singola associazione mafiosa, ma il sistema ‘ndranghetistico nel suo complesso.
L’attività d’indagine ha fornito importanti elementi sulla centralità del ruolo esercitato dalla cosca in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale del novembre 2014. In quella tornata elettorale, parte del proprio cospicuo bacino di preferenze elettorali venne convogliato verso un politico di Reggio Calabria poi eletto al Consiglio della Regione, in cambio di favori.
Gli investigatori della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo di Roma, coadiuvati dagli operatori del Reparto prevenzione criminehanno eseguito anche numerose perquisizioni e sequestri di imprese e società del settore edilizio, immobiliare e della ristorazione, il cui valore complessivo, stimato in diversi milioni di euro, è in fase di accertamento.
Sono state colpite dal sequestro preventivo: Impresa individuale Serranò Caterina Tiziana, Impresa edile Fortunato Sartiano, Serranò SAS di Caterina Tiziana Serranò & C., Serramenti ed infissi alluminio di Consolato Antonio La Porta, Bioarch Srl, Bioedicom Srl, Mia Srl società che gestiva una delle pizzerie più in voga del centro storico di Reggio, il Ristorante Pizzeria Mia Mammaria,Costruzioni Generali S.r.l., Berna Immobiliare Agency Srl, Berna Costruzioni Srl, Reghion Dream Srl, Berna Immobiliare S.r.l., Management 2000, Impresa individuale Innova Impianti, più il 50% delle quote societarie della B&S Srl.