Ocean Viking: sei giorni dopo il primo salvataggio in mare i profughi sbarcano a Lampedusa

Un’odissea lunga sei giorni quella della Ocean Viking, la nave di Medici Senza Frontiere e SOS Méditerranée, che a partire dalla prima operazione dell’8 settembre aveva soccorso in tutto 84 profughi nel Mediterraneo centrale.

LE TAPPE DEL SALVATAGGIO
L’8 settembre, meno di 9 ore dopo essere entrata in acque internazionali, l’Ocean Viking ha effettuato il primo soccorso. 
Il secondo soccorso è stato un trasferimento dalla barca a vela Josefa fatto il 9 settembre, dopo che il rapido peggioramento delle condizioni meteo aveva fatto precipitare la situazione per i profughi a bordo.

Tuttavia, nonostante i ripetuti tentativi di comunicare con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico e in attesa che venisse comunicato un porto sicuro di sbarco, le istruzioni al capitano arrivano solo il 10 settembre, quando gli viene proposto di sbarcare i sopravvissuti a Zawiyah, in Libia, in violazione del diritto internazionale.
La Ocean Viking chiede un’alternativa
e intanto, siamo all’11 settembre,  si sposta verso nord per l’evacuazione medica a Malta di una donna incinta di nove mesi e di suo marito.  

Dopo questo sbarco restano a bordo 82 persone: 75 uomini – di cui 20 sono minori non accompagnati (con meno di 18 anni senza genitori o altre persone al seguito), 6 donne di cui una incinta e una bambina di appena un anno.  

Infine, dopo rinnovate richieste di un porto sicuro di sbarco ai centri di coordinamento dei soccorsi maltese e italiano, sabato 14 settembre, la Ocean Viking è stata informata via email dal Centro della Guardia Costiera di Roma che come porto sicuro di sbarco era stata assegnata Lampedusa, dopo l’intesa informale sulla ripartizione dei profughi tra diversi Paesi UE (Germania e Francia hanno dichiarato la volontà di accogliere il 25% dei migranti che arrivano in Italia).

La Ocean Viking non entrerà in porto ma si fermerà in rada da dove i profughi verranno trasferiti sull’isola a bordo delle motovedette della Guardia costiera e della Finanza.

LE DICHIARAZIONI DI MSF
“Siamo sollevati perché grazie alla solidarietà dimostrata dagli stati europei, queste persone non debbano più attendere a lungo nel limbo in mezzo al mare” dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di MSF, “Tuttavia c’è urgente bisogno di un meccanismo di sbarco predeterminato e sostenibile per le persone soccorse nel Mediterraneo centrale”.

È assurdo, in effetti, che le persone salvate siano costrette a sopportare lunghe attese mentre i governi europei recitano un’inutile commedia politica a ogni salvataggio.

“Per persone che sono fuggite da situazioni disperate nei loro paesi d’origine e hanno subito orribili abusi in Libia, la sicurezza non arriva mai troppo presto”, ha detto il Luca Pigozzi, medico di MSF a bordo della Ocean Viking, che poi ha ricordato come “perfino dei bambini ci hanno raccontato di aver subito ustioni con della plastica fusa messa sulla loro pelle, di essere stati picchiati con bastoni e morsi da cani. Storie terribili di violenze sessuali ai danni di uomini, donne e bambini, o di sfruttamento e detenzione arbitraria hanno lasciato molti di loro con profonde ferite psicologiche”.