Fusione AMT-ATP: i dubbi sull’accordo sindacale

Genova – Seconda giornata della maratona Amt-Atp in Consiglio Comunale dove si discute la proposta di fusione per incorporazione di Atp Esercizio S.r.l., quel ramo di Atp che rappresenta il personale viaggiante e che ancora mancava all’appello dopo la fusione tra Amt e Atp S.p.A. già effettuata nel novembre 2017.
Condizione necessaria per rendere davvero effettiva la fusione e poter mantenere in house il trasporto pubblico locale, la fusione ha incassato ieri sera la firma di una bozza di accordo quadro tra il Comune di Genova, Città Metropolitana, Amt, Atp e i sindacati di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna, accordo che però non convince la minoranza, né ORSA TPL Genova, sindacato tenuto fuori dal tavolo delle trattative.

“Al Sindaco chiediamo chiarezza. Chiediamo perché siamo arrivati alla fine del percorso – il 3 dicembre prossimo scade l’affidamento del servizio – e ancora non sappiamo cosa succederà. Noi abbiamo fatto cinque giornate di sciopero selvaggio proprio per evitare quello che sta succedendo, cioè una fusione con in pancia un privato“.
Commenta così Marco Marsano di ORSA TPL Genova che poi sull’accordo sindacale di ieri aggiunge: “Questo accordo non ha alcun peso. Io sarei stato più tranquillo se avessero aggiunto la postilla di annullamento della delibera in caso di problemi a raggiungere l’accordo quadro. Perché quello che è stato firmato non è un accordo, ma un pagherò”.

Quello che preoccupa dell’accordo firmato ieri è soprattutto la questione dell’adeguamento progressivo delle condizioni economiche dei lavoratori ex Atp Esercizio a quelle di Amt: saranno elevate le condizioni dei lavoratori Atp o ribassate quelle dei lavoratori Amt?
“Bisognerà capire se quella che chiamano armonizzazione è migliorativa o peggiorativa, ma se c’è un privato all’interno, e soprattutto quel privato lì, io ho fortissimi dubbi che non abbia remore un domani ad intaccarle in peggio”, conclude Marsano.

Perplessità sul futuro trattamento dei lavoratori anche da parte del sindacato firmatario, USB. Spiega il coordinatore regionale Maurizio Rimassa: “Il processo è complesso e la normativa è complessa. Non possiamo nascondere ai lavoratori il rischio che tutto questo salti. Purtroppo si è arrivati a discutere della questione a ridosso della scadenza ma come organizzazione sindacale abbiamo ritenuto comunque di firmare per dare ai lavoratori le massime tutele, sapendo che la situazione del trasporto pubblico locale è molto complicata: ricordiamo che i lavoratori Amt stanno pagando delle multe per gli scioperi del novembre 2013, e che a breve le riceveranno anche i lavoratori di Atp”.

Il problema, infatti, è che si porta in votazione una delibera senza che il privato si sia espresso in merito e dunque senza sapere se la faccenda andrà davvero in porto.
Non solo. Lo statuto di Atp prevede che la decisione sia presa con un maggioranza qualificata dei 2/3.
Perché questa accelerazione? Da qui al 3 dicembre non c’era il tempo di attendere questa votazione? Perché non portare prima in audizione anche il socio privato, Autoguidovie?
Su questa accelerazione si è espresso in Consiglio anche il consigliere M5S Stefano Giordano che precisa: “Come un fulmine a ciel sereno sono arrivate tre commissioni in questa settimana e domani la votazione della delibera. Penso che in questi due anni e mezzo i passaggi del Sindaco Bucci avrebbero potuto essere chiari perché c’è una sentenza di indirizzo dell’ANAC che esprime seri dubbi sull’inserimento di Autoguidovie in Atp, ma nulla è stato fatto e si è lasciato il privato silente e oggi ci troviamo davanti a una fusione con degli interrogativi importanti. Abbiamo chiesto il coinvolgimento di Autoguidovie nella Commissione in modo da chiarire la loro posizione ma niente. Mi dà l’idea che si vogliano prendere per il naso i lavoratori dicendo che è tutto a posto ma sapendo che prima o poi il coperchio verrà alzato. Io, un privato che se ne sta seduto tranquillo in questo percorso, lo vedo improbabile“.

C’è di più.
Un punto del Verbale di Incontro Sindacale firmato ieri parla di capitalizzazione della società e stabilisce che “il Comune di Genova garantirà alla Società un adeguato livello di capitalizzazione tale da garantire la continuità aziendale”.
Eppure il parere dei Revisori dei Conti è l’opposto e anzi raccomanda di scorporare gli assets strumentali al trasporto pubblico.

A questo punto gli interrogativi si moltiplicano: la capitalizzazione è compatibile con il parere dei revisori dei conti? È un’operazione possibile?

“Queste sono questioni che si analizzeranno successivamente alla delibera, infatti la delibera parla di due ipotesi che dovranno essere vagliate e proposte al Comune. Di fatto verrà portata avanti un’istruttoria approfondita”.

A parlare è il nuovo assessore al Trasporto Pubblico Locale, Matteo Campora, che aggiunge: “È un processo complesso dal punto di vista giuridico, dal punto di vista finanziario. Sono stati esaminati con attenzione rischi e opportunità e abbiamo scelto questo processo perché riteniamo che sia quello che, se arriverà alla fine, che possa portare maggiore vantaggi e traguardare una grande società di trasporto che abbia l’affidamento in house. Il privato non sederà nel CdA e ci sarà una governance totalmente pubblica”.

Ci chiediamo: e se la fusione non dovesse riuscire e si perdesse l’affidamento in house? L’azienda avrebbe la forza di partecipare alla gara?

Non abbiamo le risposte.
Mentre scriviamo i consiglieri votano per aggiornare la discussione al Consiglio Comunale di domani e il dibattito si trasferisce a Città Metropolitana, dove è previsto l’intervento del Sindaco.

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QUESTO IL VERBALE DELL’INCONTRO SINDACALE DI IERI