Italiana Coke: in 8 anni emesse nell’aria 2000 tonnellate di ossido d’azoto

LEGAMBIENTE SU ITALIANA COKE: GIUSTE LE PRESCRIZIONI AMBIENTALI. SI AFFRONTINO SUBITO CONVERSIONE PRODUTTIVA PER TUTELARE I LAVORATORI E IL NODO BONIFICHE.

“La discussione sulle prescrizioni imposte dalla Provincia di Savona nella nuova AIA a Italiana Coke sono surreali. Nell’era dell’emergenza climatica, conseguenza dell’eccessivo utilizzo delle fonti fossili, vi sono ancora resistenze al miglioramento dei processi produttivi, al controllo delle emissioni inquinanti, alla definizione degli adempimenti necessari in caso l’azienda cessasse la propria attività. È imprescindibile vengano date garanzie rispetto alla gestione e al sostegno dei costi di bonifica del sito perché troppo spesso questi sono rimasti a carico del pubblico”.

Questo il primo commento del presidente di Legambiente Liguria, Santo Grammatico, a margine di quanto dichiarato da Italiana Coke in merito alle prescrizioni rilasciate l’altro ieri dalla Provincia di Savona che impegnano l’azienda a rispettare vincoli ambientali. 

Grammatico, inoltre, sottolinea come da tempo l’associazione ambientalista chieda una conversione industriale dell’area, “per tutelare i lavoratori e cominciare a far uscire la Val Bormida da una notorietà e una percezione collegata ad un modello industriale pesante e insalubre, cui pare essere condannata. Questo territorio ha potenzialità, storiche, naturalistiche, paesaggistiche e legate ad un importante know how industriale che può consentire un grande salto di qualità”.

Dai dati disponibili e riportati sul Registro delle emissioni di ISPRA negli ultimi otto anni dal 2010 al 2017 la Italiana Coke ha immesso in atmosfera oltre un milione di tonnellate di anidride carbonica, più di 2.000 tonnellate di ossidi di azoto e 59,24 tonnelate di benzene. Seppur rispetto al 2010 i tre parametri siano diminuiti per quantità emesse è il continuo accumulo e il contributo eccessivo dato negli anni a preoccupare, così come il trend di aumento per le immissioni di anidride carbonica che, toccato un minimo nel 2015 con 115mila tonnellate, è risalita nel 2016 per attestarsi nel 2017 con un contributo all’aumento della concentrazione dei gas clima alteranti per 118mila tonnellate.