Piove, Governo ladro! Non c’è “Cambiamo” che tenga

Partiamo dall’inizio: dall’acqua, dolce o salata che sia. Ma dall’acqua. Quella che ci si sta rovesciando addosso. Tra allerta gialle e arancioni che inevitabilmente girano al rosso. Torrenti trasformati in fiumi a rischio esondazione. Che poi esondano e tracimano, creando danni e devastazione. Acqua che irrorando le falde provoca smottamenti e frane. Acqua che cristallizzata in neve forma slavine. Acqua, che forse un giorno purificherà. Ci purificherà. Forse.
L’eterna lotta dell’uomo che pretende di ingabbiare la forza della natura.

Acqua. Quella del diluvio universale, appunto.
Acqua, quella “granda” di Venezia. Con un Mose, senza accento e diventato simbolo. Simbolo dell’umana empietà corrotta, che non divide le acque. Anzi ci sommerge. Sommerge una civiltà. Come Atlantide, il mito.
Civiltà perduta nel passato non remoto. Mentre altre città sommerse affiorano da ogni parte. 

Già l’acqua, pioggia, mare, fiumi, elemento che unisce terre e mare, visibile e invisibile, cognito e sconosciuto. L’acqua da difendere dall’inquinamento, l’acqua, fonte di vita, da preservare, magari, trattenendo la minzione mattutina e lasciandola nella doccia. Mentre ci si lava. Con infiniti sacrifici e supplizi per prostatici e simili. Come suggerisce la vision del nostro sindaco Marco Bucci. Improvvisatosi Nostradamus.

L’acqua, fonte di vita ed ossessione. Colpevole, o forse no. Manifestazione manifesta che ci stiamo autodistruggendo. O forse no. Solo il segnale che dobbiamo darci una regolata.
Per cui nuovo allarme rosso… mentre si dibatte – guarda caso – di sardine uscite dall’acqua e ascese in piazza.

Acqua torbida, acqua marcia. Acqua depurata, in cui cercare di intimorire quel pesce multiforme tra squalo e capitano/capitone che nel mare magnum del mondo dei social ha dimostrato di saper sguazzare benissimo. E a suo piacimento. Almeno fino ad ora. 

Sardine, tante, piccole ed eroiche. Anzi valorose. Almeno nel comprendere, che nel mondo dopato dei social, ma non solo, a volte l’unione può far la forza. Per contrastare il potente/pescecane di turno. Quello che ha investito soldi, e non spontaneismo, con logica chirurgica su informazione e disinformazione. Su informazione e comunicazione.

E a questo punto il discorso potrebbe ampliarsi in mille rivoli. E le compiacenze e le responsabilità potrebbero moltiplicarsi. Anche sull’informazione dopata. Sugli editori puri oppure no. Sui direttori e sui sindacati, ancora una volta costretti a navigare fra i propri conti sui mali minori o sulle lotte massimaliste. Che di solito finiscono con l’accordo sui numeri. Fra esclusi e anime salve. In una confusione in cui tutto appare quello che si vuol fare apparire. O il suo esatto contrario. In un eccesso di liquidità. A volte intorbidita. Come l’acqua inquinata, appunto. In cui si mischiano eroiche sardine, purtroppo votate al martirio – o forse no –  e squali/capitoni opprimenti. Mentre Atlantide sprofonda. Già Atlantide. La civiltà.

E, potenza della metafora, l’elemento acqua sono i social, dove tutto sgorga e sfocia…. in mare, liquami compresi. Non sempre, grazie a Dio. E non solo.

Perché il mare è liquido, il mare è vasto. Ci convivono i politici e i comitati. I primi a cercare di convincerci che hanno sempre ragione. Gli altri a chiedere ragione delle loro ragioni. A domandare giustificazioni di soldi sprecati e di decisioni mai prese. Di opere promesse mai portate a termine, rimpallandosi responsabilità. Sempre la stessa storia. Pesce grosso che mangia pesce piccolo.

Arriveranno al mare le sardine, che in pochi giorni, potere della perspicacia dei giovani hanno ridotto in un angolo la pervicacia della bestia di Salvini, il Berlusconi di turno con i piedi d’argilla? Arriveranno al mare, o stanche di assumere posizioni di difesa, chessò ad orca assassina, alla fine si faranno mangiare da qualche pescecane viandante, o attrarre dalla luce di qualche partito, o rifiateranno in cerca di ap… Prodi? Rinunciando a quello spontaneismo che ha rinverdito in tanti di noi in cerca di emozioni giovanilistiche quel ritratto di Dorian Gray che poi finisce per diventare lo specchio di infauste ambizioni con girotondi viola. O troveranno forza e rifiateranno con un progetto da opporre a Salvini, ma non solo a lui? Anche al razzismo e al fascismo latente che spesso è dentro ad ognuno di noi. Rinfocolato dai nostri umani egoismi? Bisognerebbe cambiare.

Già “Cambiamo”. “Cambiamo” che non dovrebbe essere solo uno slogan elettorale.
Ad onor del vero anche Toti in virtù del suo slogan/partito è predisposto a cambiare. Prima voleva cambiare il centro destra, o forse no. Poi si è limitato a cambiare il sito. Per la presentazione. Era una nave. Approdo su una base fluida. Poi, però, visti i disastri che provoca l’acqua – sopra la testa e sotto i piedi – ha preferito la terra ferma. Ora ha cambiato… di nuovo. Anzi ha spostato il giorno fatidico in avanti. In virtù dell’allerta rossa…. che piove dal cielo. E poi prorogata. Il tutto slitta a data da destinarsi.

E c’è sempre l’acqua ragione e giustificazione quasi catartica. Lui prende tempo. Mentre, sardine o no, sprofondiamo sempre più. Con l’utopia di Atlantide.
Che poi era già tutto chiaro molti anni fa. Perché alla fine tutto ciclicamente torna. Sino a quando, prima o poi riusciremo a intendere. Magari cambiando veramente.
1977: “È chiaro, che il pensiero dà fastidio /Anche se chi pensa è muto come un pesce/ Anzi è un pesce/ E come pesce è difficile da bloccare/ Perché lo protegge il mare/ Com’è profondo il mare. Certo, chi comanda/ Non è disposto a fare distinzioni poetiche/ Il pensiero come l’oceano/Non lo puoi bloccare/ Non lo puoi recintare/ Così stanno bruciando il mare/ Così stanno uccidendo il mare/Così stanno umiliando il mare/Così stanno piegando il mare”.

E…c’è sempre l’acqua, metafora, ragione e giustificazione quasi catartica. Lui, loro, in attesa di cambiare, di risolvere, di incidere promettono e prendono tempo. Mentre, sardine o no, sprofondiamo sempre più. Con l’utopia di Atlantide. Era già tutto previsto. Ognuno ha la sua vision.

Paolo De Totero