Vigili del Fuoco in stato di agitazione, USB: “Lavoriamo in condizioni inaccettabili”

Genova – Doveva succedere prima o poi. Finite le pacche sulle spalle, gli applausi e la commozione, le condizioni in cui sono costretti a lavorare i Vigili del Fuoco non sono cambiate e, se possibile, in alcuni ambiti sono peggiorate. Sono due le note che abbiamo ricevuto dal sindacato USB dei Vigili del Fuoco. Nella prima  viene fatto un focus su quelle che sono le motivazioni  principali che hanno portato allo stato di agitazione, nella seconda si percepisce la profonda amarezza nel constatare che impegno e abnegazione non sono sufficienti per ricevere il rispetto necessario.

Le condizioni di degrado nei quali si trovano alcuni distaccamenti cittadini ed in particolare quello Aeroportuale;

la carenza del personale operativo crea troppo frequentemente una condizione di micro emergenze con un aumento dello stress correlato;

il contratto sotto firmato con la ditta che fornisce il servizio di pulizia nelle caserme non garantisce una adeguata condizione igienica;

realizzare un sondaggio (sterile) sul servizio mensa senza nessuna informazione per i lavoratori dopo aver avuto più di un incontro con le OO.SS.;

le pubblicazioni degli OdG che regolamentano l’organizzazione del lavoro avvengono senza nessun confronto sindacale e risultano, come ad esempio OdG 187 del 2019 relativo all’intervento per disinfestazione da imenotteri, poco chiari e potenzialmente dannosi per i lavoratori e di conseguenza per il soccorso tecnico urgente;

la distribuzione dei carichi di lavoro redatta dal responsabile del soccorso crea evidenti stati di sofferenza e di conseguenza stress correlato ai lavoratori che subiscono continuamente scelte imposte e mai condivise;

gli impegni presi e mai perseguiti nelle precedenti conciliazioni, degli stati di agitazione, come ad esempio: la ripartizione delle risorse economiche straordinarie del soccorso tecnico urgente; l’assenza di una mappatura provinciale e di una verifica degli idranti certificata dal comune, mette in evidenza l’assoluta mancanza delle corrette relazioni sindacali;

la totale assenza di dispositivi di mitigazione dell’inquinamento acustico ed atmosferico negli ambienti di lavoro crea una condizione di rischio della salute dei lavoratori;

• la gestione della video sorveglianza nelle sedi dei Vigili del Fuoco non risulta essere stata oggetto di confronto sindacale.

“Abbiamo aspettato tanto.
Lo abbiamo fatto nel rispetto di una tragedia che ha nuovamente ferito il cuore di Zena.
Ma ora, a distanza di oltre un anno, abbiamo necessità di portare al centro i diritti calpestati dal “ministro del papete” che ha lasciato, di fatto, il testimone alla nuova Ministra.
La Lamorgese sembrerebbe anch’essa abile nei sorrisi e nelle promesse, perché di certezze qui non ne abbiamo.

Quando il “ponte Benetton” decise di venir giù ruppe un silenzio.

Era già da un pò che nessuno ci chiamava più eroi. Non se ne sentiva la mancanza: perché non c’e- rano catastrofi da affrontare e perché nessuno poteva farsi scudo di quelle quattro lettere, E R O I, per difendersi dalle rivendicazioni che noi vigili del fuoco portiamo avanti da lustri.

Con la tragedia di Genova, invece, riecco politica, media e cosiddetta società civile riempirsi la boc- ca di eroismi, tributare ovazioni persino al portavoce del Corpo nazionale, che vigile del fuoco non è, spellarsi le mani per il capo del Dipartimento, che negli ultimi tempi ha fatto del suo meglio per smantellare il meccanismo del soccorso proprio in Liguria.

Sia chiaro: ci commuovono gli striscioni dei cittadini, i “grazie ragazzi”, l’affetto e il supporto della gente.

Sia altrettanto chiaro che ci offende l’ipocrisia di chi dimentica il nostro lavoro quotidiano, portato avanti in condizioni estreme, al limite della mancanza di dignità.
Ai nostri dirigenti incapaci di alzare la voce e denunciare una precaria e pericolosa organizzazione del soccorso diciamo: “basta”.

Perché i vigili del fuoco che vi piace chiamare eroi sono un corpo nazionale con le fila imbottite di precari, avanti negli anni, pagati due soldi, senza Inail, con dotazioni vecchie e carenti, alloggiati in strutture fatiscenti. La mensa ha il sapore dello sfruttamento.
Qui abbiamo sputato “amianto” e sangue, senza risparmiaci un attimo.

Le nostre sedi sono più frequentate da ratti e scarafaggi che dai “pompieri”.
Viviamo con il dramma di un pompiere ogni 13800 abitanti.
Non siamo eroi, ma lavoratori del soccorso pubblico che si dannano l’anima per dare il massimo e da lustri chiedono, inascoltati, pienezza di diritti”.

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