Uso indiscriminato degli antibiotici negli allevamenti: Italia seconda in UE dopo Cipro

Partiamo da un puro fatto di cronaca. Questa mattina, i Carabinieri del Nas di Catania hanno sequestrato numerose confezioni di medicinali ad uso veterinario scaduti, prevalentemente ormoni, antibiotici e anabolici, detenuti senza alcuna prescrizione medica in modo da essere somministrati agli animali dell’azienda fuori da ogni controllo. I militari, con la collaborazione del distretto veterinario locale, hanno effettuato il sequestro sanitario dell’intero allevamento, cioè 11 bovini di cui 3 sprovvisti di contrassegni identificativi, in quanto sottoposti abusivamente a trattamenti terapeutici. Il titolare dell’attività, che operava senza le necessarie autorizzazioni, è stato denunciato in stato di libertà per somministrazione abusiva di farmaci veterinari e multato con una sanzione amministrativa di 3.000 euro, oltre al valore della struttura sequestrata che supera i 500.000 euro.

Foto scattata in un allevamento di suini nel Nord Italia – Animal Equality

Ecco, questo sequestro di stamattina è la fotografia di un Paese dove le condizioni degli allevamenti sono ancora super intensive e puntano sull’uso indiscriminato dei farmaci per mantenere in vita gli animali.
Ancora lontana dagli standard europei, l’Italia non pare pronta al divieto dell’UE sui trattamenti di gruppo che pioverà sugli allevatori nel 2022.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), infatti, siamo i maggiori consumatori di medicinali veterinari dopo Cipro: in Italia quasi il 70% degli antibiotici venduti sono destinati agli animali da allevamento.  Le classi di molecole più vendute risultano le tetracicline (29% delle vendite totali) e le penicilline (26,6% delle vendite totali).
Nonostante un recente trend di riduzione, il consumo rimane 2,5 volte più alto della media europea e fra 20 e 50 volte più alto di paesi come la Svezia e l’Islanda.
Scarso anche lo sforzo per limitarne l’uso attraverso i trattamenti individuali: da noi, oltre il 90% degli antibiotici destinati agli allevamenti sono impiegati per l’uso di massa, disciolti nei mangimi o nell’acqua, e dunque vengono somministrati anche agli animali sani. Andamento confermato dal fatto che le principali forme farmaceutiche vendute sono le premiscele (42,55%) e le polveri orali (36,22%).

Un impiego inappropriato che interessa da vicinissimo anche noi umani: ogni anno in Italia sono 200mila i casi stimati di infezioni da batteri antibiotico resistenti e quasi 11mila i decessi, numeri che sono legati con un filo doppio all’enorme dispersione di molecole antibiotiche che gli allevamenti scaricano in natura contribuendo a rendere i germi sempre più resistenti. 

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