Mascherata e mascherine

“Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremmo accontentarci di morire in odore di pubblicità”.
Lo sosteneva Ennio Flaiano già parecchi anni fa quando asseriva anche, e con cognizione di causa, che “Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura”, o vaticinava sicuro: “Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”. Un trittico di aforismi che addirittura qualche decina di anni or sono finiva per mordersi la coda transitando in bilico sulla linea di demarcazione fra comunicazione e informazione, fra racconto dei fatti e storytelling, tra notizia e fake news, fra propaganda e culto della personalità. Fra una sorta di sciacallaggio sull’emergenza e solidarieta’ pelosa, fra coesione e spirito nazionalistico o condivisione. Fra flash mob improvvisati, tricolori appesi o sbandierati. Narcisi ed esibizionisti e….in carenza di santi.

Con il passa parola dello “io sto a casa” e “state a casa” e “Ce la faremo”, o con gli interrogativi rivolti al dopo “Cosa sarà?”, “Come sopravviveremo?”.
Con i runner e gli anti runner. Con i numeri crescenti di denunce per i concittadini che, in barba all’emergenza si fanno i fatti propri. Dei ricoverati in ospedale contaminati dal virus, dei morti, dei necrologi. Con il sovrapporsi di modelli per l’autocertificazione delle uscite “fuori porta”. Già, perché l’emergenza continua. Anche se sembrerebbe che le nuvole e il buio, alla faccia di questo tempo perennemente primaverile, inizino a diradarsi. L’emergenza continua, con un po’ piu di ottimismo, forse. Anzi, con un pelino in meno di pessimismo. Anche se gli esperti avvertono che prima di tornare alla normalità ci vorrà ancora del tempo e sarà dura. E non solo per le aziende, non solo per il lavoro, non solo per gli scolari e gli insegnanti. Non solo per il personale sanitario valoroso e sottoposto a uno stress inimmaginabile e a tratti eroico.

Perché il senso del dovere in quest’epoca di esibizionismi fini a se stessi viene definito come eroico. Vabbè che di fronte a un ex ministro degli Interni a spasso mano nella mano con la fidanzata, sarebbe da definirsi eroico anche chi resta fra le quattro mura, comodamente spaparanzato sul divano a guardarsi l’ultima serie Netflix. Epperò, talvolta il doppiopesismo rischia di fare danni incalcolabili, perché la “ggente”, quella dotata di un minimo di raziocinio che ha raccolto l’appello e ha finito per autorecludersi in casa, beh, quella avrebbe bisogno di migliori esempi. E chissà che impatto potrà avere questo comunicato proveniente dal presidente/Governatore Giovanni Toti e dai suoi comunicatori?

GENOVA, 18 MARZO 2020
CORONAVIRUS, REGIONE LIGURIA, DOMANI GIOVEDI’ 19 MARZO ALLE 11.30 IN ARRIVO DA SHANGAI 50.000 MACHERINE DESTINATE ALL’OSPEDALE SAN MARTINO. LA CONSEGNA IN PIAZZA DE FERRARI.
GENOVA. Domani, giovedì 19 marzo alle 11.30, davanti al palazzo di Regione Liguria è prevista la consegna di 50.000 mascherine messe a disposizione per la sanità ligure dal China COSCO SHIPPING Corporation Ltd di Shangai tramite COSCO Shipping Lines Italy.

Alla consegna che si svolgerà in piazza De Ferrari parteciperanno, con le distanze di sicurezza previste, il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, la vicepresidente e assessore alla sanità Sonia Viale, l’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Giampedrone, il Cavaliere Augusto Cosulich AD della Fratelli Cosulich SpA e socio italiano della Cosco, Mister Hua Hu, AD Cosco Shipping Lines Italy e Marco Donati, Direttore Generale della Cosco Shipping Lines Italy. Il carico è partito da Shangai facendo tappa a Baku in Arzebaigian ed è arrivato all’aeroporto di Malpensa mercoledì pomeriggio e da lì con un camion in piazza De Ferrari.
Le mascherine saranno consegnate dalla Protezione civile di Regione Liguria al centro di smistamento regionale dell’Ospedale Policlinico San Martino. Una volta soddisfatte tutte le esigenze della sanità, le mascherine saranno messe a disposizione della Protezione civile per la distribuzione sui territori”.

O quello rivolto ai colleghi: “Gentilissimi colleghi, in merito alla consegna delle 50.000 mascherine che avverrà domattina alle 11.30 in piazza De Ferrari (come da precedente nota inviata) si richiede gentilmente e per motivi di organizzazione delle opportune distanze di sicurezza da mantenere, di segnalare i nomi delle persone che intendono partecipare. Potete pertanto inviare una mail a ufficiostampa@regione.liguria.it oppure contattarmi via wa. Grazie per la collaborazione e buon lavoro”.
Già, è comunque lavoro. E sono curioso di vedere quale responsabile di quali  testate o sito di informazione on line, avrà il coraggio di distogliere personale e fotografi per raccontare del passaggio di consegne pubblico, ma per carità, a qualche metro di distanza, che il virus non è stato ancora completamente debellato. Viene in mente la cena dei millecinquecento di Salvini, con il governatore Fontana, o quella riunione  con gruppo di milanesi in Comune, con successive richieste di chiarimenti dei gruppi di opposizione al Prefetto, per avere maggiori informazioni sul dipendente comunale contagiato. Domande gia rivolte al sindaco per le quali non è bastata una lettera di spiegazioni dell’assessore Giorgio Viale. Insomma l’emergenza c’è o non c’è. Per tutti o per nessuno. E meglio sarebbe che i nostri rappresentanti istituzionali e chi è al vertice degli enti rappresentativi dia il buon esempio personalmente.

Perché altrimenti mi sento di dover dare ragione a Paolo Crepet, personaggio televisivo e studioso della psiche umana, che alla domanda: “C’è chi sostiene che questa quarantena da Covid-19 ci migliorerà, accrescerà il nostro senso civico. È  così?”.
Risponde deciso: “Che gli italiani abbiano un senso civico mi viene da ridere. Noi siamo quelli che parcheggiano l’auto in tripla fila, in quarta fila, che ci piazziamo nel perimetro riservato agli handicappati. Oggi vedo un senso retorico nelle esternazioni collettive: ho visto un sacco di tricolori. Tutto ciò mi fa pensare”.
Già, dovremmo accontentarci di morire in odor di pubblicità. Preelettorale anziche no. E, come diceva Ennio Flaiano…. in assoluta mancanza di santi.

Paolo De Totero