Fincantieri, dall’inchiesta veneziana emergono i dettagli sulle mazzette: “Champagne, orologi con brillanti e Montblanc in regalo ai dirigenti per continuare a lavorare”

INCHIESTA FINCANTIERI: PARLA IL BENGALESE INDAGATO NEL 2018 CHE HA SCOPERCHIATO CON LA SUA CONFESSIONE IL SISTEMA DI MAZZETTE. FINCANTIERI NEGA: “SIAMO ESTRANEI AI FATTI”

VeneziaPaghe da fame agli operai per pagare le mazzette ai dirigenti e riuscire a entrare nell’albo dei fornitori.
Sarebbero questi i primi dettagli che emergono dall’inchiesta veneziana sullo sfruttamento dei lavoratori in subappalto per Fincantieri, coordinata dal PM Giorgio Gava.
Personaggio chiave per le indagini un certo Ali Md Suhag, bengalese, ex titolare della Venice Group Srl che si occupava in subappalto dei lavori di carpenteria sulle grandi navi dello stabilimento di Porto Marghera, sentito dalla Guardia di Finanza del capoluogo veneto insieme al fratello, Ali Md Nayo.

E sarebbe proprio Suhag, indagato nel 2018 e già a processo per estorsione nei contratti di lavoro, ad aver rivelato i dettagli sugli “omaggi” che venivano recapitati ai funzionari: “Loro chiedevano e noi acquistavamo: orologi da 18.000 euro con brillanti, casse di champagne confessa il bengalese che si è detto vittima di un sistema illecito imposto a tutte le aziende -. A Natale del 2013 mi fu detto che i regali erano d’obbligo. Ho acquistato una decina di Montblanc nei negozi della città spendendo 400, 500, 700 euro l’una. Poi una trentina di tablet, pc, cellulari… Alcuni segnavano su un foglietto il modello preferito. Nel 2017, per i regali di Natale ho speso tra i 100 e 110mila euro.“.

Grazie a questi regali che entravano in Fincantieri su dei furgoni, la Venice Group è diventata società di riferimento per i lavori di carpenteria a Porto Marghera, arrivando a contare fino a 250 operai, tutti a paga globale.

L’azienda, però, nega tutto, anche le circostanze raccontate dal bengalese secondo cui “nel 2012, il capo produzione di Marghera mi propose di mettere in piedi una società la Venice Group, appunto – perché era arrivata la commessa per la Costa Diadema e mancavano i molatori”.
Shuag all’epoca era un molatore cassintegrato di una ditta in subappalto della galassia Fincantieri.

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