Gli inestetismi della politica

Non poteva essere che così. Insomma voglio dire che era la settimana giusta. Quella a cavallo fra la prima domenica di campionato e i successivi commenti delle prime prestazioni, fra speranze, entusiasmi, illusioni e delusioni. Tanto per ricominciare e tenere fede a quel clima tutto italiano, quella sorta di ambiente tra enclave e limbo da bar sport in cui sport e politica confinano, combaciano, si mixano, si sovrappongono sino a deformarsi tradendo connotati surreali.
Così i paralleli tra “Conti”, – no, non il vecchio Bruno campione del mondo e romanista, troppo dignitoso per fare l’allenatore e il premier – bensì l’Antonio, ex juventino ed ora interista, e il Giuseppe, il premier ex impalpabile e bullizzato che ha schiaffeggiato il capitano Salvini shoccandolo, si sono sprecati.

 

Impossibile sfuggire, ieri alla suggestione dei 4 gol rifilati dalla nuova Inter di Conte, l’Antonio, al Lecce del povero Liverani, progenie italiane e somale, ex indimenticabile calciatore del Perugia di Serse Cosmi, invocato nelle sue inimitabili imitazioni dell’ex allenatore del Perugia da Maurizio Crozza. “Lllliverani” gridava Crozza/Cosmi nelle sue gag.

Anche perché nel pomeriggio sembrano avviarsi a conclusione i balletti dei segretari dei due partiti in procinto di darci un nuovo governo dopo aver cercato di rifarsi una verginità nel caso del tutto indesiderato che si arrivasse a nuove elezioni, come avrebbe preteso un Salvini del tutto spiazzato dalle capacità politiche del premier dimissionario Conte, il Giuseppe. Naturalmente, visto che la politica, anche in democrazia, è pur sempre l’arte del compromesso, i due segretari Luigi Di Maio per i Cinque Stelle e Nicola Zingaretti per il Pd hanno dovuto metterci del loro, rinunciando via via a qualche ministero di primaria importanza e, dall’altra parte ad un nuovo premier. Insomma la tanto sbandierata discontinuità, conditio sine qua non del Pd che avrebbe dovuto passare attraverso la convergenza sul nome di un premier super partes, si è ritrovata trasformata nel topolino di qualche ministero chiave.

 Perciò mentre Conte, l’Antonio, ex juventino pluriscudettato da giocatore e poi da allenatore, ex tecnico della nazionale e poi del Chelsea, pugliese anche lui come il professore omonimo, coglieva il suo primo successo in nerazzurro, l’omonimo professore riusciva a convincere quelli messi alla gogna come gli #EalloraBibbiano. Con parallelismi che si sprecavano sui social. Due “traditori”, quello dell’ “Agghiacciande” vissuto come un traditore dai tifosi juventini, quello dell’ “Irresponsabile” al Capitano e vicepremier ex braccio destro, vissuto allo stesso modo livoroso dai tifosi del centro destra e della Lega.

E così sono entrati in ballo i necrologi sulla democrazia tradita, o peggio morta, con tanto di oscuramento del profilo in segno di lutto. E relative concioni sulle elezioni bypassate, inciuci, inguacchi, gomplotti e gol…pe.
Con tanto di diktat antisovranista dell’Europa. E sessanta milioni di commissari tecnici e di politologi. A cui qualcuno ha voluto aggiungere la categoria degli “sciacalli” giornalisti, di parte e dunque “vil razza dannata”.

Un vero lutto per il popolo, oltre che per la democrazia, svenduta agli inestetici marchingegni della politica, arte del compromesso e del “bevo l’amaro calice se si tratta di mantenermi reddito, incarico e poltrona”.

Con quell’oscurato oscurantismo dei profili, che tanto ricordano il genio di Taffo, agenzia di pompe funebri che quanto a comunicazione va per la maggiore, proprio come accadeva sino a una decina di giorni fa per i salvinisti, in cui ognuno ha messo la sua. Piu’ o meno reale, proprio come la personale conoscenza della costituzione e degli iter democratici per formare un governo. E il mio amico social architetto Alberto Podestà che ha celiato, naturalmente su lugubre sfondo nero, tifoso sampdoriano, ovviamente deluso per la sconfitta casalinga con la Lazio, un sonoro 3 a 0, ha postato “ Grazie a Candreva siamo penultimi”. Candreva, rigenerato proprio da Antonio Conte, autore del quarto gol dell’Inter che ha spedito il Lecce in fondo alla classifica di serie A per differenza reti, – 4. Con ulteriore commento sotto al post di un amico, sempre tra calcio e politica, “Garrone è come Salvini. Garrone ha regalato la Samp a “Viperetta” e Salvini il governo a Renzi”. Insomma tra calcio, tifo e politica ognuno ha il leader che si merita. Avanti, c’è posto. Tra campionato e politica il bar sport ha riaperto i battenti.

Giona