Prestanome e testamenti falsi per prendersi i terreni: smascherati i Mancuso di Limbadi

OPERAZIONE “TERRA NOSTRA”: DURO COLPO AL PATRIMONIO DI GIOVANNI MANCUSO, DETTO “BILLY”, ESPONENTE DI SPICCO DELL’OMONIMO CLAN, EGEMONE IN PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

Vibo Valentia – I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Vibo Valentia, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto Vincenzo Capomolla e dai Sostituti Procuratori Antonio De Bernardo e Pasquale Mandolfino, hanno eseguito, nella mattinata odierna, un provvedimento di sequestro di beni, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, emesso dal Tribunale di Catanzaro – Seconda Sezione Penale.
Il Tribunale ha accolto quasi integralmente l’articolata proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca nei confronti di Giovanni Mancuso, nato a Limbadi (VV) il primo gennaio 1941, noto esponente di spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, presentata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, al termine di complessi accertamenti patrimoniali esperiti dalla Guardia di Finanza.

LA CONDANNA PER SEQUESTRO DI PERSONA NEL 1975
Mancuso è stato ritenuto un soggetto di pericolosità sociale qualificata, avendo il Tribunale di Vibo Valentia – Sezione Misure di Prevenzione, con decreto del 18 dicembre 2014, applicato a suo carico la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per cinque anni.
Il percorso delinquenziale di Giovanni Mancuso, detto “Billy”, affonda le radici in un lontano passato, come emerge dalle condanne, sin dai primi anni ‘60, per reati contro il patrimonio, in materia di falso, porto abusivo di armi, pascolo abusivo, violenza per costringere altri a commettere un reato, oltraggio a pubblico ufficiale, violazioni alla normativa urbanistica ed edilizia e, soprattutto, per un fatto commesso nel 1975, un sequestro di persona a scopo di estorsione; condanne che lo hanno costretto a prolungati periodi di detenzione.
La misura di prevenzione patrimoniale applicata ha preso in considerazione, sotto il profilo della pericolosità sociale, i fatti che hanno riguardato il Mancuso relativi al periodo temporale decorrente dall’anno 2004 e, in particolare, quelli che hanno formato oggetto del procedimento penale concluso, il 27 marzo 2013, con l’operazione antimafia “Black Money“, contro il clan Mancuso, coordinata dalla stessa D.D.A..

UN PATRIMONIO SPROPORZIONATO
Gli accertamenti patrimoniali successivamente svolti dalla Guardia di Finanza, delegati dalla D.D.A., hanno permesso di ricostruire il vasto patrimonio posseduto da Giovanni Mancuso, individuando numerosi beni, formalmente intestati a lui, alla moglie, ai figli, ai loro congiunti e a un soggetto estraneo alla famiglia, evidenziando una palese sproporzione, ingiustificata, tra il loro valore e i redditi dichiarati dagli acquirenti.
Tale sproporzione è stata ritenuta espressiva dell’utilizzo di proventi illeciti derivanti dalle attività criminali perpetrate da Giovanni Mancuso.
Complessivamente, sono stati individuati e sequestrati, in vista della loro confisca, 92 terreni, ubicati nei comuni di Limbadi, Nicotera, Rombiolo, Zungri, Drapia e Filandari, tutti in provincia di Vibo Valentia.

IL CASO DEL TESTAMENTO FASULLO
Nel corso dell’indagine, i finanzieri hanno ad esempio accertato che il defunto Pasquale Molino (classe‘27), suocero di Silvana Mancuso, figlia di Giovanni, nel  2014 ha trasferito con testamento olografo un cospicuo patrimonio immobiliare di terreni e fabbricati, siti in Limbadi e Nicotera, all’omonimo nipote, classe 1989, figlio di Silvana.
L’atto, che ha legittimato il trasferimento della proprietà a costo zero, reso pubblico da un notaio nel 2016 due anni dopo la morte del nonno paterno, è risultato falso poiché scritturato sotto dettatura da una persona diversa dal defunto; infatti sono state utilizzate frasi non congruenti con il livello culturale del defunto stesso e ancora di più è stato documentato il trasferimento di immobili di cui non aveva mai avuto il titolo di proprietà, ma che erano intestati a ignare terze persone che hanno disconosciuto l’atto giuridico.
In particolare, il nonno paterno avrebbe trasferito all’omonimo nipote una particella catastale che nel lontano 1988, con regolare rogito notarile, era stata acquistata da Silvana Mancuso, madre di Pasquale Molino, classe ’89, destinatario di tutti i beni, senza che mai la donna avesse trasferito la proprietà del terreno, oggetto di donazione testamentaria, al suocero Pasquale Molino classe 1927.

IL METODO COLLAUDATO DEI PRESTANOME
Le indagini hanno consentito di accertare che il Pasquale Molino classe 1927, altro non era che un prestanome di Giovanni Mancuso, al quale negli anni ’60/’70 erano stati intestati terreni, che di fatto gestiva il secondo e che quindi con l’atto testamentario sarebbero ritornati nell’effettiva disponibilità e proprietà della famiglia Mancuso, nello specifico Pasquale Molino, classe 1989, che rappresenta la terza generazione della dinastia.

Non è un caso che l’operazione di stamattina prenda il nome di “Terra Nostra”: è molto evidente, infatti, l’importanza che rivestono da sempre i terreni (la loro acquisizione ed utilizzo) nelle logiche criminali della famiglia Mancuso, che costituiscono una delle forme più antiche di espressione del potere mafioso sul territorio.

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