Barnaba: la fusione AMT ATP è una partita a poker con Autoguidovie

Questa è la narrazione, confusa, di un Sindaco Manager indipendente di centrodestra che, dopo aver promesso da buon amministratore di sinistra che le controllate sarebbero rimaste pubbliche, alla fine correremo il rischio che le privatizzi. Cosa che, a ben vedere, avrebbe voluto fare l’amministrazione precedente, di centrosinistra, capitanata da un Sindaco indipendente di centrosinistra, il nobile Marco Doria, che da buon amministratore di destra si era totalmente votato, spinto dal PD, sulla strada delle privatizzazioni. Ovviamente se lo avesse fatto lui si sarebbe scatenato il putiferio, oggi invece tutto passa senza che voli una mosca, vero cari sindacati? Mamma mia mi scoppia la testa. Come cantano i Foo Fighters in “The Sky is a neighborhood:

Mind is a battlefield
(La mente è un campo di battaglia)
All hope is gone
(Ogni speranza è finita)
Trouble to the right and left
(Problemi a destra e a sinistra)
Whose side you’re on?
(Da che parte stai?)

Dopo il quasi certo spacchettamento e privatizzazione della parte produttiva di Amiu (ma il Sindaco Bucci ha rassicurato che il suo progetto è l’unico e il migliore possibile), arriva la fusione tra Amt e Atp, che apre la strada al socio privato Autoguidovie, già presente nell’azienda di trasporto extraurbano. La giunta esulta, esultano i colleghi di Atp, io non sono così felice e trovo che ci sia ben poco da esultare. Eppure secondo la narrazione del “manteniamo tutto in mano pubblica”, con la fusione l’obiettivo è raggiunto. In realtà rischiamo che l’iter venga invalidato a seguito dei ricorsi legali che probabilmente si avranno, inoltre il socio privato Autoguidovie avrà il diritto di prelazione su azioni future che non saranno più solo di Atp ma di tutto il bacino metropolitano, soprattutto in caso di taglio dei finanziamenti e ricorso ad enti terzi (tipo istituti bancari). La fetta estremamente ridotta della nuova azienda in mano ad Autoguidovie allora sarà il cavallo di Troia per privatizzare il Tpl a livello regionale. Intendiamoci, la fusione era auspicabile per una serie di ottimi motivi in primis una gestione più oculata e miglior organizzazione del servizio pubblico in area metropolitana, ma non con la presenza del privato.
I tranvieri di Amt prima e quelli di Atp dopo hanno scioperato selvaggiamente e ne stanno pagando (e ne pagheranno) in solido e tutto proprio per contrastare questa eventualità. Ora cosa ci avrebbero guadagnato?
Nulla se non una gran presa per i fondelli orchestrata dai sindacati firmatari e gran parte della politica.                                                                                                                                                                              Ma allora non si poteva fare altrimenti? Per salvare capra (Amt) e cavoli (Atp) prima della scadenza del contratto, non restava altro che fare la fusione con il terzo incomodo? Non proprio, l’ideale era di farla slittare sfruttando legalmente la sentenza Anac, contraria al metodo di acquisizione delle quote private di Atp. Infatti con una vertenza legale in atto, si sarebbe potuto ottenere una proroga di un anno che avrebbe garantito di far slittare l’eventuale gara per studiare al meglio l’intricata situazione; si sarebbe potuto prendere il tempo per ottenere tutti i dati, per trovare l’accordo per l’eventuale fuoriuscita del socio privato, per studiare il progetto di finanziamento necessario per lo sviluppo della nuova realtà. Invece adesso entro ottobre serve un accordo quadro che deciderà il futuro del Tpl genovese (forse ligure a guardar un po’ più in là) ed entro dicembre tutto deve essere pronto a prova di impugnabilità a livello legale, altrimenti tutto rischia di finire molto male! Come gridano i Motorhead in “Ace of spades”:

Pushing up the ante, I know you’ve got to see me
(Aumentando la posta iniziale, so che devi vedere le mie carte)
Read ‘em and weep, the dead man’s hand again
(Guardale e piangi, la mano del morto di nuovo)

Questa è una maledetta partita a poker con il morto e, tra un bluff e l’altro, la posta in gioco è proprio la sopravvivenza del Tpl. Forse era il caso di avere prima tutte le carte sul tavolo. Attendiamo di vedere se questo All-in sarà vincente.

Nel frattempo                                                                                                                                                                                un abbraccio a tutti Voi                                                                                                                                                           dal Vostro autista Barnaba