Food singer

Avvertenza: fate attenzione a non scambiare il food singer del titolo con finger food, che ha un significato tutto diverso. Perche’ food finger, o meglio finger food, altro non è che la cucina da strada, il cibo da mangiare senza sedersi al tavolo. Passeggiando, o chesso’…. persino su una spiaggia o su una panchina in un parco. E tra chef stellati e soloni dei fornelli del momento è quella più in voga.

Prendete, in pratica, un cartoccio di patatine fritte con ricciolo di maionese, o due pescetti fritti, le panissette, oppure il pane con la meusa (pani ca meusa) che vi vendono a Palermo e dintorni dalle bancarelle in strada. Oppure semplici tramezzini o panini con cotoletta. Ecco quella è l’anima del finger food. Mangiare, gustare, masticare deambulando. Cucina multitasking.

Food singer, al contrario, significa cantore, cantante, cantautore o cantatrice, o cantautrice della cucina. Tranquilli, perché la mia invasione/incursione nel mondo incantato e tutto sapori di Marco Benvenuto, o dell’architetto gourmet Alberto Podesta’, o, addirittura, dello storico gastronomo dal palato fine che vi parla della tradizione Mauro Salucci sarà del tutto temporaneo e passeggero. Solo l’occasione per parlare ancora una volta di politica. O, meglio, di ciò che fu e di quello che sara’.

Dunque, all’inizio, giusto qualche settimana in più di tre anni fa,fu Enrico Vesco, l’antesignano ad indicare la sua strada personale… “del sol dell’avvenir”. Quando l’ormai ex assessore, prima molto di sinistra poi deviato nel Pd, della giunta regionale capitanata dal Burlando Claudio, – quello cantore dei ravioli della Beccassa a Ponte Trebbia, tanto per rimanere in tema- con delega a lavoro e trasporti – che comunque quando c’era lui, caro lei, almeno i convogli ferroviari viaggiavano in orario – ha deciso di darsi alla buona tavola. Cioe’? La novità, vista la taglia  dell’Enrico Vesco di allora, dove sta vi sarete chiesti.
No, la novità è che a suo tempo, qualcosa più di tre anni fa, in occasione della batosta regionale di “Sora Lella Paita” a cui s’era politicamente attaccato, è passato dall’altra parte della barricata, anzi del tavolo. E perciò, giusto in cucina, fra i fornelli.

La sua scelta era stata per la verità omaggiata, così come la tavola della “Locanda del viandante” a Vezzano Ligure, nei pressi della sua Arcola, da una serie di articoli su giornali e siti on line e, più tardi, anche da buone recensioni.

Del resto se uno solitamente “acidulo” come il leader Massimo, Massimo D’Alema, si è messo a produrre vino, dove sta il problema se un personaggio pacioso e serafico come Enrico Vesco – che vabbe’ in ufficio c’aveva il busto di Lenin – ha deciso di dire addio alal sua passata carriera e di trasformarsi in cuoco?

E non solo, perché, tanto per non lasciare niente al caso e per far capire che non aveva nessuna intenzione di tornare indietro e che considerava la politica un caso chiuso, del tipo “abbiamo già dato”, l’Enrico aveva anche creato una cooperativa di servizi turistici ed accoglienza a cui aveva imposto il nome Castro. E spiegava lui stesso in occasione del compleanno del comandane Fidel nostro, o suo, lider maximo “Sono solo alcuni esempi del grande e importante lavoro che Fidel ha fatto a Cuba, restituendo fierezza e dignità a un popolo che certo non è ricco, ma è il più orgoglioso che il mondo conosca. E regalando al mondo intero la speranza che un mondo migliore è possibile. Io, nel mio piccolo, gli ho dedicato la mia cooperativa di servizi turistici e di accoglienza, che si chiama appunto Castro, simbolo della mia nuova vita, certo che sarà divino auspicio. Buon compleanno e buen Camino Fidel, hasta la revolucion siempre!”

Eggia’… Hasta la revolucion siempre e Hasta pure la padella. Perche’ non so  se possa essere attribuito ad un semplice caso, oppure no, ma quel Burlando da Pontetrebbia, buen retiro del politico di razza, dopo aver scoperto assessori di razza, probabilmente ha loro trasferito anche il suo amore per la buona tavola.

Viene da pensarlo di fronte al secondo debutto o passaggio ufficiale dalla politica alla buona tavola, o meglio alla buona cucina. Prendete per esempio Renata Briano e il suo curriculum, che parla chiaro sulle sue origini e sulla scelta finale: “Nata ad Genova (GE) nel 1964, è laureata in Scienze Naturali e ha lavorato come ricercatrice presso l’ITD del CNR e presso ARPA Liguria. Dal 2000 al 2010 è Assessore all’Ambiente e allo Sviluppo Sostenibile, Caccia e Pesca della Provincia di Genova. Dal 2010 al 2014 ha ricoperto l’incarico di Assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile in Regione Liguria. Dal 2014 al 2019 è stata Europarlamentare e Vicepresidente della Commissione Pesca al Parlamento Europeo. Da settembre 2019 è Food Blogger, dopo aver preso il diploma da “Chef fuoriclasse” presso il Centro Europeo di Formazione. Mamma di Francesco, è sposata con Luciano. Il suo barboncino nero si chiama Attila”. Ed ecco che di colpo capirete la sottile linea rossa che lega postrivoluzionari alla fiamma, che dico, al sacro fuoco per i fornelli. Vabbe’, direte voi… se gli va male sarà sempre come cadere sul tappeto allestito dai vigili del fuoco all’aspirante suicida, che comunque loro, sempre su qualche tipo di ammortizzatore, chesso’… pensione vitalizio o altro, potranno pur contare.

E comunque loro ci hanno provato o… ci stanno a provà. Confida sul suo blog di cucina la Renata “Nei momenti più impensati della vita si trovano le risposte più impensate. Scoprirle è così interessante che varrebbe la pena di vivere solo per questo… (Banana Yoshimoto)”. E il 26 settembre scrive sul suo blog dal titolo – diciamocelo pure –  banalotto “La mia politica in cucina”.

Ma comunque:
“26 SETTEMBRE
Benvenuti nel blog di cucina di Renata Briano!

Ho sempre avuto tanta passione per la cucina, il territorio e la natura. Ma il mio impegno in politica non mi ha lasciato molto tempo per dedicarmi alle mie passioni. In realtà anche la politica è stato un grande amore e lo è ancora seppur in modo un po’ diverso! Se mi seguirete vi racconterò. Adesso che ho più tempo, dopo aver seguito un corso da cuoca professionista, presso il Centro di Formazione Europeo, posso dedicarmi alle mie ricette e a questo blog https://blog.giallozafferano.it/renatabriano/.

Cercherò di inserire notizie sui prodotti utilizzati e/o qualche piccolo consiglio sulle buone pratiche che ognuno di noi può seguire per aiutare questo nostro troppo sofferente pianeta.
Per chi fosse interessato qui trovate tutto ciò che ho fatto in Europa. Il mio passato, insomma, una parte di me molto importante.

Nel blog, quindi, proverò a collegare le mie ricette di cucina ad alcuni temi di grande attualità sull’ambiente come i cambiamenti climatici, la pesca sostenibile, lo spreco alimentare, la produzione di rifiuti e la necessità di ridurli… Non mancheranno alcuni appunti di viaggio e il mio rapporto con la natura e gli animali.

Inoltre cercherò di raccontarvi i miei esperimenti con il Bimby, il mio forno VZug combinato, le cotture tradizionali e quelle più moderne come la bassa temperatura, il sottovuoto e il microonde. Insomma avremo molti spunti di discussione… e confronto. Buona lettura!”.

Svolta quasi obbligata per la Briano. Del resto quante volte durante il week end mi sono trovato ad ammirare le sue ricette con tanto di fotografia dei piatti che ci propinava sul suo profilo. Ma si capiva che la sua, una volta a casa, fosse la malcelata esigenza di tornare ad una vita normale. Unica concessione alla politica il 5 settembre in occasione dell’insediamento del governo giallorosso, il Conte bis: “con quell’odio che circolava in ogni dove, non mi riconoscevo più nel mio paese, adesso mi sento a casa”. L’ultima. Poi è solo cucina. E devo dire che mi dispiace un po’ non vederla piu’ nei panni dell’europarlamentare impegnata per le quote del tonno rosso in una sorta di film ambientato sotto il livello del mare “Tonno rosso non avrai il mio scalpo”, o “caccia  al tonno rosso”. Anche se, occorre confidarvelo, qualche domanda me la sono posta su uno delle ultime ricette proposta dalla Renata. E nel bel mezzo della disfida del tortellino politically correct. Quelli con tanto di ripieno di pollo, per non urtare i musulmani.

Diventato sui social e in politica una specie di “com…pollotto” all’italiana, mentre il governatore Zaia lanciava il vino analcolico in offerta assaggio a tutti i musulmani e il food Made in Italy, vino compreso si preparava ad affrontare le supergabelle Made in Trump.
Beh, la Renata, in linea ha proposto polpette….. ma di pollo. Anche se poi suggerisce di farcirle utilizzando anche il prosciutto cotto. Vabbè ma l’alimento principale è pur sempre il pollo. Di carne di manzo o di maiale proprio non è ne parla. Percio’ la dieta potrebbe essere salva. Non a caso, pur stando attenta e senza entrare in polemica scrive: “I bambini ne vanno matti ma sono adatte a tutti perché sono polpette originali (rispetto alle solite di manzo al pomodoro) e super gustose”.

Comunque copio dal blog della Briano, che collabora perfino con “GialloZafferano”: “Le polpette di pollo in salsa di pecorino sono un piatto goloso che più goloso non si può. Si possono servire come secondo ma anche come antipasto, tipo finger food.

I bambini ne vanno matti ma sono adatte a tutti perché sono polpette originali (rispetto alle solite di manzo al pomodoro) e super gustose.

La salsa di pecorino è così succulenta che non si può resistere senza fare la  scarpetta con il pane ;-). Per questo motivo sono un piatto sostanzioso, a base di carne bianca, che servito assieme a un buon contorno tipo delle patatine fritte o dei peperoni al forno o ancora dei pomodori può diventare un piatto unico.
In rete ne esistono varie versioni, io vi propongo la mia che ho provato quasi per caso e ci è piaciuta molto. Fatemi avere le vostre impressioni!

Ingredienti: per le polpette; petto di pollo macinato 500 grammi, prezzemolo q.b., pangrattato (facoltativo) q.b., pepe q.b., farina di riso ( o altra farina se non si è intoleranti al glutine) q.b., prosciutto cotto 100 grammi, uovo 1, sale q.b., olio extravergine di oliva q.b.

Ingredienti: per la salsa; latte intero 200 ml, pecorino grattugiato 150 grammi.

Preparazione:

Lavare e tritare le foglie di prezzemolo. Tritare il prosciutto cotto.

In una terrina amalgamare con una forchetta il macinato di pollo, il prosciutto tritato, l’uovo, il prezzemolo e aggiustare di sale e pepe. Alcuni aggiungono un po’ di pangrattato ma io non lo metto.

Con le mani formare delle polpette grandi come una noce (per finger food un po’ più piccole). Passarle nella farina.

In una padella scaldare l’olio EVO e far dorare le polpette finche non prendono un bel colore dorato. Ci vogliono circa 10 minuti.

Nel frattempo in un pentolino scaldare il latte con il pecorino (tenerne poco da parte per decorare il piatto) e formare una crema liquida.

Versare sulle polpette e lasciare cuocere lentamente per altri 10 minuti mentre la salsa si condensa. Io copro con un coperchio. Se si asciuga troppo aggiungere un po’ di latte.

Lasciare riposare e servire nel piatto con sopra la salsa e un po’ di pecorino gratuggiato”.

Insomma dal momento che la politica, a quanto pare la si fa soprattutto a tavola, vedi per esempio un altro personaggio come il saggio del sindaco Marco Bucci , Emanuela Arata pronta a dispensarci le sue ricette quotidianamente con il finale fatidico “delicious”, non è detto che i nostri, la Briano e Vesco, non si siano portati avanti. Antesignani in marcia verso il mitico “sol dell’Avvenir”. Magari hanno in mente di fondare un partito con la forchetta come simbolo. O, addirittura, forchetta e cucchiaio o cucchiaio e coltello.

Non saprei: dopo “Cambiamo”…. “mangia che ti passa” oppure una lista civica, in linea con le tradizioni…. “pesto e focaccia”.

Dopo aver sdoganato Oldani piuttosto che chef Rubio, o ancora Cannavacciuolo o Bruno Barbieri, perfino Alessandro Borghese o Carlo Cracco, partendo da Joe Bastianich e Gordon Ramsay, ci siamo accorti che la buona cucina è diventata parte imprescindibile della nostra vita, Proprio come la politica. Anzi, politica compresa. Percio’ il grido che ci unisce tutti e ci unirà tutti, nel paese dove vogliono tassare le merendine e le bibite,e che si appresta a subire le super gabelle di Trump sul food, in un efflato di rivolta, non potrà essere che uno: culinaria. In cui ogni tipo di lettura sara’ plausibile. Da quella tuttinsieme a quella sincopata: Cul in aria. Comunque tutto a vostro rischio e pericolo.

Giona