La rinascita che non c’è. La denuncia del Comitato Liberi Cittadini di Certosa: “Noi abitanti della Valpolcevera siamo stanchi di subire”

Genova – Stanchi delle promesse elettorali senza coperture finanziarie, del fantasma delle Grandi Opere che incombe su un territorio martoriato dal dissesto idrogeologico, dei servizi pubblici a intermittenza, il Comitato Liberi Cittadini di Certosa boccia la politica e lancia la sfida: Noi, abitanti della Valpolcevera, siamo stanchi di subire”.

“Stamattina inizia un altro periodo di passione per i Polceveraschi, tra strade chiuse per frane o per esiti di allagamenti, trasporto pubblico insufficiente, nuovi danni al territorio e al tessuto socio economico. Eppure da sempre abbiamo segnalato le criticità.
Quello successo a Fegino, Teglia, Rivarolo, Certosa, Via della Pietra, Campasso è il risultato di interventi non fatti o fatti solo in parte in parte. 
In altri casi è stata la mano pesante dell’uomo, come a Trasta. Dal crollo del ponte Morandi sosteniamo che per la Rinascita di un’intera valle, non bastino indennizzi a una platea ristretta, ma serva rimuovere le cause che hanno spolpato questa porzione di città e reso faticosa e precaria la vita della popolazione.
Occorrono investimenti pubblici per mettere in sicurezza il territorio, per la manutenzione, per il potenziamento del servizio pubblico, compreso quello su rotaie, per tutti i servizi pubblici, per i presidi sanitari, per l’ospedale.
Occorre lavorare sulla prevenzione e non sull’emergenza. Abbiamo chiesto instancabilmente questo impegno a tutte le forze politiche. Dicono che siamo comitati che strumentalizzano politicamente e che in situazioni difficili ci vuole silenzio. NO, di fronte ai disastri annunciati non ci vuole silenzio, si deve alzare la voce forte e chiara per denunciare una politica che ha sempre sacrificato persone, ambiente, salute a interessi particolaristici. Il silenzio è comodo solo per chi non ha investito un soldo per mettere in sicurezza un territorio martoriato da scelte scriteriate. Non ha investito un soldo neanche dopo il crollo del ponte, emblema di un sistema che al primo posto mette il profitto.
Anche per il ponte si invocava il silenzio come forma di rispetto per le vittime. Rispetto per le vittime è evitare altre vittime, rispetto per le vittime è fare in modo che i responsabili paghino, rispetto per le vittime è cambiare un sistema che non rispetta la vita umana, le condizioni di vita delle persone, il sacrosanto diritto al lavoro, a una qualità della vita dignitosa e sicura e perchè no, anche alla bellezza.
Noi abitanti della Valpolcevera siamo stanchi di subire”.

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