A.A.A. Highlander cercasi disperatamente

Nostalgia, nostalgia canaglia… direbbe qualcuno, recidivo dalla visione dell’ultimo Festival di Sanremo, quello di Albano e Romina. Ma anche di Rita Pavone e Tony Renis, di Bobby Solo e Ornella Vanoni. Ma soprattutto della reunion dei Ricchi e Poveri, tornanti, dopo quarant’anni di indifferenza, nuovamente un quartetto.
Mario Tullo, per esempio, ex deputato del Pd, guardando attentamente su RaiUno, in Tv, la prima puntata de “L’amica geniale, seconda serie “, scopre che, ahimè, la cura dei particolari non è più quella di una volta.

E che sui muri di una Napoli anni Sessanta ricostruita interamente negli “studios, gravita un manifesto elettorale di Rifondazione Comunista. Errore grave, visto che Rifondazione Comunista viene fondata il 12 dicembre 1991 e nasce come movimento contrario allo scioglimento del Pci e in seguito alla svolta della Bolognina. Tanto che Tullo, che del PCI-PDS- DS-PD, ha seguito tutte le tappe e trasformazioni, dalla FGCI al parlamento passando attraverso il consiglio comunale e qualche Segreteria in salita San Leonardo, annota scherzoso: “Ieri sera incuriosito dalla promozione fatta dalla RAI, che parlava di “prima mondiale”, ho visto: L’amica geniale, fiction carina e anche Napoli di quegli anni ben ricostruita, ma se il regista e lo sceneggiatore me lo chiedevano due manifesti del PCI si trovavano. Sui muri anni 60 quelli di Rifondazione proprio non ci stanno…”. Commenti e plausi appaiono sul suo profilo, anche se qualcuno, magari persino fuori tema, chiede quando si decideranno, quelli del Pd, a tirare fuori dal cappello il nome del candidato per le regionali, ormai imminenti.

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Non contento qualche giorno dopo, il 14 febbraio, universalmente ricordato come il giorno degli innamorati, lo stesso Tullo posta un filmato bellissimo prodotto sei anni fa, giusto l’11 febbraio del 2014, per i novant’anni de “L’Unita’”, l’organo di informazione del PCI nato nel 1924 con Antonio Gramsci come direttore. La testata non esiste più dal 2017, ma l’operazione “Come eravamo” , oppure “Amarcord”,  o ancora meglio: “Nostalgia canaglia”, conserva tutto il suo polveroso fascino d’antan. E Tullo suggerisce:  “8 minuti di immagini straordinarie, ogni tanto si puo’ gustare la visione evitando commenti”. E le immagini che vanno dal “porta a porta”  alle manifestazioni di massa che il PCI poteva organizzare allora sono certamente affascinanti per quanto archetipo da libro delle memorie. Eppero’, nonostante l’intento c’è qualcuno che rompe il silenzio e un po’ insinua : “Ma come si fa a non commentare un vissuto, quante domeniche mattina passate a venderne copie nelle abitazioni. Come premio gita alla casa dei fratelli Cervi. Che brutta fine abbiamo fatto, poi scopriremo i colpevoli…Mario non è polemica, purtroppo è la realtà. Ciao a chi si sente ancora Comunista e Compagno”.
Gia’ Comunista e Compagno. E siamo all’eta’ dell’oro. Al mito dei bei tempi che furono con il PCI all’opposizione e poi anche quelli della scissione, perche’ no. E successivamente con Rifondazione e la diarchia Armando Cossutta-Fausto Bertinotti  dell’appoggio esterno al Prodi I ( 1996) e la successiva caduta provocata proprio da Bertinotti e del 2006, quando il partito di Bertinotti entrò far parte, insieme ai radicali , proprio del Prodi II. E il suo segretario Bertinotti divenne il presidente della Camera dei deputati.
Insomma, fra un incontro e l’altro, alla ricerca del candidato papabile, e/o sacrificabile, e dell’eventuale alleanza/antidoto con gli alleati di governo, per le imminenti regionali siamo ridotti a riesumare la leggenda. Nella speranza, flebile, di rivisitarla.

Non a caso il governatore uscente Giovanni Toti, con ironia irridente ha riassunto così le grandi manovre, o i lavori in corso, sull’opposta barricata: “Non mi è chiaro chi sia il mio sfidante: ho letto diversi nomi via via usciti di scena. Mi sembra un po’ Highlander, ne resterà soltanto uno”. E ogni riferimento  al film dell’ultimo immortale, al patto con il diavolo, ai duelli brandendo spade e Katana, Nash o Connor, Sunda Kostagir o Kurgan, New York o Scozia, non parrebbe essere puramente casuale. Alla fine, Connor riesce ad uccidere il Kurgan e ottiene finalmente la ricompensa: una vita mortale, la possibilità di avere figli e il potere di consigliare le menti dei potenti della Terra, inaugurando una nuova era per l’umanità. E con quegli antagonisti ridotti a macchietta sempre a caccia del mito e di utopia forse Toti un po’ di ragione ce l’ha persino. Sempre riguardo a storytelling o a barzellette e simili, surreale o forse no, sin troppo realistica la storiella raccontata da Pierfranco Pellizzetti, docente fino al 2012 di “Sociologia dei Fenomeni Politici” e “Politiche Globali” presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Genova, saggista di “MicroMega”, “Critica Liberale” e “Queste Istituzioni”, già’ opinionista del quotidiano “il Secolo XIX”, dal 2009 de “Il Fatto Quotidiano”, de “il Manifesto” e “La Vanguardia” (quotidiano di Barcellona). Storiella che riporta ai tempi di ho visto un re di Jannacci e Fo, con quel re. Nudo oppure no

Racconta Pellizzetti in un articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”  e on line su “Micromega”: “Invece da mesi assistiamo alla giostra delle candidature che si susseguono, in un risibile tiro al piccione, promosse dal locale fronte che si vorrebbe anti-sovranista; le dense fumisterie su chi è davvero gradito a Sant’Ilario o può esibire analisi del sangue che ne certifichino l’appartenenza al gruppo “purissima società civile”.
Con il bel risultato che la gente di Liguria finisce per essere espropriata persino della possibilità di partecipare autonomamente alla partita elettorale, operando scelte non inquinate da giochi esterni. Il sacrosanto diritto a una politica ligure fatta da e per i liguri. Quanto si direbbe impossibile finché tali giochi passeranno sulla testa degli abitanti, rispondendo a logiche loro estranee e a disegni del tutto strumentali. Magari maturati nel suk della politica politicante”.

Con tanto di analisi plausibile: “I giochi di potere nazionali certificano costantemente l’avvenuta marginalizzazione economica, logistica e ovviamente politica della Liguria. E la vicenda delle imminenti elezioni regionali ce ne forniscono l’ennesima riprova.

Mentre a Roma governa una compagine di centro-sinistra (nella sua versione “allargata”), a tale schieramento e a nessuno dei titani che lo guidano sembra interessare l’attuale assetto che regge la regione che fu uno dei poli dell’industrializzazione nazionale. Finita in mano a una Destra chiacchierona e inconcludente; soprattutto battibile, se solo ci fosse la necessaria determinazione nell’abbracciare strategie plausibili. E magari a portata di mano”.

E quindi spazio al racconto con nomi di fantasia ma riconducibili perfettamente ai personaggi in questione: “Situazione riproducibile in favoletta – ispirata a un accreditato teorema – utile a spiegare l’amletismo che prevale nel gruppo dirigente di quello che era stato per decenni il perno di ogni maggioranza, a Genova e nella regione: il PD fu PCI.
La storia di quanto – al tempo della Prima Repubblica – veniva chiamata un’intentona (ossia il golpe abortito).
Infatti c’era una volta un invecchiato giovane di negozio – paggio Urlando – che brigava per fare le scarpe al suo capo, mastro Zingarello. Il momento giusto sembrava essere un imminente e particolarmente delicato appuntamento di lavoro a Tortellinia, il primo e più importante mercato regionale della loro bottega. Purtroppo per il paggio, le cose a Tortellinia risultarono andare inaspettatamente per il meglio e mastro Zingarello – tornato vincitore e consigliato dall’eminenza grigia Bettinetto – pensò di liberarsi dell’infido Urlando. L’astuzia fu quella di promuoverlo per rimuoverlo, offrendogli un ritorno presidenziale nella sua terra d’origine, sotto il Passo del Bracco. Che in realtà avrebbe significato una messa da parte, vista lo scarsissimo apprezzamento che gli riservavano i conterranei. Per evitare questo destino carico di minacce, fu necessario mettere in campo un marchingegno: trovare il sostituto che lo sgravasse dall’inevitabile tracollo. E costui fu individuato nell’ingenuo scrivano Flessuccio, che non si accorgeva di essere usato dal paggio spregiudicato. Intanto, persi in questi sterili giochi, tutti loro non si accorgevano che una banda di magliari lumbard si era ormai impadronita del banco”.

Tanto che lo stesso Pellizzetti avverte: “Questa la favola. Poi non così lontana dalla realtà, visto che i protagonisti effettivi sono funzionari cresciuti alla scuola del macro-cinismo togliattiano, ingrigendo o perdendo i capelli nelle opache penombre dei corridoi di partito. Laddove era persino in auge trattare le persone alla stregua di “utili idioti”, secondo la brutale espressione attribuita a Vladimir Ilic Uljanov, in arte Lenin. Si può solo osservare che questo rigurgito di paleo-leninismo ferisce ancora una volta la gente di Liguria, ridotta al ben misero ruolo di cavie per inconfessabili esperimenti”.

Eggia, il paleo leninismo a cui si fa riferimento e la città laboratorio, mito d’un bel tempo che fu, come l’Unita’ che non esce più’, nonostante il bel gesto di Maurizio Belpietro che firmando l’ultima estemporanea edizione si è guadagnato la targa di sincero democratico, e i manifesti di Rifondazione Comunista, quella del sostegno esterno  e poi carnefice del Prodi I, con i postcomunisti partito di governo. Più o meno come oggi. E altri alleati. Quelli che a giorni si interrogheranno in un’assemblea alla sala Chiamata – altro mito d’un bel tempo che fu – lasciata agli alleati e poi sulla piattaforma Rousseau. In un ibrido di politica nuova che si sovrappone alla vecchia. Con nuovi e vecchi giochi di potere che, più o meno, sembrano sempre gli stessi. Immarcescibili e inossidabili. In cui si predilige il consolidamento personale attraverso la rottamazione di figure e figuri. Personaggi per sacrifici umani. Più o meno opinabili. In cui al bene comune si sovrappone l’interesse di casta. Siano politici, nuovi o di professione, docenti universitari, giornalisti, credibili o meno, ex ministri. Con la barzelletta della società civile. Che poi dovremmo essere, più o meno, tutti noi. Un altro mito per cui, da tempo ormai, non c’è più tempo. Ma oggi è pur sempre il giorno dedicato agli innamorati. E per un solo giorno è pur sempre lecito sognare. Almeno un po’.

Paolo De Totero