Escalation del conflitto in Siria, UNHCR: decine di migliaia i civili in fuga

Decine di migliaia di civili si stanno spostando per fuggire dai combattimenti e cercare salvezza. L’escalation del conflitto nel nord della Siria rischia di causare ulteriori sofferenze umane e nuovi esodi in quella che è già la più grande crisi di movimento forzato di popolazioni al mondo.

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede alle parti di rispettare il diritto umanitario internazionale, anche garantendo accesso alle agenzie umanitarie.

“Centinaia di migliaia di civili nella Siria settentrionale sono ora in pericolo. I cittadini e le infrastrutture civili non devono rappresentare un bersaglio”, raccomanda l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi.

La situazione di coloro che sono stati coinvolti nei combattimenti è aggravata dalle temperature che si abbassano in tutta la regione a causa dell’avvicinarsi della stagione invernale. L’UNHCR sottolinea l’urgenza di avere libero accesso umanitario per poter raggiungere e assistere chi è stato costretto. Le organizzazioni umanitarie devono poter continuare a svolgere il loro lavoro fondamentale in Siria.

L’UNHCR ribadisce inoltre che qualsiasi ritorno dei rifugiati in Siria deve essere volontario, dignitoso e avvenire in sicurezza. Spetta ai rifugiati decidere se e quando desiderano tornare in Siria.

Dopo otto anni di conflitto, la Siria rappresenta la più grande crisi di rifugiati al mondo, con 5,6 milioni di siriani che vivono come rifugiati nella regione. La Turchia ne ospita più di 3,6 milioni, il che la rende il Paese che ospita più rifugiati al mondo. Inoltre, più di 6,2 milioni di persone sono sfollate all’interno della Siria secondo le stime delle Nazioni Unite.

I NUMERI DELLA TRAGEDIA SIRIANA

Il 15 marzo 2019, in Siria è iniziato il nono anno di guerra.

Oltre l’83% della popolazione siriana vive oggi al di sotto della soglia di povertà, condizione che induce le famiglie a ricorrere a misure estreme per sopravvivere, come il lavoro minorile, i matrimoni precoci l’arruolamento.
Solo nel 2018 1.106 bambini sono rimasti uccisi e 748 feriti a seguito di attacchi armati, mentre 806 sono stati reclutati da gruppi armati.
360.000 bambini vivono in aree con accesso impedito alle organizzazioni umanitarie e circa 2,6 milioni di bambini sono sfollati all’interno del paese.

Nei paesi confinanti sono circa 10.000 i minorenni rifugiati privi o separati da familiari adulti, vulnerabili a situazioni di sfruttamento come il lavoro minorile e a causa della mancanza di documentazione legale.
Quasi 20.000 bambini siriani sotto i 5 anni sono affetti da malnutrizione acuta grave (la forma di malnutrizione più pericolosa per la sopravvivenza), mentre nel 2018 la malnutrizione acuta fra le donne in stato di gravidanza o in allattamento è più che raddoppiata. 

6,5 milioni di siriani sono in condizioni di insicurezza alimentare, fattore che spinge a far lavorare o mendicare bambini anche di soli 3 anni pur di contribuire al sostentamento della famiglia.
Anni interminabili di guerra hanno drammaticamente ridotto l’accesso ai servizi sociali di base, impedendo a oltre 2 milioni di bambini – più di un terzo di quelli nel paese – di frequentare la scuola ed esponendo altri 1,3 milioni al rischio costante di doverla abbandonare.

Nel 2018 le Nazioni Unite hanno inoltre verificato 142 attacchi contro infrastrutture e personale sanitario, il numero più alto dall’inizio del conflitto. Attualmente, solo metà delle strutture sanitarie è funzionante.

Almeno il 70% delle acque reflue non è trattato e la metà del sistema fognario non è funzionante, il che espone i bambini a seri pericoli per la loro salute.
Le famiglie che vivono in accampamenti o altri rifugi informali in Siria spendono oltre metà del proprio reddito per procurarsi acqua potabile.

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