Ormai è Halloween tutti i giorni, a che serve mettersi la maschera?

Il pretesto per questo colloquio surreale tra il nostro Conte Weinstein e Lucifero è la ricorrenza di Halloween, una festa pagana che tutti gli anni suscita qualche polemica tra festaioli a tutti i costi e credenti…a tutti i costi.
I due si lanciano in ragionamenti ridondanti sulla vita, sulla morte e sugli uomini. Esattamente come succede nelle pagine dei social intrise di luoghi comuni e populismi vari e di vario colore politico. Perché alla fine, il parlare semplice, che è sempre stato appannaggio delle persone colte, è diventato parlare semplificando che è pane per i rozzi.
D’altronde il male di questi tempi bui è l’uomo che si crede dio e dimentica la sua mediocrità.

“Cari sanguinolenti lettori, in questo Halloween 2019, non potevo certo esimermi dal mio annuale articolo e questa volta il sottoscritto Conte Weinstein è sceso all’Inferno per Intervistare nientemeno che il Principe delle Tenebre in persona, il caro vecchio Diavolo, detto anche Belzebù, Satana, il Maligno Fabbricatore di Pentole, per porgli alcune domande sullo stato del Mondo sconvolto da crisi di ogni genere. In completo Armani su misura rigorosamente blu scuro, con gilet coordinato, camicia bordeaux di seta e cravatta rosso fuoco, mi accoglie nel suo ufficio al meno millesimo piano dell’Hell’s Tower (una sorta di piramide rovesciata il cui vertice arriva fino al centro della terra) e qui, da buon uomo d’affari super impegnato, mi sollecita a cominciare.

Conte Weinstein: “Intanto Vi ringrazio, Vostra Cattiveria, per avermi concesso udienza…”

Lucifero: “Intanto diamoci del tu e chiamami Lucifero, anzi Luis – ed ecco che subito mi stupisce – E per favore non darmi del cattivo, io i cattivi li punisco, al massimo dammi del tentatore, visto che mio padre, mi ha esiliato su questa Terra per mettere alla prova gli umani e il loro ‘libero arbitrio’”.

C.W.: “Chiedo scusa, ma essendo un vampiro di lunga data tendo a dimenticare le umane debolezze e mi lascio a volte sopraffare dal mio retaggio romantico. Tornando a bomba sono qua per chiederti, Luis, cosa ne pensi di questo periodo piuttosto turbolento che si sta vivendo in superficie”.

L.: “Ah, che meraviglia, l’essere umano che fa di tutto per rendermi felice, rapace e generoso, amante del bello e creatore di brutture, vittima e carnefice di se stesso. Il capolavoro assoluto di papà, che racchiude in sé il tutto, il bene e il male. Non trovi siano meravigliosi, gli umani?”.

C.W.: “Li trovo soprattutto gustosi. Ma non divaghiamo. La Terra è squassata da rivolte”.

L.: “Ribellarsi è giusto. Io sono stato il primo ribelle. Non c’è un solo posto al mondo dove non siano in corso rivolte. È meravigliosa questa ‘stabile instabilità’. La situazione non potrebbe essere migliore, tutti si rivoltano ma dentro un vuoto di senso e di indirizzo. Questo è il Caos che adoro”.

C.W.: “Io francamente sono preoccupato, non vorrei che alla lunga l’uomo finisse per autodistruggersi. Di cosa mi nutrirei, poi? Di sangue di nutria?”.

L.: “Ma non leggi in tutto questo la grandezza? La politica non ha più parole sensate, parlano solo i populisti che presentano come unica ricetta un ritorno al passato fatto di divisioni e odio, restano paradossalmente le religioni come baluardi di certezze, pensa all’Islam radicale con la sua violenza o al Papa che parla come un economista della decrescita felice”.

C.W.: “O mamma mia, Luis, non comincerai mica a fare il pippotto sui mali dell’economia predatrice, su Keynes e il welfare vero?”.

L.: “Tutte le politiche economiche si concentrano sull’illusoria speranza di crescita all’infinito che la crisi ambientale si è già incaricata di smentire. Non è un fatto di pippotti ma di semplice constatazione. È un dato di fatto matematico”.

C.W.: “Ti faccio un rapido elenco: Libano, Iran, Cile, Haiti, Venezuela, Bolivia, Egitto, Sudan, Algeri, Brasile…”.

L.: “Proseguo io se posso… Occupy Wall Street, gliIndignadosspagnoli, la crisi delle banlieue francesi, i Gilet Gialli, le primavere arabe, Barcellona, Hong Kong e i Curdi contro tutti. Sollevazioni senza veri e propri leader e immancabilmente soffocate, a volte quasi spente, dimenticate ma poi pronte a riprendere forza, come il fuoco che cova sotto la cenere”.

C.W.: “Ma tu da che parte stai? Da quella del potere? Parrebbe di no…”.

L.: “Che domanda stupida, io sto dalla parte dei ribelli, è la mia natura. Sto con quel 99% di perdenti contro l’1% delle élite. Sono il fautore della ‘geopolitica debole’, della ‘mondializzazione delle sommosse’ e dico di più di quel 99% composto anche di vecchi che ripiegano con timore sul passato, io sto con i giovani che impauriti rispondono con la rabbia al tradimento dei loro padri. Dovremmo accogliere l’età delle rivolte come l’epoca in cui finalmente la creatura uccide il suo creatore”.

C.W. “Qua si vola alto. Luis, da creatura della notte devo dirti che un po’ mi deludi. Secoli passati ad adorarti e poi mi parli come un vecchio hippie”.

L.: “Io sono stato il primo hippie della storia. Sentivo che La Città d’Argento mi stava stretta e che avrei trovato maggiori stimoli qua, su questo Pianeta fatto di vita e morte, di sangue e merda, di emozioni e paure. In cui i giovani, generazione dopo generazione, soppiantano la vecchia guardia. E, caro Conte, per esperienza ti dico che mai come oggi i giovani sentono che la generazione precedente sta lasciando loro un mondo ben più malridotto rispetto al passato, in cui si ha l’impressione di regredire invece che di progredire. In cui le diseguaglianze creano estrema ricchezza ed estrema povertà in un avvitamento che porta gli ultimi a volere ciò che hanno i penultimi. Il sistema che crolla si vede da un solo dato, l’Occidente padrone non fa più figli, mentre nel resto del mondo aumentano i giovani. In un mondo in cui non esiste più classe media cuscinetto, in cui l’istruzione di qualità è roba per pochi, in cui il lavoro latita, in cui la tecnologia non si capisce se sarà d’aiuto o solo l’ennesimo strumento in mano del potere, in cui i diritti rinculano e i doveri si moltiplicano, lo scontro, anche violento, tra vecchi ricchi e giovani poveri non potrà essere evitato, grazie a Dio”.

C.W.: “Che minestrone hai fatto…”.

L.: “Proprio di questo si parla, bravo. Di tante istanze che si mischiano in un enorme calderone che chiamiamo Mondo. In Sud America abbiamo popolazioni indigene, prime vittime del ‘progresso estrattivista’ che devasta interi Stati. In Asia abbiamo ribellioni antirazziste che si mischiano con le proteste politiche di Hong Kong che vuole sopravvivere alla Cina. In Africa dilaga da anni la protesta sociale contro i regimi corrotti. In Medio Oriente le manifestazioni sono contro le responsabilità delle storiche leadership politiche che hanno fallito ma che restano al potere con l’unico mezzo che conoscono, la violenza. In questa area meritano tutta la mia solidarietà i Curdi che in Siria del Nord stanno vivendo il sommo tradimento dell’Occidente, loro, gli unici che hanno praticato, in piena guerra contro l’Isis, non un modello di autodeterminazione nazionale, ma un processo democratico superiore, istituendo un autogoverno multietnico dal basso, abbandonati proprio da chi quel sistema ha creato senza mai portarlo alle stesse vette. Infine anche in Europa e in Occidente si vive una fase di sconvolgimento, tra diritti delle donne e diritto dei lavoratori costantemente violati, movimenti contro l’inquinamento, una politica debole con i forti e forte con i deboli, che giorno dopo giorno si rivela sempre più nostalgica del suo passato autoritario e colonialista”.

C.W.: “Ma quindi, in chiusura, dove si sta andando? Avrò ancora un mondo in cui aggirarmi furtivo alla ricerca rassicurante di una bella vergine di bianco vestita?”.

L.: “Non temere, caro Conte un Mondo senza più governance credibili, senza organismi sovranazionali realmente funzionanti, in preda a deliri nazionalisti, sempre più in balia della crisi economica e climatica, sconvolto da crisi di valori, di diritti e da un continuo moto di disperazione che crea continui spostamenti di poveracci, avrà sempre bisogno di verginelle di bianco vestite.
E come canta Carly Simon in Let the river run:
Stiamo arrivando al limite,
Correndo sull’acqua,
Attraversando la nebbia,
I vostri figli e le vostre figlie.
Lascia scorrere il fiume,
Lascia che tutti i sognatori
Sveglino la nazione”.