Coronavirus, l’allarme dell’OMS: “Pandemia non significa passare dal contenimento alla mitigazione”

Ginevra“Come sapete, ieri ho dichiarato che l’epidemia globale di COVID-19 ora è una pandemia. E questa non è una decisione che abbiamo preso alla leggera“, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus nella conferenza stampa di oggi.
Una valutazione dettata dalla velocità del contagio – “sono quasi 125.000 i casi segnalati all’OMS e 118 paesi interessati. Nelle ultime due settimane, il numero di casi al di fuori della Cina è aumentato di quasi 13 volte e il numero di paesi colpiti è quasi triplicato” -, e dalla preoccupazione che alcuni paesi non stiano affrontando questa minaccia con il livello di impegno politico necessario per controllarla.

Tedros Adhanom Ghebreyesus

“Vorrei essere chiaro – ha continuato il direttore generale –: descriverlo come una pandemia non significa che i paesi dovrebbero arrendersi. L’idea che i paesi debbano passare dal contenimento alla mitigazione è sbagliata e pericolosa. Al contrario, le misure devono raddoppiare. Questa è una pandemia controllabile. I Paesi che decidono di rinunciare alle misure fondamentali di sanità pubblica, potrebbero finire con l’avere un problema più grande”Per questo l’OMS sollecita tutti ad adottare un approccio globale adeguato alle circostanze, e fondato prima di tutto sul contenimento.
Esistono, infatti due risposte possibili alla minaccia di pandemia: il contenimento,  che significa mettere in isolamento gli infetti e in quarantena i loro contatti come si fece per la SARS e l’epidemia di Ebola del 2014-2016. E poi c’è la mitigazione della diffusione, che si attua attraverso la chiusura di scuole, negozi, fiere, bar, ristoranti.

La strategia che l’Organizzazione Mondiale ribadisce si debba mettere in atto è prima di tutto quella del contenimento e si fonda su alcuni step molto semplici. È sempre il direttore generale a spiegare che per prima cosa bisogna essere preparati. Vi sono ancora 77 Paesi senza casi segnalati e 55 Paesi che hanno riscontrato solo una decina di casi. Questi dovranno istruire il personale e preparare le strutture sanitarie per fare in modo che la situazione resti così com’è”.
Per i corsi di formazione sul COVID-19, l’OMS ha messo a disposizione la piattaforma OpenWHO, che al momento conta già 176.000 iscritti.

Scovare il virus è un altro importante step sul quale si sofferma l’OMS: “Tutti i Paesi dovranno istituire una sorveglianza speciale per trovare e isolare il maggior numero possibile di casi, in modo da spezzare la catena della trasmissione. Mettere in quarantena i contatti più stretti di chi si è ammalato è un altro modo per rallentare la diffusione del virus”.

Naturalmente, ogni Paese dovrà trovare un equilibrio tra la protezione della salute, la salvaguardia dell’economia, la prevenzione dei disordini sociali e il rispetto dei diritti umani.

“Tutti i paesi hanno lezioni da condividere – conclude il Direttore Generale – questo è un nuovo virus, è una nuova situazione. Stiamo tutti imparando e tutti dobbiamo trovare nuovi modi per prevenire le infezioni, salvare vite umane e ridurre al minimo l’impatto”.

L’OMS sta lavorando giorno e notte per supportare tutti, a livello globale, con un piano strategico che vede impegnata anche l’ONU: sono state spedite forniture di dispositivi di protezione individuale in 57 paesi e presto ne seguiranno altri 28.  Hanno già raggiunto 120 paesi, invece, le forniture di laboratorio. L’impegno dell’OMS nel piano strategico di risposta al COVID-19 prevede al momento un investimento di   oltre 440 milioni di dollari americani.

Traduzione e adattamento Simona Tarzia

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