Decreto sicurezza bis: soccorso in mare e manifestazioni di protesta i punti critici

Nuovo decreto sicurezza, vecchie perplessità.
Ci risiamo.
Con la firma di Mattarella il “Salvini bis” diventa legge, ma accompagnato da una lettera di ammonimento ai Presidenti delle Camere e al premier Conte.
Ancora una volta.
E così quelle che sul primo decreto immigrazione e sicurezza erano state definite “raccomandazioni irrituali” del Presidente della Repubblica, stanno diventando di moda.
Questa volta il Capo dello Stato ha puntato il dito sulle sanzioni irragionevoli” per chi viola le acque territoriali e sul principio, che dovrebbe essere solido, dell’obbligo di soccorso in mare, e ha chiesto di rimettere mano al testo per correggerlo.

Ma andiamo con ordine.
Ancora una volta si fa fatica a individuare il deficit di sicurezza e ordine pubblico che dovrebbe giustificare le ragioni di necessità e urgenza per ricorrere alla legislazione delegata. Non c’era il tempo per far legiferare il Parlamento? Ma se l’immigrazione è ai minimi storici.
Per assurdo lo conferma lo stesso ministro proponente, sbandierando i dati del Ministero dell’Interno in conferenza stampa: “-85% degli sbarchi da tutte le rotte. -50% domande di asilo politico. 55.000 ospiti in meno a carico dei contribuenti italiani rispetto all’anno scorso”.
E quindi? E quindi niente: la politica ancora una volta tenta le scorciatoie per azzerare il dibattito. E ci riesce.

Fin qui la procedura, ma le perplessità restano anche se passiamo ai contenuti del decreto.

La politica dei porti chiusi, neanche a farlo apposta, passa tutta nelle mani del Ministro dell’Interno che si prende una competenza del Ministero dei Trasporti attribuendosi “il potere di vietare o limitare l’ingresso, il transito o la sosta nelle acque territoriali di navi (escluse quelle militari o in servizio governativo non commerciale)” per motivi di sicurezza, se si ravvisa il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Una formula già sentita nelle ultime direttive contro le ONG del soccorso in mare, e peraltro contestata duramente dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che, in una lettera al Rappresentante Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra, ha ricordato l’incompatibilità della chiusura dei porti con il diritto internazionale del mare – e si parla di convenzioni che il nostro Paese ha ratificato e che paradossalmente cita in questo stesso decreto! -, e con il principio di non-respingimento.
Non prestare soccorso ai migranti nel Mediterraneo, infatti, li condanna alle torture e agli stupri delle prigioni libiche o a morire affogati. 

Per i capitani, quelli veri, che non rispetteranno il divieto di transito, ingresso e sosta nel mare nostrum, è prevista una multa che va dai 150mila euro fino al milione, più il sequestro preventivo della nave nel caso di violazione reiterata commessa con la stessa imbarcazione.
Un’altra distrazione.
Nell’ambito della normativa sulle sanzioni amministrative, infatti, sono previste delle cause di esclusione della responsabilità: non risponde della violazione “chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa(art. 4 L.689/1988).
Rispettare le convenzioni del diritto internazionale del mare che obbligano il comandanate a salvare chi è in pericolo e a portarlo in un luogo sicuro dove siano rispettati i diritti fondamentali, è adempimento di un dovere.
Non solo.
A giugno di quest’anno, il Tribunale di Trapani ha riconosciuto la legittima difesa a un gruppo di migranti che si sono ribellati al comandante di un rimorchiatore battente bandiera italiana che,  contattato il centro di coordinamento delle capitanerie di porto dopo averli soccorsi, doveva riportarli in Libia.
Che cosa significa tutto questo? È semplice: nei casi in cui esistano le cause di giustificazione, il decreto è illegittimo perché viola tutti i principi sacrosanti del soccorso in mare.

Ancora.
Con un generico riferimento all’ordine pubblico e alla sicurezza, il “Salvini bis” tiene insieme argomenti distanti tra loro come il soccorso in mare e le manifestazioni di protesta.
In particolare, mette mano a una serie di modifiche del codice penale che prevedono un’aggravante nel caso in cui alcune condotte già previste come reato – devastazione, saccheggio, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio a pubblico ufficiale, interruzione di servizio pubblico – vengano messe in atto durante manifestazioni e cortei di protesta.
Difficile capire questo giro di vite autoritario che per risolvere i conflitti sociali aumenta gli anni di prigione.
Difficile capire quale indirizzo di politica criminale abbia spinto il Governo ad aumentare l’arsenale già  muscoloso delle sanzioni sulle manifestazioni di piazza, previsto dal testo unico di polizia di epoca mussoliniana.

Non lo ha capito neppure il Presidente della Repubblica che, sempre nella sua lettera di raccomandazioni post firma, nota l’assenza della causa di non punibilità per la cosiddetta “particolare tenuità del fatto”.
Spiega Mattarella: “Specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, nozione che include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, questo solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare allarme sociale”. 

Simona Tarzia

Potrebbe interessarti anche

Legittima difesa: molto rumore per (quasi) nulla