Morire in mare alla ricerca di un futuro migliore. Oggi l’anniversario del naufragio di Lampedusa

GIORNATA NAZIONALE DELLA MEMORIA E DELL’ACCOGLIENZA: NELL’ANNIVERSARIO DEL NAUFRAGIO DI LAMPEDUSA DEL 3 OTTOBRE 2013, RICORDIAMOCI CHE NEL MEDITERRANEO SI CONTINUA A MORIRE

Nell’anniversario del naufragio di Lampedusa, che con le sue 368 vittime è una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo, il nostro Paese celebra oggi la Giornata Nazionale della Memoria e dell’ Accoglienza.
Ma la commemorazione non è sufficiente e, soprattutto, non è una soluzione.

Sei anni fa, di fronte alle centinaia di corpi ripescati in mare, l’Europa aveva detto MAI PIÙ, ma dal 2013 a oggi oltre 15.000 persone tra cui tantissimi bambini e adolescenti, hanno perso la vita o risultano dispersi tentando di attraversare il Mediterraneo Centrale.
Questo perché negli anni, l’Europa ha rinunciato progressivamente alle operazioni di ricerca e soccorso, scegliendo di proteggere i confini e non le persone, e scoraggiando l’impegno per il salvataggio in mare.

Il 23 settembre scorso, cinque paesi europei tra cui l’Italia, hanno trovato a Malta un accordo su quello che è stato definito il “patto di solidarietà sui flussi migratori” per la redistribuzione dei profughi. Un primo passo verso l’avvio di un’azione europea condivisa ma a condizione che il Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni, previsto per il 7 e 8 ottobre, impegni concretamente i Paesi membri nel garantire il pieno rispetto del diritto internazionale, riconoscendo – anche alla luce dell’allarme crescente delle Nazioni Unite – che la Libia versa oggi  in una terribile situazione di fragilità e instabilità e non può essere considerata in alcun modo come un porto sicuro.
Il patto di Malta, infatti, fa salvi gli accordi con la Libia.

“È insopportabile continuare ad essere testimoni delle morti in mareha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia/Europa di Save the Children, presente alle celebrazioni di Lampedusa -. È fondamentale e urgente che l’Europa si impegni stabilmente a garantire vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare così che decine di migliaia di bambini, donne e uomini continuino ad essere costrette a ricorrere ai trafficanti, subendo ogni tipo di violenza e mettendo a rischio la propria vita”.