Stelle cadenti

Ve lo ricordate uno dei referendum più votati nella storia della Repubblica, quando il 54% degli elettori, ben 27 milioni di italiani, si schierò contro la privatizzazione dell’acqua?
Ecco, è dal tempo della vittoria del 2011 che il Forum dei Movimenti per l’Acqua si muove sui territori per evitare che i poteri economici e la politica ribaltino la volontà popolare, mentre la proposta di legge Daga sull’acqua pubblica deperisce ferma in Parlamento ormai da due anni, colpita da 250 proposte di modifiche.
Non è una cosa che si legge spesso sui giornali, eppure sono tante le vertenze che il Forum ha aperto sul territorio nazionale per arrivare a una reale ripubblicizzazione del servizio idrico, vertenze che hanno portato Napoli, ad esempio, ad essere il primo comune che ha completato il processo di trasformazione del gestore in Azienda Speciale “Acqua Bene Comune”. Su questa strada si era incamminata anche la Riace di Mimmo Lucano, e poi Brescia, Torino, Imperia, Palermo, tutte realtà dove la discussione è aperta.
Tutto bene dunque? Non proprio.
Se è vero che a livello locale alcuni si stanno muovendo, a fatica ma è pur sempre qualcosa, a livello nazionale il Movimento Cinque Stelle ha tradito il suo cavallo di battaglia e perso l’occasione per fare il salto di qualità con la gestione dell’acqua pubblica. E pensare che la proposta di legge, figlia dell’iniziativa popolare del 2007 su cui furono raccolte le 400.000 firme che portarono al famoso referendum, era al secondo punto del contratto di governo M5S-Lega!

“Oggi siamo qui per restituire simbolicamente la stella dell’acqua a Beppe Grillo”, ci spiega il portavoce del Forum, Alberto Drèssino, davanti al cancello della villa del fondatore del Movimento, a Sant’Ilario.
“L’acqua è stato uno dei motivi della campagna elettorale dei Cinquestelle che si sono impegnati a rispettare la volontà del referendum”, continua Drèssino che aggiunge con una punta di veleno: “La legge è stata emendata dagli stessi parlamentari di maggioranza e non ci rappresenta più. L’esito del referendum andava rispettato e non interpretato”.
È una delegazione pacifica quella che ieri ha citofonato a Beppe Grillo, ma agguerrita: “Non c’è alcuna attenzione della politica su questo testo di legge”, interviene dal comitato di Torino Simona Bombieri che lancia un appello al Governo: “Abbiamo bisogno che ci sia una legge sulla ripubblicizzazione dell’acqua che non sia stravolta dagli emendamenti perché in questo Paese siamo molto indietro negli investimenti sullo spreco idrico. Basta lucrare su un bene pubblico”.

Alcuni rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, sabato a Sant’Ilario

Ma cosa significa ripubblicizzare l’acqua? È semplice: una volta approvato il ddl, scadranno tutte le concessioni e l’acqua uscirà dalle logiche di mercato.
Secondo uno studio di Utilitalia – la Federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas -, per sostenere un servizio idrico in assenza di tariffa si dovrà far leva sulla fiscalità generale, per un costo che potrebbe aggirarsi intorno ai 22/25 miliardi di euro, almeno per il primo anno.
“Non è affatto così”, contesta Drèssino spiegando che “il Forum nazionale ha condotto a sua volta uno studio, passato sotto silenzio, che chiarisce come il costo reale si aggirerebbe intorno ai 2/2,5 miliardi spalmati su diverse annualità”.
La solita guerra dei numeri che si accende quando si vanno a toccare gli interessi delle grandi multiutility che si spartiscono Paese e dividendi ma non investono nelle infrastrutture: “La situazione delle perdite idriche è peggiorata a fronte di un aumento degli utili per i gestori”, chiarisce Pino Cosentino che è a Sant’Ilario in rappresentanza del comitato genovese anche per denunciare la grave situazione della città della lanterna: “L’anno scorso Iren Acqua ha avuto un utile di 46 milioni di euro su 200 milioni di fatturato e ha distribuito 71 milioni di dividendi prendendo la differenza dalle riserve. In nove anni, questa azienda ha realizzato 253 milioni di utili e distribuito 263 milioni di dividendi”.
E gli investimenti? “Ce lo ricordiamo quando nel 2016 le tubature di Mediterranea delle Acque (Gruppo Iren) sono esplose sette volte in dieci giorni?”, conclude amaramente Cosentino, “ecco, è così che lavorano le multiutility”.

Azionariato Iren al 2019: il 48,70% è flottante

Stessa cosa a La Spezia dove la città è in mano a Iren che “si è mangiata la nostra municipalizzata e spadroneggia non solo nell’acqua ma anche nel gas”. A parlare è Rino Tortorelli, del comitato di Spezia, che segnala il solito problema: aumento delle tariffe e scarsissimi investimenti sul servizio, “perché il privato deve fare i soldi. Del resto Iren è una multiutility che ha nell’azionariato anche banche d’affari internazionali alle quali interessa poco di come funzioni il servizio idrico a La Spezia”.
Società quotate che mischiano privati ed enti locali, le aziende multiservizi stanno cavalcando il mercato: A2A, Acea, Hera e Iren volano al listino di Piazza Affari e negli ultimi quattro anni raddoppiano  le loro capitalizzazioni.
“Quattro grossi players a livello nazionale”, continua Tortorelli, “che per fregare dalle tasche dei cittadini si sono spartiti il mercato alla faccia della concorrenza”, in un risiko che si gioca sulle spalle dei beni comuni e all’ombra di una politica incapace di mantenere le promesse.

Simona Tarzia

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