Lesbo: nel limbo dei profughi niente cure per i bambini con malattie croniche e potenzialmente mortali

Negando l’evacuazione sulla terraferma, in Grecia o all’interno dell’Unione europea, il governo greco sta deliberatamente privando 140 bambini bloccati sull’isola di Lesbo, fra cui alcuni neonati, delle cure necessarie per contrastare malattie croniche, complesse e potenzialmente mortali. Cure specialistiche, come ad esempio per malattie cardiache, epilessia e diabete, che né la clinica pediatrica di MSF fuori dal campo di Moria, né l’ospedale pubblico sull’isola, hanno la capacità di fornire a un numero così elevato di pazienti gravi”.
La denuncia arriva da Tommaso Santo, capomissione di MSF nel campo profughi di Moria, in Grecia, che poi aggiunge: “Bambini, donne e uomini stanno pagando il prezzo ingiusto delle politiche migratorie basate sulla deterrenza”.

Nel luglio 2019, il governo greco ha revocato l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica ai richiedenti asilo e alle persone senza documenti che arrivano nel paese, lasciando oltre 55.000 uomini, donne e bambini senza possibilità di cura.

Zahra

Racconta la mamma di Zahra, una degli oltre 19.000 abitanti del campo di Moria, attrezzato per ospitare non più di 3.000 persone: “Mia figlia di 6 anni, Zahra, soffre di autismo e viviamo in uno spazio minuscolo, praticamente senza elettricità. Spesso nel cuore della notte ha convulsioni e non c’è nessuno che ci aiuti. Voglio vivere in un luogo in cui mia figlia può giocare come gli altri bambini ed essere curata da un buon dottore”.

Mohamed

Per Mohamed, 3 anni, forse va anche peggio. Soffre di una disfunzione cerebrale che gli procura costanti mal di testa e per questo non riesce nemmeno a parlare. Il medico ha consigliato alla madre di mantenere un’igiene buona anche nel campo ma i bagni e le docce sono lontani e non abbastanza caldi per lavare Mohammed, così lei lo lava solo una volta ogni due settimane. “Cerchiamo di mantenere la nostra tenda pulita – racconta la madre – ma quando piove c’è fango ovunque. Come madre non mi importa di me stessa, mi interessa solo dei miei figli. Quando Mohammed si lamenta per il mal di testa provocato dalla malattia, so che non posso fare nulla per aiutarlo. Mi limito a piangere. Siamo qui da tre mesi e mezzo e tutti i medici che hanno visitato Mohammed hanno detto che avrebbe davvero bisogno di essere trasferito sulla terraferma per ricevere le cure necessarie, ma noi siamo ancora qui a Moria”.

Abdul

“Sono una madre sola, bloccata a Lesbo, e non posso nemmeno curare mio figlio”. È disperata la mamma di Abdul, perché a Lesbo non ci sono medici specializzati che possano curare suo figlio che è totalmente paralizzato, epilettico e non riesce più a dormire.
“Sono una madre sola, con altri tre bambini. Siamo tutti bloccati a Lesbo”, ripete come una litania che nessuno ascolta.
Una tragedia disumana, quella in corso a Moria, creata deliberatamente dalle politiche di contenimento dell’Europa e una situazione che evidenzia, ancora una volta, come l’accordo UE-Turchia del 2016 stia creando sofferenze inutili e mettendo in pericolo molte vite.

 

Per saperne più sulla situazione dei profughi a Moria:

Moria, vergogna d’Europa