Cannibalismo e comunismo nella storia cinese

La storia cinese è contraddistinta  da continui episodi di cannibalismo. Si è portati a pensare che, trattandosi di una antica civiltà dall’impronta spirituale taoista e buddista, sia una civiltà di basi pacifiche. È vero esattamente il contrario, perché nei momenti storici in cui la società cinese nelle sue fondamenta si venne a trovare in difficoltà, subentrarono nella sua reggenza sette violentissime. Durante il regno del “primo imperatore” Qin Shi (221-210 a.C.) furono 460 gli amministratori pubblici e gli uomini di cultura sepolti vivi.  Nell’anno 402 gli ufficiali dell’esercito per punizione vennero  squartati, e le mogli e i figli vennero costretti a mangiarne i corpi. Chi si rifiutava veniva anch’esso squartato. Nell’anno 1120 questo tipo di massacro toccò a milioni di persone. Ciclicamente questa tematica ricompare nella storia cinese. Un testo del XIX secolo scrive “la morte per lento squartamento assicurerà l’ingresso in Cielo in veste scarlatta”.

Uno dei momenti più crudi della storia cinese fu durante gli anni ’20 del ‘900, quando P’eng P’ai instaurò  un sistema di terrore che vide i contadini contro i proprietari terrieri. Al termine di processi pubblici che terminavano sempre con verdetti di colpevolezza le Guardie Rosse tagliavano lentamente la vittima a pezzi mangiandola e cucinandola esse stesse, costringendo la famiglia del suppliziato a cibarsi del fegato o del cuore del familiare. Questo cannibalismo di vendetta si ritroverà anche nella Cambogia di Pol Pot.

Qin Shi venne preso da Mao ad esempio. Nel solo biennio 1942-43 in Cina, a causa delle guerre civili morirono di fame dai due ai tre milioni di persone. Il governo centrale non si fermò neppure dinanzi a raccolti di grano disastrosi che non raggiunsero i minimi preventivati e i contadini vennero privati di tutti i loro averi. Cannibalismo, decimazioni mediante lo scavo forzato di un fossato nel Paese di 500 chilometri di lunghezza, che poi si dimostrò inutile.

Mao Zedong, anch’egli di origine contadina, riprese, alla morte di P’eng P’ai (ucciso per fucilazione) la promozione e la creazione di un comunismo rurale e militarizzato. Giustificando la rimozione dei giovani dalle campagne con necessità militari, adottò una pesante fiscalità  che, solo nella regione dello Jiangxi comportò nel giro di pochi anni fra il 1927 e il 1931 la morte di fame e sfinimento di 186.000 contadini. Nel 1941 si giunge ad un prelievo del 35% sui raccolti. Nacque un odio profondo nelle campagne per la figura di Mao, di cui tutti auguravano la morte. Un abile metodo per mitigare questa ribellione sopita fu quello di instaurare nelle campagne la coltivazione e l’esportazione dell’oppio, che almeno fino al 1945 assicurò fra il 26 e il 40 per cento delle entrate pubbliche.

Fin dall’anno 1926 Mao decise di costruire l’esercito regolare cinese attingendo da precise estrazioni sociali di emarginati: vagabondi, mendicanti, banditi e, fra le donne, prostitute. Sarà l’avidità di rivincita a trasformare questi emarginati in quadri. In quegli anni affermò: “Questa gente può battersi con grandissimo coraggio; guidata in maniera giusta, può diventare una forza rivoluzionaria”.  Da allora fu un susseguirsi di “purghe”nel paese: quella del 1930-31, quella del 1942 e quella del 1949. La persecuzione politica soprattutto riguardò gli intellettuali, che vennero spesso messi allo scoperto alternando a periodi repressivi periodi, anche di mesi, nei quali si consentì libertà di critica. Periodi passati i quali, venute a galla rimostranze al potere partì puntualmente la campagna di rieducazione. Una coercizione chiamata “purificazione morale” prevederà la costruzione dell’uomo nuovo mediante l’esercizio dell’unico diritto da parte dell’accusato: quello di ammettere e pentirsi dei suoi errori e mettere in riunioni pubbliche al corrente gli altri correi accusandosi in base al principio che “ognuno deve sapere tutto sui pensieri intimi dell’altro”.

A Shangai alla fine del 1949 erano 146 le stazioni di polizia con la creazione di celle di detenzione da cento metri quadri che potevano detenere fino a 300 detenuti. Nello stabilimento di pena principale della città erano ben 18.000 i detenuti con frequenti ribellioni, perché fra gli incarcerati erano presenti militari. Repressioni di inaudita violenza all’interno dei campi di lavoro – detti laogai – che prendono forma. Sempre nel 1949 un migliaio dei 5000 operai di un cantiere forestale dello Yangchang  fu seppellito vivo.

La più grande carestia di tutti i tempi era dietro l’angolo. Gli anni dal 1959 al 1961, per una serie di scelte tecniche di coltivazione e irrigazione. Nel 1960, con 143 milioni di tonnellate di cereali, raccolto inferiore del 26% a quello del 1957, si cade ai livelli di produzione del 1950, ma con 100 milioni di cinesi in più. Con un’offensiva di tipo militare si incolparono i contadini della situazione, accusandoli di nascondere il grano. Almeno 10.000 contadini vengono internati in prigione e torturati. I bambini uccisi, fatti bollire e usati come concime per la terra. Fu fatto divieto di raccogliere i tanti bambini abbandonati e altresì vietati i funerali. In certi villaggi la mortalità per fame raggiunge il 50%. Nella regione dello Henan i casi di cannibalismo erano all’ordine del giorno; attraverso patti segreti fra famiglie ci si scambiano i figli per mangiarli.

In tre anni viene abbattuto il 48% dei maiali e il 30% degli animali da tiro. Questo porta i prezzi della carne a costare quattordici volte più di prima. Scrisse Wei Jingsheng, intellettuale cinese ancora vivente, in una sua testimonianza: “… Davanti agli occhi, tra le erbacce, mi apparve all’improvviso una scena che mi era stata raccontata durante un banchetto: quella di famiglie che si scambiavano tra loro i figli per mangiarli… Mao Zedong e i suoi settari con i loro sistemi e la politica criminale avevano costretto padri e madri folli dalla fame a cedere ad altri la carne della propria carne per placare la loro fame…”

Mauro Salucci

Fonte: Jean – Louis Margolin. Cina, una lunga marcia nella notte.

SALUCCI  SUL WEB
Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici. Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova