Segre…tamente 

Segretamente non posso, visto che mi preparo ad esternare, ma mi limiterò a farlo – lo prometto – sommessamente. Proprio come quando il presidente operaio Silvio Berlusconi, nello studio di Porta a Porta, di fronte a Bruno Vespa, si preparava a confrontarsi e ad osservare che non era d’accordo con chi interveniva accanto a lui. E appunto iniziava a dirlo osservando…. sommessamente.
Epperò, non intendo fomentare alcunchè, visto che tutto parte dalla vicenda patita da Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e senatore a vita, qualche giorno fa a palazzo Madama, in occasione della illustrazione della sua proposta di formare una commissione monocamerale apposita per vigilare sull’odio, quello razziale, soprattutto, ma anche quello di genere. Già, parola d’ordine bandire l’odio. E magari tornare a confrontarsi. Percio’ vi prometto di usare toni sommessi.

Tanto per capire la senatrice Segre, spiegando gli obiettivi della commissione in aula al Senato ha affermato che “la lotta a razzismo e xenofobia è il cuore di ogni politica dei diritti umani. Sono incompatibili anche con i valori su cui si fonda l’Unione europea”, sottolineando che “coltivare la Memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare. In pratica l’indifferenza finisce per risultare più colpevole della violenza stessa al pari dell’apatia morale di chi si volta dall’altra parte” Quindi una commissione per non dimenticare gli orrori causati dall’odio in un clima sempre più incline a dispensarlo. Una lezione morale super partes, come del resto sono, o dovrebbero essere, indipendenti  i senatori a vita nominati dal presidente della Repubblica. Solo che poi la prima riprova del clima del paese, avvelenato e di odio, si è avuta  pochi minuti dopo. Proprio in quella stessa aula parlamentare. Quando di fronte all’ovazione e ad una parte di parlamentari in piedi ad applaudire l’intervento della Segre il centrodestra prima è rimasto tranquillamente seduto, e poi compatto si è astenuto sulla proposta del senatore a vita. Alimentando, almeno un po’, quella preoccupazione che avrebbe spinto Liliana Segre a proporre questa commissione monocamerale che si occupi del clima d’odio che si sta diffondendo nel nostro paese, ma non soltanto. E comunque, al di la’ degli applausi o dell’alzarsi in piedi o meno pur di fronte ad una donna di 89 anni scampata all’olocausto,  i numeri fanno riflettere quanto la polemica sulla mancata unanimità sulla proposta. Come se qualcuno amasse nascondersi dietro a un dito, magari per non affrontare possibili futuri processi sommari da parte di elettori e potenziali votanti. Magari in vista di qualche ambito appuntamento elettorale. Comunque i numeri: la mozione n. 136, prima fimataria la senatrice a vita Liliana Segre, è stata approvata senza i voti di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che si sono astenuti (151 sì, 98 astensioni, nessun no). E l’astensione sarebbe il dito, appunto.  E proprio questa astensione è al centro delle polemiche. Il centrodestra compatto non ha votato la mozione di maggioranza facendo saltare l’unanimità e provocando un forte attacco di Italia viva, Pd e CinqueStelle.

Insomma visto che la nuova commissione vuole combattere i cosiddetti hate speech ovvero discorsi d’odio (non solo sulla rete, ma nella vita sociale in genere, negli stadi), viene da pensare che chi sotto sotto se ne serva in qualche modo per fare comunicazione politica, in conclusione finisca per astenersi dalla votazione…. che non si sa mai. Non si sa mai dopo le regionali si torni alle urne per le politiche.

Così mi è capitato di leggere sul profilo di Arianna Viscogliosi, ex assessore della giunta di Marco Bucci la lettera del figlio di Liliana Segre inviata a “Il Corriere della Sera” dopo che quanto accaduto era stato tritato dai social e dai giornali: “Caro direttore, sono allibito da quello che leggo in questi giorni, dalle dichiarazioni dei politici, da questo travisare intenzionalmente concetti come censura, libertà di opinione, difesa della famiglia, antisemitismo, in bocca a chi vorrebbe chiuderci dentro in una Italia sempre più isolata, lontana dai valori liberali nei quali siamo cresciuti e nei quali mi riconosco profondamente. Dove gli uni scrutano con sospetto gli altri, dove ognuno si tiene stretto il proprio tornaconto, la bandiera di partito, la propaganda, le dichiarazioni roboanti.

A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre!

Guardatevi dentro alla vostra coscienza. Ma voi credete davvero che mia madre sia una che si fa strumentalizzare? Con quel numero sul braccio, 75190, impresso nella carne di una bambina? Credete davvero che lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare? Siete fuori strada. Tutti. Talmente abituati a spaccare il capello in quattro da non essere nemmeno più capaci di guardarvi dentro. Lei si aspettava accoglienza solidarietà, umanità, etica, un concetto ecumenico senza steccati, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia.” Una bella lettera, non c’è che dire. La lettera di chi per primo e per esperienza diretta ha potuto conoscere la storia di sua madre.

Sommessamente glisso su alcuni commenti chiaramente di parte comparsi sul profilo dell’ex assessore. Ma si sa la politica è ormai più merda che sangue e avendola frequentata e praticata indirettamente a volte succede che qualche schizzo finisca per inquinarti.

Poi mi capita  di leggere un altro commento, anzi un post deciso in cui il nostro sindaco Marco Bucci, detto “veda un po’ lei, io sono il sindaco”, o “u scindecu cu cria”, oppure quello che a un povero carabiniere che gli chiedeva di abbandonare il suo ufficio perché era in atto un allarme bomba ha risposto, indomito “io c’ho da lavorare per la città” e ai giornalisti insistenti chiede altezzoso di andare avanti con un gelido “Next question please”. Ecco in quel post Marco Bucci “targa” il commento di un collega che ha il brutto vizio di lavorare per una testata solitamente  fuori dal coro encomiastico, come una fake news. Stravolgendo- lui, e non il collega – completamente il senso della notizia. Ovviamente anche in questo caso c’è il famoso dito, dietro a cui nascondersi, costituito dall’interpretazione della notizia, anche se più drasticamente mi verrebbe da dire dalla comprensione del testo. Il collega aveva bacchettato Bucci non tanto per aver consentito la deposizione di una corona nella ricorrenza dei defunti al monumento che a Staglieno ricorda i caduti della Repubblica Sociale, quanto per aver ricevuto i complimenti, per quel gesto di alcuni gruppi neofascisti. Pero’ Bucci aveva preferito rispondere che la stessa pratica della deposizione di quelle corone continuava nei fatti una tradizione iniziata con Beppe Pericu, con Marta Vincenzi e con Marco Doria, tutti sindaci di sinistra. E quindi secondo il sindaco la notizia sarebbe risultata non solo una sorta di autogol ma persino una notizia falsa. Vabbe’ questione di comprensione del linguaggio e del testo.

C’è da osservare, per esempio che sindaci con la personalità e l’esperienza amministrativa di Pericu e della Vincenzi, ma persino di Marco Doria, non hanno mai avuto qualsiasi resistenza a dichiararsi apertamente antifascisti, e non hanno mai dovuto ricorrere al giochetto fuorviante del “Benaltrismo”, dichiarando dopo la deposizione di quella stessa corona da parte di un consigliere comunale con tanto di fascia tricolore, che lui, il sindaco “Veda un po’ lei” era anti al quadrato, cioè antifascista ma anche anticomunista. Giochini di bassa lega, quando sarebbe bastato affidarsi alla carta costituzionale. Tanto più che il momento tra richieste di commissioni anti-odio in parlamento, ma anche in Comune appare abbastanza delicato. Delicato e preoccupante, ancora di più dopo le polemiche sul caso Segre e dopo certe risposte francamente incomprensibili di alcuni schieramenti politici.

Lo ha capito Toti interrompendo un rito discutibile, ma  non ha fatto in tempo a avvertire il suo sodale filoleghista. Ma evidentemente Marco Bucci non è uomo da comprendere le sfumature e le sottigliezze della politica. Lui fa il manager, e non il politico.  Percio’ una notizia da interpretare diventa una fake news e il fatto che altri sindaci di sinistra abbiano fatto la stessa cosa nei tempi andati, magari con un clima politico diverso, si trasforma in una banale tesi assolutoria.

 

Già, il clima e la violenza, fra social, politica e tifo. Equamente spartita. Perché negli stessi giorni, come se si trattasse di uno scherzo del destino, c’è un’altra polemica a tenere banco sui giornali ma anche sui social. È quella degli insulti razzisti ricevuti a Verona dal giocatore del Brescia Mario Balotelli, da una parte della curva degli ultras veneti. Succede negli stadi…. solo che poi c’è il capo degli ultras veronesi, noto esponente di Forza Nuova, e tifoso che non può andare allo stadio perché impedito dal Daspo, che scrive e dichiara papale papale che Balotelli non può essere considerato un italiano. Per carità, tifosi e ultras, la stessa componente denunciata a Torino da Andrea Agnelli, il presidente della Juventus, in grado di ricattare la società per avere favori e biglietti da rivendere. Ma questa è l’Italia di alcune curve da stadio e non solo. Un ambiente dove tifo, razzismo e traffici illeciti a volte vanno a braccetto. E questo è il clima di intolleranza, politico ma non solo.

Poi succede che a stretto giro di posta, appena qualche giorno dopo, arriva la risposta che attendi. L’occasione è la marcia che si è svolta lunedì pomeriggio in centro. Una iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, e del centro culturale Primo Levi. “Non c’è futuro senza memoria” ammonisce la locandina che propaganda una manifestazione in ricordo dell’anniversario della deportazione degli ebrei genovesi, il  4 novembre del 1943. Alle 17,30 in galleria Mazzini tanti genovesi per ascoltare gli interventi di Fernanda Contri e di Piero Dello Strologo. Poi la partenza della marcia con arrivo alla sinagoga.

E lo stesso giornalista accusato di produrre fake news nei confronti del sindaco spiega “La responsabilità politica non è personale come quella penale. Bisognerebbe uscire dalla nebbia ipocrita che avvolge ormai molti avvenimenti della nostra comunità genovese.

Lunedì prossimo si terrà, come sempre in questo periodo, la Marcia della Memoria in ricordo della deportazione degli ebrei genovesi. E’ organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e poi dalla Comunità Ebraica e dal Centro Culturale Primo Levi. Il programma ufficiale prevede la presenza di in rappresentanza del Comune dell’assessore Pietro Piciocchi e non del sindaco Marco Bucci. Piciocchi è uomo di cultura, cattolico praticante, sicuramente persona quanto mai lontana da forme di intolleranza e razzismo”. Gia il famoso dito, anche in questa situazione, dietro al quale resta comodo nascondersi.

Mentre Filippo Biolè rivolge un pubblico encomio ai genovesi presenti, molti. Probabilmente in grado di comprendere meglio di altri la delicatezza del momento politico ma anche sociale. Scrive Filippo Biole’ “Sono grato a chi questa sera ha avuto il coraggio di parlare con durezza e onestà alle migliaia di persone presenti alla marcia della memoria, in ricordo degli ebrei genovesi deportati nei campi di concentramento dopo la retata del 3/11/1943. Presenti con un coinvolgimento emotivo più intenso degli anni passati, come ho percepito in mezzo alla folla dove mi trovavo con mia madre, mia zia e tanti amici.

Non c’è più spazio per la retorica sterile, soprattutto se è quella ipocrita di circostanza, di chi non ha il coraggio di prendere le distanze dagli omaggi resi ai repubblichini di Salò o dalla vergognosa astensione alla mozione Segre e al contempo ha la faccia tosta di presenziare in veste istituzionale ad una commemorazione in ricordo di coloro cui quegli stessi repubblichini davano la caccia, in quanto nemici della patria, con l’ordine preciso di inviarli “in appositi campi di concentramento”.

La memoria senza la quale non c’è futuro è quella fatta di coerenza. E sono fiero che Fernanda Contri l’abbia detto stasera senza il minimo timore di fronte alle autorità, dichiarando che avrebbe preferito un onesto voto contro, anziché un’ipocrita astensione, denunciando altresì le precise connivenze e le responsabilità degli italiani fascisti e delatori, sgomberando così definitivamente il campo dall’assurdo equivoco di chi si ostina a parlare di libertà di pensiero.

Era ciò che speravamo di ascoltare stasera e anche Piero Dello Strologo Presidente del Centro Culturale Primo Levi, non è stato da meno, soprattutto allorché ha concluso il suo meraviglioso discorso proclamando risoluto che “gli onori alla RSI proprio non li può ammettere”. Illuminante anche l’accorato discorso di Ariel Dello Strologo Presidente della Comunità Ebraica, perché era necessario che finalmente si invitasse la politica, affinché sia seria e rivolta a tutti, a smetterla di inseguire il consenso ad ogni costo, perché poi il prezzo lo pagano tutti.

Io credo che Genova stasera abbia dato il meglio di sé, mostrando autentica empatia per il dramma vissuto dai suoi concittadini di ieri. Un’operazione collettiva imponente mai svolta davvero dal dopoguerra ad oggi, un’attesa durata 74 anni che ha costretto quei pochi tornati dai lager a vivere per anni in un silenzio fatto di vergogna.

Confesso che ero preoccupato di quale sarebbe stato il taglio della marcia silenziosa di quest’anno; dopo quello che ho visto stasera attorno a me ora credo davvero che la città sia pronta per accogliere Liliana Segre, il 24 novembre prossimo, per conferirle il Premio Primo Levi, con coerenza e senza retorica”.

Eccolo lì il problema che torna a fare capolino, fra assenze e deleghe studiate, calcoli politici, benaltrismo, gioco delle tre tavolette. Insomma il dito dietro al quale nascondersi, l’ipocrisia a buon prezzo, il  manto virginale della libertà di pensiero, l’anti al quadrato del nostro sindaco. E Fernanda Contri ha avuto il coraggio di cogliere il punto. Proprio questo, dicendo che avrebbe preferito un onesto voto contro anziché un’ipocrita astensione. Ma dice anche di più la Contri, puntando il dito contro una prerogativa tutta italiana. E denuncia “le precise connivenze e le responsabilità degli italiani fascisti e delatori, sgomberando così definitivamente il campo dall’assurdo equivoco di chi si ostina a parlare di libertà di pensiero”. Già perché c’era chi di fronte alle persecuzioni razziali gli ebrei li nascondeva rischiando personalmente, e c’era chi li denunciava. Temerari o delatori. E poi c’era anche chi faceva finta di non vedere e si girava dall’altra parte. E accade anche oggi, in politica e non. Da parte dei cittadini come da quella di tanti politici. Magari aspirando …Segre…tamente, proprio a raccogliere voti e consensi di chi della violenza si avvale per fare battaglia politica.

 Poi, per mettermi di buon umore, perché la satira, anche amaramente può far sorridere oltre che spingerci ad interrogarci, c’è il post del mio amico e collega Giovanni Giaccone. Una sola vignetta, ma degna di nota, in cui un SS nazista sponsorizza il suo nuovo partito. Sullo sfondo si spiega “Fischi a Balotelli? Semplici sfotto’”, “Insulti alla Segre? Inesistenti”, “Razzismo in aumento? Invenzioni”. Poi la proposta di adesione “ Entra anche tu nel partito NEGAZISTA, la felicità di essere bastardi senza avere i cojoni per ammetterlo”. Insomma come dire tutto, esempi compresi in poche, pochissime parole. Ma in fondo il dono dei vignettisti bravi è proprio questo… il tratto deciso e la battuta folgorante.

Paolo De Totero