Ezra Pound, uno statunitense ligure. Di Mauro Salucci

Ezra Pound. Uno statunitense ligure adottato, del quale si parla e si scrive soprattutto da quando  il suo cognome è stato utilizzato per scopi politici.

Persona dotata di grande generosità, conobbe James Joyce nel 1912 e, solo due anni più tardi, l’americano T.S. Eliot. Nonostante in quel periodo non navigasse nell’oro, diede sostegno a entrambi.
Da Londra a Parigi, dove entrò in contatto con le avanguardie, fu infine attratto fatalmente dall’Italia dove nel 1924 si trasferì a Rapallo insieme a Yeats.

1925: “IO E MIA MOGLIE ABBIAMO SOTTOSCRITTO 25MILA LIRE A TESTA AL PRIMO PRESTITO DEL LITTORIO”

In Italia nacque la sua simpatia per la figura di Mussolini e per la propaganda, anche dopo lo scoppio della guerra, che canalizzò con la sua collaborazione con l’EIAR e Radio Roma. Catturato da due partigiani il 3 maggio 1945 nella sua casa di Rapallo, venne incarcerato per tre settimane in una gabbia di ferro scoperta e poi consegnato alle forze armate USA. Processato a Washington, dichiarato infermo di mente con una diagnosi molto contestata, venne rilasciato grazie ai letterati che perorarono la sua causa nel 1958. Nel 1961 tornò a vivere in Italia, a Sant’Ambrogio di Zoagli e per certi periodi nella sua casa di Venezia.

1943: POUND ADERISCE ALLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

Quello di “volgo” è un concetto sempre presente nella sua poetica. Il disprezzo per la mediocrità contrapposta  allamore per i “geni”, come considerava Mussolini, la trasposizione in chiave politica di un concetto filosofico, gli procurò guai a non finire.

Ezra Pound soffrì di prolungati disturbi mentali. Visse a lungo a Rapallo e fu in cura nel 1966 presso l’Ospedale San Martino di Genova, nelle mani dello psichiatra genovese Romolo Rossi, il quale conosceva bene la personalità e la complessità di questo geniale pensatore. Tanto da essere  il medico spesso chiamato, dopo la morte di Pound, a chiarire alcuni aspetti delle sue visioni filosofiche. La sua è una figura di intellettuale assai controversa, soprattutto per l’ammirazione mai negata per i regimi del totalitarismo del ventesimo secolo.
Uno dei testi più chiacchierati e dibattuti fu proprio “Jefferson e Mussolini”, poi vi fu l’impegno come economista che lo portò a scagliarsi contro il potere bancario che – parlando di genovesi – li avrebbe privati della loro sacrosanta facoltà decisionale in materia monetaria.

Pound aveva ben presente, da ligure adottato, che le banche nacquero proprio a Genova. Quasi sicuramente le sue tesi influirono sul suo internamento forzato per ben tredici anni nel manicomio statale di St. Elizabeth di Washington.
Negli anni fra il 1940 ed il 1943, parlando ai microfoni di Radio Roma, Pound aveva più volte sostenuto condanne del potere bancario in chiave anti ebraica. Il vero problema era che fra le sue affermazioni si nascondevano anche verità scomode per le quali, dopo la guerra, rischiava di essere processato. La malattia mentale e il soggiorno in manicomio misero le cose a posto, finché il governo di Eisenhower ritirò il capo d’imputazione.

Ormai settantatreenne si ritirò così a Rapallo. Scrisse di sé stesso in quel periodo: “Dentro era il posto adatto a lui per tranquillità, e nessuna responsabilità, lui poteva pensare la sua bolla di sapone ed essere il signore del creato senza nessuna complicazione“. Una notevole autoanalisi.

Mauro Salucci

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Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici. Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova