Coronavirus, lo sfogo del medico di Villa Scassi: “In trincea senza protezioni, per noi il rischio di finire in una bara è realistico”

LA TESTIMONIANZA
Genova
– “Tanti di noi, me compreso, vanno avanti a benzodiazepine per prendere sonno perché è ovvio che soffriamo di disturbi di tipo traumatico. Viviamo isolati dalle famiglie. Io sono più di due settimane che non vedo mia moglie e mio figlio. Lo faccio per proteggerli perché mi considero positivo“.

Sono le parole scioccanti che abbiamo raccolto parlando al telefono con un medico che vive nella trincea dell’ospedale Villa Scassi, a Sampierdarena, dove “per noi il rischio di prendere la malattia è reale, come è reale quello di finire in una bara”, perché ormai l’emergenza si combatte con turni massacranti di dodici ore vissute nella consapevolezza di lavorare senza le protezioni adeguate, “è dal 17 marzo che non abbiamo più le mascherine a filtrazione più alta, le famose FFP3”.

Un dramma quello dei dispositivi di protezione che fa arrabbiare il personale sanitario: Come lavoratore io mi sento preso in giro – continua il medico dello Scassi –, anche perché questa carenza di dispositivi ha portato l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) a emettere un nuovo protocollo per declassare il livello di protezione”.
Ma cosa significa? In parole povere, “se prima per lavorare in un reparto era richiesta una mascherina FFP3 ora, con il protocollo del 14 marzo, è sufficiente la FFP2“.
Un espediente per proteggere le Direzioni Sanitarie da eventuali cause di lavoro? O forse l’unico modo per evitare la totale paralisi del sistema?
Non lo sappiamo. Di certo c’è che fare i turni in Medicina di Emergenza con la FFP2 è come giocare alla roulette russa: “I medici e gli infermieri del nostro Pronto Soccorso lavorano in un ambiente impestato di pazienti che ricevono supporto ventilatorio non invasivo – chiarisce il medico dello Scassi -. Questo tipo di terapia provoca una nebulizzazione delle goccioline di saliva del malato nell’aria circostante, che si propaga nell’ambiente insieme al virus“. E mediamente al Pronto Soccorso di Villa Scassi ci sono tra  le 80 e le 90 persone attaccate l’una all’altra, in barba al rispetto della distanza di sicurezza che crolla davanti alla mancanza di spazi. Un azzardo che si somma ai rischi del personale sanitario e aumenta la lista dei contagiati.
Ieri ho messo in barella un’infermiera del nostro Pronto Soccorso con la febbre alta. Ma perché dobbiamo pagare noi il prezzo di anni e anni di politiche sbagliate? Non stiamo chiedendo degli elicotteri ma solo banalissime mascherine”, si sfoga il medico dello Scassi che poi ci spiega il lato oscuro delle FFP2: “Queste mascherine, che con il declassamento sono diventate adeguate, durano poche ore eppure capita che noi le dobbiamo usare per un intero turno perché scarseggiano“.
Chi lavora in ospedale in questi giorni di emergenza ha messo in conto di dover fare più ore dell’orologio ma non di vedere i colleghi sdraiati in barella, o camminare nei reparti “come fantasmi”, stremati perché manca tutto, anche i medicinali.
“Non ci sono scorte perché le scorte sono considerate uno spreco. Anche avere un anestesista in più è contemplato tra gli sprechi. L’Italia ha distrutto la sanità pubblica e il Covid ha portato a galla questa verità in maniera drammatica”, continua il medico dello Scassi che ci spiazza con una domanda a bruciapelo: “Lo sapete qual è un’altra delle cose che mi ha indignato? Che per colmare la carenza di personale, ASL3 abbia proposto agli specializzandi un contratto da liberi professionisti,  senza tutele in caso di incidente sul lavoro o malattia, alla cifra vergognosa di 28 euro lordi all’ora”.
Cornuti, mazziati e abbandonati al proprio destino mentre lottano per gestire l’emergenza e salvarci la vita: “Ogni giorno – conclude il medico dello Scassi -,  quando finisco il mio turno in un inferno del genere, non vedo l’ora di fare una doccia per togliermi di dosso questa sensazione di infezione che mi porto nella pelle da quando è cominciato tutto”.

L’ORDINE DEI MEDICI: “ABBIAMO PERSO TEMPO. ALL’ITALIA IL PRIMATO DI MEDICI E PERSONALE SANITARIO CONTAGIATO”
“In tutta Italia abbiamo avuto una grave carenza di dispositivi di protezione e questo ha fatto sì che il nostro Paese raggiungesse numeri spaventosi di medici e operatori sanitari infettati. Questo ci ha distinto purtroppo dal resto del mondo”.

Alessandro Bonsignore

Lo spiega a Fivedabliu Alessandro Bonsignore, Presidente dell’Ordine dei Medici della Liguria, che poi fa il quadro di quello che è successo a livello nazionale: “Governo e Protezione Civile hanno bloccato le iniziative delle singole regioni, in un’ottica anche giusta di equa distribuzione dei presidi, e quindi i produttori avevano il diktat di consegnare tutto all’ufficio centrale. In realtà questo sistema non ha funzionato e, sommato ai sequestri di DPI destinati all’Italia compiuti dai doganieri di altri paesi, ha portato a una situazione drammatica”.
Oggi la palla torna in mano alle regioni e “in Liguria è un problema che stiamo superando, lentamente ma lo superiamo. Lunedì arriveranno 1milione di presidi necessari come le mascherine FFP2 e FFP3 e i kit di protezione”.

Ma intanto il numero di medici e operatoti sanitari infettati è cresciuto: “È indubbio che abbiamo perso due o tre settimane”, continua Bonsignore che avanza una stima sul dato ligure: “Basandoci sui numeri nazionali, stimiamo un 15% di infetti tra medici, infermieri e OSS. Un dato assolutamente grave” che la Regione non rende noto e che non va giù a Bonsignore che denuncia: “L’Ordine lo ha chiesto molte volte ma la Liguria al momento non lo diffonde“.

Tutto questo mentre l’ISS declassa le mascherine per non mandare in tilt il sistema ma senza avere un’evidenza scientifica“Gli ordini dei medici, non appena è uscita questa disposizione, si sono espressi molto duramente chiedendo alle regioni di non applicare questa direttiva  continua Bonsignore -, perché sappiamo benissimo che per effettuare certe procedure, e penso all’intubazione di un soggetto Covid positivo, è necessario indossare le FFP3. Lo dice tutta la comunità scientifica“.
Un gesto ingiustificato e infatti è sempre Bonsignore che dichiara come “abbassare la guardia è stato ed è una misura pericolosissima che fa sì che i medici si contagino e, asintomatici e inconsapevoli, a loro volta diventino potenziali untori di altri pazienti che sono sani“, questo anche perché non vengono effettuati tamponi a tappeto sul personale sanitario.
Da lunedì, però, le cose potrebbero migliorare: “Come Ordine dei Medici abbiamo suggerito di provare a testare sul personale sanitario almeno le immunoglobuline, e A.Li.Sa. ha richiesto gli screening a partire dalla prossima settimana. Questo potrebbe darci risultati interessanti perché potremmo scoprire chi ha acquisito l’infezione di recente e chi nel pregresso, in modo da prevenire i contagi individuando gli operatori che ormai sono immuni, e gli asintomatici ancora contagiosi”, si ritiene, infatti, che qualsiasi soggetto asintomatico smetta di essere infettivo trascorsi 14 giorni da quando ha contratto l’infezione.

Resta il bollettino di guerra degli operatori sanitari ormai contagiati, che hanno lavorato a lungo in condizioni precarie. Per loro è entrata in campo l’INAIL che ha emanato di recente alcune direttive importanti: “L’operatore sanitario che nell’esercizio delle sue funzioni contrae o si sospetta abbia contratto l’infezione, è tutelato dall’INAIL perché si configura l’infortunio sul lavoro o la malattia professionale, a seconda di come si manifesta la patologia”, conclude Bonsignore.
Ma non basterà per ripagare chi si è ammalato.

COSA DICE ASL3?
Abbiamo chiesto alla ASL3 genovese una serie di aggiornamenti, compresi la quantità di mascherine acquistate o donate per lo Scassi, di che tipo sono e quando arriveranno. Al momento non abbiamo ricevuto risposte. Il motivo sarebbe legato all’andamento dell’emergenza che non consente di avere un esperto sempre a disposizione per rispondere ai giornalisti.
Peccato.

Simona Tarzia

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