Messico: a cinque anni dalla sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa le famiglie attendono ancora giustizia

L’antefatto

Iguana, 26 settembre 2014 – Le indagini della commissione internazionale stabiliscono che i narcosi, e quindi i conflitti per la produzione e distribuzione della droga, non avessero nulla a che fare con questa vicenda. Il sequestro e la sparizione dei 43 ragazzi della scuola  agraria di Ayotzinapa fu una responsabilità della polizia locale con la copertura dei servizi segreti messicani e della polizia federale.
Secondo il governo messicano dell’allora Presidente Enrique Peña Nieto, invece, fu un brutale assalto dei narcos, convinti di aver intercettato una gang nemica, a portare all’eliminazione dei 43 ragazzi con un colpo alla nuca per poi bruciare i corpi fino a ridurli in cenere per far sparire le tracce.
Già questa descrizione aveva difficoltà a stare in piedi per le evidenti incongruenze con i comportamenti tipici dei narcos che invece tendono a far trovare tracce dei nemici eliminati per delimitare in maniera inequivocabile il territorio.

Questa storia, inventata dalla magistratura per evitare al governo un evidente imbarazzo, è stata contraddetta da una versione ben diversa dei fatti.  

Un centinaio di ragazzi, di cui facevano parte i 43 studenti di Ayotzinapa, si stavano organizzando per andare a Città del Messico per partecipare a una manifestazione in ricordo del massacro degli studenti universitari avvenuto nel 1968. Verso le 21.00, dopo aver dirottato un autobus del servizio locale, obbligano l’autista ad andare a Città del Messico. In totale gli autobus sono cinque. La Polizia comincia a sparare fumogeni, poi fa fuoco sugli autobus. Si scatena una caccia all’uomo e la notte si trasforma in uno scenario di guerra. Vengono coinvolte e uccise anche persone estranee ai fatti, come una tassista, e i passeggeri di un pullman di una piccola società di calcio che, erroneamente scambiato per uno dei bus degli studenti, viene crivellato di colpi. Restano uccisi un calciatore e l’autista.

Oggi, in una nota, Amnesty International ha sollecitato il governo del Presidente messicano López Obrador a tradurre in passi avanti concreti le misure adottate per scoprire la verità e dare giustizia nel caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, di cui ricorre in questi giorni il quinto anniversario dalla sparizione forzata. Queste misure dovrebbero essere applicate anche per quanto riguarda le altre migliaia di sparizioni verificatesi in Messico.

“Durante i primi quattro anni di lotta per la giustizia, Amnesty International ha costantemente denunciato gli insabbiamenti e le coperture da parte delle autorità. Oggi apprezziamo i primi sforzi del nuovo governo per risolvere il caso ma c’è ancora molto altro da fare”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

“Non vi sarà giustizia fino a quando coloro che hanno ostacolato la ricerca della verità non saranno indagati. Queste persone sono responsabili del fatto che la sorte degli studenti non sia tuttora chiarita. Amnesty International è impegnata, con le famiglie degli scomparsi e altre organizzazioni, a continuare a seguire il caso e spera che gli impegni annunciati dal nuovo governo siano rispettati fino a quando la verità non verrà fuori e non si otterrà giustizia”, ha proseguito Guevara-Rosas.

Nei primi 10 mesi in carica, il governo ha creato una commissione speciale e un’unità speciale all’interno della procura generale. Inoltre, il sottosegretario per i Diritti umani ha annunciato che il Messico accetterà la competenza del Comitato sulle sparizioni forzate delle Nazioni Unite per esaminare casi di sparizione nel paese.

In un recente incontro coi familiari dei 43 studenti scomparsi, il presidente Obrador e il suo governo si sono impegnati a chiedere a tutte le istituzioni di collaborare alle indagini e ad avere incontri regolari di aggiornamento tanto con le famiglie quanto con l’ufficio della procura generale.

Nelle scorse settimane, vari giudici hanno affermato che molte delle prove presentate dall’ex pubblico ministero che seguiva il caso – ora procuratore generale – erano state raccolte in modo illegale e hanno dunque disposto il rilascio provvisorio di alcune delle persone sotto indagine. Le autorità devono pertanto garantire che siano utilizzate solo prove ottenute in modo legale e che sia rispettata l’indipendenza dei giudici.

Amnesty International ha evidenziato che la sorte di altre 40.000 persone scomparse in Messico risulta sconosciuta. 

“Il governo deve assicurare che saranno messe a disposizione tutte le risorse necessarie per risolvere non solo il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, ma anche quelli delle oltre 40.000 persone scomparse nel paese”, ha concluso Guevara-Rosas.