Rischio chiusura per il Circolo Cap di via Albertazzi, “una storia di squali e di beline oneste”

Genova – La vicenda del circolo di via Albertazzi che rischia lo sfratto per un mutuo residuo di 600.000 euro sull’immobile è “una storia di squali e di beline oneste”.
L’ha definita così, riportando le parole del presidente del Cap Danilo Oliva, il consigliere M5S Fabio Ceraudo.

È l’epilogo di una storia intricata, iniziata nel 2007 quando il circolo acquista l’immobile dalla Cooperativa Promontorio per 3,5 milioni di euro. È un’acquisto sulla carta e infatti il circolo si tiene in cassa gli ultimi 300.000 euro che serviranno a saldare il debito con la ditta costruttrice.
“Nel 2008 viene fatta richiesta alla Promontorio di poter saldare il debito, ma senza ottenere risposta. Fino al 2012. È l’anno in cui cambia il presidente della Promontorio e salta fuori un’ipoteca da 950mila euro sull’immobile che la cooperativa non aveva ancora saldato”, ricostruisce Ceraudo nel suo articolo 54 di oggi in Sala Rossa, e poi aggiunge che a un certo punto si fa avanti “il Gruppo Biasotti, che acquisterà le aree per poi rivenderle ad Esselunga, impegnandosi con una scrittura privata a favorire il rientro del debito tra Promontorio, Cap e Monte dei Paschi“, la banca che in questi giorni ha avviato le procedure legali per rientrare del prestito e che potrebbe mettere all’asta l’immobile.
“Questo perché, e lo ha scoperto il circolo, il Gruppo Biasotti ha voluto defilarsi dagli impegni presi lasciando campo aperto alle banche”, continua Ceraudo che dichiara anche di aver appreso ieri, in assemblea al Cap, che “lo stesso Gruppo verrebbe in aiuto dando 100.000 euro ma con la clausola di acquisizione degli oneri di urbanizzazione, mentre i restanti sarebbero da dividere tra il circolo e la Promontorio”.

Nel frattempo, e parliamo del 2014, il circolo aveva versato gli ultimi 300.000 euro dovuti diventando proprietario.

Una storia intricata, l’abbiamo già detto, dove sembra si affacci la speculazione edilizia. “È indubbio che in una città come la nostra, dove gli spazi sono ristretti, tutti i nuovi spazi diventano appetibili”, aggiunge il consigliere di Chiamami Genova, Paolo Putti, promotore dell’altro articolo 54 di oggi, che quindi precisa: “Su quell’area lì credo ci siano state diverse attenzioni negli anni, e quello che dispiace è che a fronte di diverse attenzioni poi le realtà sociali importanti siano quelle che sembrerebbero rimetterci. Bisognerà fare molta attenzione perché il Cap è una piccola creatura di grandissima importanza ma che si trova ad aver a che fare con dei ciclopi, o delle costruzioni o del business”.

“Chi vive il mondo portuale conosce benissimo il circolo”, risponde ai 54 l’assessore comunale allo Sviluppo Economico Portuale e Logistico, Francesco Maresca, che prende un impegno personale “per fare una sorta di mediazione, anche in sinergia con l’Autorità di Sistema Portuale, per risolvere la questione”.

Staremo a vedere cosa accadrà. Quel che è certo è che i tempi sono stretti: se non si arriverà a un accordo tra le parti, il 5 febbraio il  tribunale procederà con la nomina del funzionario delegato all’avvio dell’asta.

Simona Tarzia

 

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