A voi che siete me

“A voi che siete me”

Ci hanno chiesto silenzio per mesi, in questo anno trascorso ma io solo oggi ho bisogno di silenzio.
Silenzio per ascoltare le urla laceranti di dolore che rimbombano nel mio cuore.
Guardo il vuoto, quel vuoto lasciato da chi ignaro, felice, pensieroso, arrabbiato, stanco, innamorato, deluso, si è vista la strada crollare sotto ai piedi.
Immagino l’incredulità, il terrore, i tanti pensieri che avranno attraversato la vostra mente durante quelle frazioni di secondo in cui avete sentito il vuoto nello stomaco in un surreale umido silenzio.
Silenzio, ho bisogno di silenzio, per ascoltare il dolore, per sentirlo dentro di me, come una ferita che si riapre e sanguina, deve farmi male, perché deve continuare a scuotermi per chiedere giustizia per una strage dell’ennesimo Vajont italiano.
Deve ancora farmi riaffiorare la rabbia che, dopo lo sgomento e l’incredulità è apparsa dentro la mia anima.
Rabbia perché ancora una volta l’uomo non è riuscito a proteggere l’uomo da sé stesso.
Ancora una volta il denaro, il potere, l’arroganza di sentirsi onnipotenti, hanno prevalso su quelle vite.
Penso a quante cose sono accadute nella mia vita, in quella delle persone di questa città, nel mondo intero durante questo anno, e a quante cose invece non siano potute accadere nelle vostre.
Sembra tutto senza importanza, la mobilitazione in difesa della salute di questi mesi, le richieste danni e indennizzi, le case distrutte, le vite sconquassate, gli affanni, le arrabbiature, lo stress emotivo e fisico.
E’ tutto senza importanza di fronte a queste urla silenziose che si ascoltano guardando il vuoto lasciato dal ponte.
Mi sono accorta che mi mancano i punti di riferimento ora che il ponte non c’è più, ma è solo la proiezione di come possano essere mancati tanti punti di riferimento a chi era vostro amico, fratello, sorella, fidanzato, amante, genitore, figlio.
Si può chiedere giustizia, si deve chiedere giustizia anche se non vi riporterà a noi, magari per litigare, sognare, lottare assieme.
Non avevo mai scritto su di voi, per pudore, perché in voi in effetti ognuno di noi si riconosce.
Perché ognuno di noi sa che quelle urla che sentiamo dentro, quel vuoto allo stomaco precipitando, siamo noi stessi, e che solo per un caso non eravamo sopra o sotto a quel ponte che era dentro le nostre vite, soprattutto di chi in questa Valle vive e lavora.
Spesso mi sono arrabbiata per la poca reazione di rabbia, che questa città ha avuto nei confronti di questa tragedia, poi ho capito che era perché inconsciamente noi avevamo paura, lo spavento di essere stati risparmiati per caso da quel volo da quel crollo che ci ha paralizzati.
La cosa triste è che, purtroppo, chi ha in qualche modo usato tutto questo in modo propagandistico, invece, se ne sia accorto benissimo.
E questo dovremmo invece urlarlo con quanto fiato abbiamo in gola, ma domani.
Oggi voglio silenzio, per chiedervi scusa, perché forse dovrei impegnarmi ancora maggiormente contro una logica di profitto che considera le persone effetti collaterali di questo sistema.
Voglio silenzio per ascoltare le vostre urla silenziose che resteranno nel mio cuore.
(14 agosto 2018- 14 agosto 2019)

Antonella Marras
Comitato Spontaneo Cittadini Borzoli e Fegino

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