L’ultima sigaretta e la banalità del fumo

Siamo piombati in piena campagna elettorale, non lamentiamocene. Lo si evince ormai chiaramente da alcune perorazioni dei nostri politici di riferimento attenti a non tralasciare occasione per trattare qualsiasi argomento, sui profili , istituzionali e non, al fine di occupare un qualunque spazio nell’infinita’ eterea del purché se ne parli. Altrimenti detto del ca…che ce ne frega. Perciò dalla polemica politica, e da quella del politically correct sino a quella di di genere a Sanremo, da Rula Jebreal al passo indietro di Francesca Sofia Novello. In un crescendo, per arrivare alla partecipazione,  o forse no, del rapper mascherato Junior Cally messo alla gogna mediatica per i testi sessisti e volgari delle sue canzoni dove Gioia fa rima con ingoia e con troia. Impallinato da diverse associazioni per i diritti delle donne per i testi delle sue canzoni che inneggerebbero allo stupro e al femminicidio. Condannato in maniera bipartisan da sinistra e da destra. Persino dal direttore della Rai in quota Lega Marcello Foa e dal suo comandante Matteo Salvini, come se si trattasse di una qualunque sardina.

Già ma Sanremo è Sanremo, un grande palcoscenico nazionalpopolare per le reti nazionali generaliste, perciò il battage del “purche’ se ne parli” è quasi sintomatico. E sintomatico è anche che i nostri politici di riferimento in preda alla malattia del momento, quasi si trattasse dell’acme influenzale, la candidite, cerchino nella polemica musicale un qualche spazio per riverberarsene.

E del resto non poteva esimersi dalla fustigazione del ventinovenne rapper romano in preda a crisi di identità nemmeno il nostro governatore Giovanni Toti visto che il Festival si terrà proprio nella sua Liguria. Anche perché, con le elezioni alle porte  deve aver pensato al rischio di alienarsi qualche voto del nutrito parterre femminile. Perciò, magari con leggero ritardo è intervenuto anche lui, perfettamente in linea con il capitano Matteo Salvini al quale in passato aveva più volte strizzato l’occhio durante l’avventura di “Cambiamo”, prima di rientrare rovinosamente nei ranghi del padre-padrone, il Telecavaliere Silvio Berlusconi. Anche se poi, qualcuno fra i soliti mestatori, si è domandato non casualmente perché il povero Toti non si fosse egualmente schierato quando si parlava – ed è successo anche recentemente – di “Olgettine” utilizzate né più né meno di bambole gonfiabili. Eppero’ questa è la politica, specie in periodo di elezioni. Non si può sempre sottilizzare e spaccare il capello in quattro.

Così, sdoganato anche Bettino Craxi, presunto statista morto in esilio piuttosto che ladro e mariuolo patentato condannato alla latitanza, dopo il film di Gianni Amelio lo stesso Toti si è avventurato in un post postmortem del tipo Amarcord,  come era bello quando eravamo tutti socialisti. E sottotesto i comunisti e la sinistra brutta e cattiva sono e continuano ad essere il male del paese. Del resto sul destino di Craxi, dopo gli ultimi saggi di Marcello Sorgi e Claudio Martelli, e soprattutto dopo l’ultima intervista di Di Pietro all’Espresso, la teoria del complotto ha ripreso prepotentemente vigore.

Perciò dopo essere intervenuto su questioni di ben altro spessore il nostro Governatore non poteva lasciarsi scappare l’occasione di polemizzare almeno un po’ con il sindaco di Milano Beppe Sala, autore dell’intento visionario di trasformare la città di Milano entro una decina di anni in un contingente di antitabagisti, anzi in un luogo della memoria in cui viga il proibizionismo della sigaretta, del sigaro, della pipa o giù di lì. Intende incominciare con il divieto alle fermate dell’autobus Sala per poi estenderlo a tutta la città. Si evince, perciò, che esclusi i luoghi pubblici, gli uffici, i cinema, i musei…. a Milano, prima o poi si potrà fumare solo con un indotto senso di penitenza nel chiuso della propria stanzetta. Sempre che ve lo permettano. Comunque gli ultimi sondaggi parlano di un Sala con consensi in larga crescita, anche se le intenzioni di voto registrano un centrodestra avanti. E personalmente questo rinfocolare la contrapposizione fra tabagisti e ambientalisti, non sono convinto che possa portare, anche in prospettiva, qualche risultato positivo. A Milano c’è più che a Genova e in Liguria il problema dell’inquinamento atmosferico in città, è vero, e forse scontentare qualche frangia di fumatore è meglio che vietare drasticamente l’accesso al centro degli automobilisti.

Del resto da destra a sinistra, l’area ambientalista viene data in crescita. E i nostri politici sanno di doverci fare i conti, prima o poi. Qualche tempo fa il nostro sindaco Marco Bucci se ne uscì con la proposta di fare la pipì nella doccia per non sprecare l’acqua dello sciacquone. Pero’ boccia l’idea del suo collega: “Io ho proposto mesi fa ai genovesi di fare pipì nella doccia per non sprecare l’acqua dello sciacquone quindi sono arrivato prima io. L’inquinamento va combattuto, ma in linea di priorità ci sono altre cose, gli impianti di riscaldamento, le navi in porto, ci sono tante cose che dobbiamo fare prima di vietare il fumo per strada”. Viene da chiedersi se il nostro sindaco abbia ancora a mente quando con una sola battuta scatenò l’inferno del campanilismo genovese definendo la nostra città una gioiosa periferia di Milano. Ma la politica e a maggior ragione i suoi più  o meno autorevoli interpreti, ormai hanno la memoria corta. Dimenticano con la rapidità di un post social.

Cosi il presidente/Govenatore Giovanni Toti aveva liquidato l’argomento con un briciolo di sarcasmo con un post sul suo profilo “Tassa sull’ombra dei balconi e multe a chi fuma per strada a Milano. Va bene la fantasia al potere… ma forse vi siete fatti prendere un po’ la mano!! Comunque sto pensando di vietare a chi viene da fuori di starnutire in Liguria: basta bacilli e raffreddori “foresti””. Rinverdendo almeno un po’ quella gustosa polemica campanilistica del CiaoMilano rivolto al turista Lombard che finisce inderogabilmente con “torta di riso finita, perciò prendersela nel… o con “MilanoSuka”, esternazione sempreverde della nostra vocazione turistica.

Comunque il post del nostro governatore in cerca di visibilità non poteva sfuggire al collega Davide Lentini, “immigratis” da Genova in quel di Milano per ragioni professionali che sul suo profilo lo ha bacchettato il giusto incorrendo e rincorrendo il filone benaltrista salutista: “Che tenerezza il presidente della Regione Liguria Toti che interviene sulla proposta del sindaco di Milano Sala di vietare il fumo alla fermate dei bus e nei luoghi all’aperto con grande concentrazione di persone.

Probabilmente Toti ha tempo da dedicare a altro visto che in Liguria non ha nulla da fare. È una regione piena di lavoro, dove i giovani hanno infinite opportunità di crescita e occupazione, una regione facile da raggiungere, dove ci si sposta agevolmente, dove i treni e i bus sono così tanti e così ben organizzati che è un piacere usarli. Una regione dove la sanità è fiore all’occhiello e talmente senza problemi che sì, Toti fa proprio bene a interessarsi e a ironizzare sulle idee di Milano.

Eppure, invece di fare battute, farebbe meglio a imparare dall’unica città d’Italia che ha tutti gli indicatori economici e occupazionali in positivo. E dove è possibile allargare le proprie vedute invece che limitarsi a mugugnare. Ah, e dire che a Milano Sala non spende soldi per fuochi d’artificio o passerelle rosse o ombrellini colorati. Eppure son tutti felici ugualmente”.

E vabbe’, ci sta, soprattutto da parte di chi magari, per tornare a casa, è costretto ad utilizzare convogli ferroviari perennemente in ritardo e a subire il calvario di viaggi su una rete autostradale simili a gimcane fra i cantieri. Tanto più che l’allarme lanciato da Sala, dopo una serie di analisi sullo smog, riguarderebbe anche le emissioni dei forni a legna e i fuochi di artificio. Perciò prima o poi…. basta pizze e feste di capodanno da quarantamila in piazza.

E comunque, sempre sul divieto di fumo a scopo salutistico ma anche anti-Inquinamento ricordo che un analogo divieto nelle spiagge adottato da alcuni comuni liguri, ma persino da un consiglio di municipio per la spiaggia di Vernazzola, non scatenò, a suo tempo, un analogo clamore. Ma posso anche compr endere il  giusto il sarcasmo di Toti in vista delle elezioni alle porte. Perche’ inimicarsi anche l’area dei tabagisti dopo aver strizzato sapientemente l’occhio all’ala delle donne e a quella degli ex socialisti?
Che poi sull’ultima sigaretta può sempre venire in soccorso quell’Italo Svevo de “La coscienza di Zeno” dove la grave malattia di Zeno Cosini non è tanto il fumo che lo intossica, quanto la sua incapacità a tener fede ai propositi. Il che, per un aspirante governatore non sarebbe comunque, ultima sigaretta o no, un bel biglietto da visita.

Giona

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