Uomini e maschere

Stimati e stimabili lettori, ovvero quei pochi che mi sono rimasti. Nella fattispecie quelli non impegnati in gare, carrello contro carrello, fra i banchi di alimentari di un qualsiasi supermercato o ipermercato cittadino. Oppure nel reperimento di adeguate scorte di Amuchina in farmacia o presso un qualsiasi rivenditore di fiducia, non escluso il mercato nero.  O ancora, attivo nel disertare rigidamente qualsiasi tragitto in treno, o corsa in autobus o in mezzo pubblico non adeguatamente bonificato. Perfino solerte nella lettura di ulteriori informazioni virologiche sul Covid 19, o di ultime volontà di virologi, ricercatori, infettivologi e medici del settore che, una volta infettati, lasceranno tutti i loro averi ai poveri in assenza di reddito di cittadinanza. Dicevo, stimati e stimabili lettori per la fiducia che da sempre ci lega, ed essendo io stesso uno scrittore sotto pseudonimo – insomma una sorta di maschera posticcia imposta sul volto di un, ahimè fu, giornalista, per mero scopo dissuasivo – mi corre l’obbligo di un’avvertenza. E cioè oggi, martedì grasso ed ultimo giorno del carnevale – esclusivamente come ricorrenza, visto che le manifestazioni pubbliche sono state cancellate ed abolite per decreto ministeriale e le scuole permangono chiuse allo scopo e al fine di evitare pandemie e contagio – al netto e alla luce di quanto accaduto ieri, alla vigilia dell’ultimo giorno di carnevale, non mi sento, in tutta buona fede, di potermi impegnare in pronostici di qualsiasi sorta su quanto potrà accadere oggi, durante la seduta del consiglio comunale, nella famosa, o famigerata, sala rossa di palazzo Tursi.

Anche perché, già ieri, nel primo giorno di applicazione del decreto anticontagio se ne sono viste delle belle. E non solo nella sala rossa, dove due consiglieri di maggioranza, anzi addirittura un capogruppo ed un decano, per la precisione, pare abbiano voluto partecipare alla seduta, uno con una maschera da saldatore sul volto – che se fosse stata costellata di swaroski avrebbe fatto pensare al rapper presunto sessista noto come Junior Cally – e l’altro, il decano – dal cognome che, appunto si abbina a “parlante”- che pare che detenga il record oratorio in sala rossa, con mascherina protettiva. Tanto che il consigliere del Pd Alessandro Terrile ha recitato nei panni del fotografo di corte immortalando con il telefonino i due “consiglieri mascherati” provvedendo immediatamente a diffondere le immagini via social.

Sembra anche  che la comparsa del decano con record oratorio abbia ispirato a molti dei presenti un sospiro di sollievo, perché tutti – non so se a torto o ragione – devono aver pensato che, nell’occasione specifica, per una volta, non avrebbe preso la parola perché palesemente impedito nell’eloquio dalla mascherina sulla bocca.
Per la cronaca non stupisce nemmeno l’esibizione del capogruppo dal cognome tintinnante, già noto per una precedente esibizione di salto della rete in stile fosbury, ripreso con telecamera del cellulare per i poveri cagnetti ricoverati nella struttura di Monte Contessa a Sestri ponente. Solo che non trovando il custode per la tarda ora notturna dell’impresa pare che il sunnominato abbia poi trovato qualche difficoltà a ricompiere il gesto atletico per uscire dal canile. Restandovi quasi imprigionato nonostante il freddo intenso della notte.
Eppure nonostante l’evidente clima preveglione di carnevale e forse addirittura prepentolaccia, i nostri giocosi eppur solerti consiglieri qualche risultato a casa lo hanno perfino portato.

Annota la capogruppo del Pd sul suo profilo facebook circa la giornata di ieri: “In un Consiglio Comunale surreale siamo riusciti a portare ordini del giorno ed emendamenti , dopo aver ascoltato le richieste delle associazioni di categoria in commissione, a favore degli esercizi  commerciali rispetto al regolamento per l’applicazione del canone per l”occupazione di spazi ed aree pubbliche.

Votati a favore i nostri ordini del giorno ed emendamenti che prevedono quanto segue:

1) rateizzazioni e dilazioni  chieste da un esercizio commerciale verranno valutate  tenendo conto solo delle morosità in essere

2) inserita nel regolamento la possibilità per due attività di condividere il medesimo dehors in fasce orarie diverse, suddividendone il costo

3) un tavolo tecnico di confronto con le categorie interessate, per la revisione complessiva della classificazione delle strade

4) declassamento automatico di una categoria per tutte le strade dei Municipi Valpolcevera, Centro Ovest e Medio Ponente  rispetto a quanto previsto dall’articolo 38 bis del regolamento COSAP ai casi possibili compatibilmente con gli equilibri di bilancio .

5) attivazione da parte del sindaco e della giunta verso il Governo per pagare la TARI in 6 rate invece che 4
Altri emendamenti e ordini del giorno nati dal confronto con le associazioni di categoria sono stati recepiti attraverso un emendamento di giunta e quindi ritirati. Ottimo primo  risultato della giornata  per il Gruppo Consiliare PD Comune di Genova”.

Insomma nonostante la voglia di far casino di una parte, interrogandosi legittimamente sul virus, sui rischi in cui si incorre con la permanenza in sala rossa a caccia di un gettone di presenza e senza nemmeno una qualche indennita’, il senso istituzionale pare abbia vinto.

Epperò la stessa capogruppo del Pd già ieri, sempre sul suo profilo Facebook, visto il vissuto, ha posto legittimamente dei dubbi sullo svolgimento della seduta di oggi è ha messo le mani avanti: “AUTOPARCO A CORNIGLIANO: LA GIUNTA COMUNALE  HA PAURA DEL CONSIGLIO. Nel corso della discussione di bilancio in corso oggi a Palazzo Tursi, la Giunta ha dichiarato inammissibili i tre ordini del giorno presentati dal Gruppo Consiliare PD sulla vicenda dell’autoparco di Cornigliano. I documenti impegnavano l’Amministrazione a rispettare l’Accordo di Programma di Cornigliano e le norme contenute nel Piano Urbanistico Comunale confermando la destinazione d’uso a parco urbano delle aree intorno a Villa Bombrini, che il Comune vuole trasformare in parcheggio per Camion. Abbiamo chiesto che la segreteria generale specifichi per iscritto le motivazioni dell’inammissibilità dei documenti per presunta non pertinenza alla delibera di bilancio. Ma la ragione è tutta politica:  sulla controversa questione di Cornigliano, la Giunta ha paura del voto del Consiglio Comunale. E’ per questo che l’amministrazione Bucci pensa di autorizzare il parcheggio senza proporre al Consiglio la modifica del piano urbanistico.
E’ per questo che non vengono ammessi al voto perfino gli ordini del giorno sulla questione. Gruppo Consiliare PD Comune di Genova”. E poi, come se non bastasse, all’ordine del giorno dovrebbe essere prevista anche una mozione sulla realizzazione di una galleria fonoassorbente in via Lungomare Canepa.

Per questo non me la sono sentita di prendermi responsabilità pronosticando il regolare svolgimento della seduta. Chissà’ che nell’occasione non si presentino in aula consiglieri con la maschera del medico della peste. Oppure qualche altro rappresentante politico/istituzionale nelle vesti dei monatti, con barella e sonaglio alle caviglie. O peggio dell’untore. Visto che mi è venuto perfino il legittimo dubbio che l’ambientazione di ieri non sia stata che una prova generale del dramma/fiction “consiglio comunale si tempi del Coronavirus”. Per un’assemblea “incubo” in cui ognuno indossa una maschera sul volto. In una sorta di rappresentazione riveduta e corretta del dramma pirandelliano di “Uno nessuno centomila”. Dove nella nostra vita sociale ognuno di noi indossa una numero spaventoso di maschere, da utilizzarsi nelle diverse circostanze che ci vengono imposte dalle convenzioni e dalle norme di comportamento. Maschere che ci si appiccicano addosso al punto da cancellare il nostro io autentico, che si perde con la nostra identità, creando intorno a noi una prigione di falsità da cui si esce solo in due modi: con la follia o tramite la morte.

 Dice l’autore “C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo resti nessuno”.

Visione che si sposa perfettamente con il mondo social per il quale si confà benissimo anche e soprattutto la teoria  sociologica di Erving Goffman che non a caso vien definita “modello drammaturgico”. Goffman, pur rifacendosi alla visione pirandelliana se ne discosta. Infatti parte riconoscendo che nella vita quotidiana ognuno di noi è chiamato a recitare una serie di “ruoli”, all’interno dei quali deve assumere determinati comportamenti: insomma, come veri e propri attori, recitiamo una parte per ottenere dagli altri un certo riconoscimento, ci costruiamo una “facciata” da presentare al pubblico che assiste alle nostre performance, che possono aver successo oppure no, a seconda delle nostre capacità di risultare convincenti. Ma poi vira decisamente, portandosi agli antipodi della posizione pirandellaina. Perche’, tuttavia in tutto questo, secondo Goffman, non c’è proprio nulla di tragico. Per il giovane Pirandello, per esempio, la vita non era nient’altro che “un’enorme pupazzata”, uno spettacolo all’interno del quale ognuno di noi è ridotto a marionetta, costretto a compiere atti e gesti che non gli appartengono, impossibilitato a fare scelte e a realizzare i propri desideri e le proprie aspirazioni.

Per Goffman, al contrario, si tratta di strategie dell’interazione sociale, che, se agite in modo appropriato e funzionale, conducono al successo, in caso contrario al fallimento; quindi costituiscono una modalità positiva di interazione, che conferisce un senso e una direzione alle relazioni interpersonali. Il che ci consentirebbe, probabilmente a ragione, di rivoltare completamente la frittata o di capovolgere il mondo, a seconda della profondità di pensiero, con una boccata di ottimismo – o forse no – persino in piena epoca di possibile contagio da Coronavirus e di salutare quarantena.

Spiegava un mio amico saggio con una sorta di felice aforisma che mi sento di condividere in tutto e per tutto: “E’ palese che il vero problema di oggi non sia il virus, ma i social”. Gia’ social e maschere a sovrapporsi anche nell’ultimo giorno di carnevale. con maschere e un ambito ristretto e ambiguo che ormai vale per l’intera esistenza, navigando fra untori e medici della peste e quel Luigi Pirandello con le sue mille maschere ma nessun volto, sdoganate ormai da Goffman a perfetto rito sociale. Percio’ lasciate che anche qualche consigliere comunale oggi possa avere i suoi cinque minuti di notorietà. Magari mostrandoci, una volta di più, quello che non è.

Giona