Rolando Fazzari, un imprenditore soffocato dalla ‘ndrangheta e dalla burocrazia

Rolando Fazzari è un imprenditre di Balestrino che non ha voluto condividere la vocazione ‘ndranghetista di suo padre, Francesco Fazzari, e ha tagliato di netto i ponti con quella che lui definisce la sua ex-famiglia, i suoi ex-parenti.
“Perché se vuoi rimanere pulito non puoi mischiare la tua vita con quella dei criminali che si aggirano intorno a te, anche se sono parenti”, così ci diceva in una delle numerose visite che abbiamo fatto alla Ligurblock, la sua azienda ormai inattiva dal 2016.

Roalndo ha per anni lavorato a testa bassa, nella legalità, nonostante gli attacchi e gli attentati quasi quotidiani che era costretto a subire e che finivano con denunce che non hanno avuto colpevoli da condannare. Perchè anche in Liguria vale il vecchio principio “non vedo, non sento, non parlo”.

La Ligurblock, che produceva mattoni autobloccanti, è in cima a una monte, a Balestrino, e la sua vita produttiva dipende da una strada che, a causa di un dissesto idrogeologico mai messo in sicurezza, nell’alluvione del 2016 ha subito danni tanto ingenti da non poter più essere percorsa. Vi risparmiamo tutto l’iter burocratico, i cavilli e i bizantinismi che Rolando ha dovuto subire per poter accedere alla sua azienda, e vi risparmiamo, in parte, anche l’accanimento che un piccolo comune come Balestrino ha orchestrato per non risolvere il problema. La Sindaca, Gabriella Ismarro, si è sempre inspiegabilmente opposta a qualsiasi operazione che potesse mettere Rolando Fazzari nella condizione di far produrre la sua azienda. Ancora oggi, la strada che porta alla Ligurblock versa in condizioni di totale impraticabilità.

Anche la richiesta di aiuto alla Regione Liguria non ha sortito effetti.
Nonostante un incontro con il Governatore Giovanni Toti che sembrava, in prima battuta, poter intervenire in maniera risolutiva per far ripristinare questa piccola strada di provincia a cui era appeso il destino di un’azienda ligure, di fatto non è successo nulla.

E “questa lunghissima storia che si perde nella notte dei tempi”, come disse il Governatore Toti, continua a perpetuarsi tanto che si pensava a una commemorazione annuale nell’attesa del “Miracolo di Balestrino”, dove la cortissima mano della Giustizia finalmente interviene a chiedere che fine hanno fatto i soldi destinati alla riparazione della strada.

Insomma, qualcuno ha stabilito che la Ligurblock dovesse fallire perchè in quel territorio si deve obbedire, non si deve sgarrare. Le regole che separano la vita dall’oblio sono scritte dalle ‘ndrine che spadroneggiano da sempre e che spesso godono anche dell’appoggio delle persone “normali” che ormai sono assuefatte dalla loro presenza. Con i figli degli ‘ndranghetisti si va a scuola, si frequenta lo stesso bar, si gioca a calcio. E mentre le nostre vite procedono sulla faticosa via della legalità, le famiglie legate alla criminalità organizzata truccano appalti, seppelliscono fusti tossici, fanno fallire aziende magari per riacquistarle o per eliminare un concorrente. Ma sono in mezzo a noi e sono come un anestetico per chi li frequenta, sanno di “normalità”. Sempre più spesso sono nelle istituzioni, fanno le regole, firmano interventi di somma urgenza, eseguono lavori pubblici vincendo appalti con ribassi che un’azienda onesta non può neanche immaginare. È in questo contesto che vivono Rolando e sua moglie Marilena, e dove ha vissuto anche il figlio Gabriele.

Gabriele aveva 18 anni e tutta l’energia e l’incoscienza di quell’età.
Nel lavorare con una ruspa sotto il fronte di cava mai messo in sicurezza dalla COMITO prima e dalla SAMOTER poi, aziende degli ex-parenti di Rolando confinanti con la Ligurblock, è rimasto coinvolto in una frana e ha perso la vita. Era il 31 ottobre del 2012.

Oggi la Ligurblock è ferma e la ‘ndrangheta sta vincendo. I mezzi di Rolando sono rimasti lassù (come tutto l’impianto e il materiale già prodotto), in cima al monte, a marcire. Perchè senza la strada non si possono spostare e quindi è impossibile venderli, come è impossibile vendere un’azienda che non può essere raggiunta. Nella Regione dei lavori straordinari e delle grandi opere, pochi chilometri di strada sono un problema.
In questi giorni, di quei mezzi, sono arrivati i bolli da pagare e se la ‘ndrangheta ha finito il suo lavoro, la burocrazia deve ancora spolpare chi, per serietà e orgoglio non ha voluto piegarsi. Per aiutare  la  Ligurblock non abbiamo mai visto cortei, fiaccolate, proteste, nessuna maglietta colorata, e tantomeno difensori dell’italianità scandire slogan patriottici.

fp