Gaslini: furti ai dipendenti e spogliatoti senza badge

ENNESIMO FURTO AL GASLINI NEGLI SPOGLIATOI DEI DIPENDENTI 

Consideriamo il commettere un furto in un ospedale pediatrico uno dei reati più abbietti che si possano compiere. Derubare il famigliare di un piccolo paziente, un dipendente mentre presta le cure ad un bambino o rubare un macchinario utile a curare lascia quantomeno sgomenti. Ma è una realtà con cui si deve fare i conti ed i lavoratori/trici quando entrano al lavoro devono essere tutelati dal proprio datore.
Ieri l’ennesimo furto a un dipendente e ci ritroviamo a chiedere, come dipendenti, con sempre maggiore forza, la tutela della nostra incolumità.
Tralasciando per un istante l’aspetto economico causato da un furto, cosa può succedere se un lavoratore si trova faccia a faccia con il ladro?
È un fatto ipotetico per il quale preferiamo rimanere senza risposte.

Ci ritroviamo a fare i conti con un momento storico in cui si tende a esternalizzare i servizi, a tagliare sull’organico, a immettere sempre minori fondi sulla sicurezza.
Se utilizzo un macchinario per il trasporto degli esami biologici durante la notte riesco a risparmiare qualche centinaio di euro al mese ma elimino un’importante forma di presidio notturno da parte del personale.
Se non inserisco il badge per entrare nello spogliatoio risparmio qualche centinaio di euro al mese ma permetto a chiunque di entrare a contatto con le lavoratrici in un luogo isolato con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.
Se esternalizzo il servizio del portierato e lascio questi lavoratori senza alcuna direttiva rispetto al controllo degli ingressi, permetto a chiunque di entrare senza filtro.

La politica regionale non è certo esente da responsabilità non considerando le peculiarità del Gaslini come ospedale che prende in carico tutta una famiglia e non il singolo paziente, arrivando addirittura a far mettere a bilancio parte delle donazioni ricevute.
Qualsiasi carenza sulla sicurezza è il frutto ultimo dell’aziendalizzazione della sanità pubblica. Si sente il bisogno di un cambio di rotta e che si torni a curare la persona e a tutelare il lavoratore e la lavoratrice,  non solo i numeri.