Addio compagno Piero

La prima cosa che non ho potuto fare a meno di pensare prima di mettermi a scrivere l’ennesimo coccodrillo di questi tempi di Coronavirus che colpisce soprattutto gli anziani è stata: “Uomini di altri tempi, che frequentavano e davano vita ad un’altra politica”. Ma ho pensato esattamente la stessa cosa pochi giorni alla notizia della morte per infarto del collega giornalista Gianni Mura, 74 anni, allievo e compagno di avventure del “Giuanin” Brera: “uomini di altri tempi”. E proprio di Gianni Mura avevo postato sul mio profilo personale un mirabile articolo scritto per “La Repubblica” per celebrare l’amico che se fosse stato ancora in vita l’8 settembre del 2019 avrebbe svalicato i cento anni.

Articolo surreale in cui l’allievo spiegava che cosa avrebbe detto e scritto l’antico maestro di questa nostra balzana società contemporanea. Percio’ dal sarrismo ai vegani, dai selfie a Salvini, senza tacere la sua idiosincrasia per questi tempi troppo moderno “Avrebbe ignorato, boicottato se preferite, iPad, sms, Facebook, palmari e diavolerie del genere. Già non usava il computer («ti cambia le parole in testa»). Tollererebbe forse i selfie, ma facendo linguacce o corna. Quando allo stadio gli gridavano “Brera, sei grande” rispondeva in modo non oxfordiano su quel che può accadere vicino ai forti”.

Altri tempi viene da dire, con lo stesso legittimo interrogativo che leggevo qualche giorno fa su un quotidiano in occasione della celebrazione della giornata della memoria e che diceva più o meno:  “quando sarà deceduto l’ultimo deportato chi contribuirà a tenere acceso il ricordo?”.

Gia la memoria, perché accade sempre così quando si finisce per scrivere un ricordo su una persona conosciuta che è appena mancata. Il rischio è sempre quello di arrivare a parlare di se stessi, o di se stessi in rapporto al deceduto. L’ho scritto anche per un caro collega scomparso qualche tempo fa, quasi si trattasse di un esercizio di retorica nel tentativo di elaborare il lutto.

Piero Gambolato è morto nella notte. Era nato a Bolzaneto e  avrebbe compiuto 89 anni il 12 aprile. 

Il freddo curriculum lo vede studente alla scuola dell’Ansaldo dove sarebbe poi entrati come operaio, sindacalista e ragioniere grazie alle scuole serali. Funzionario di partito, il PCI, segretario della Federazione giovanile nel 1960 durante i giorni della rivolta dei portuali del 30 giugno. Segretario provinciale prima di approdare come deputato a Roma per tre legislature, dal 1972 al 1983.  Poi torna a Genova sostituendo nel ruolo di vicesindaco Luigi Castagnola, divenuto parlamentare, al fianco Fulvio Cerofolini, in virtù di un rimpasto della,

Giunta in cui un giovanissimo Claudio Burlando succede all’assessore al traffico Carlo Cavalli. Durante il pentapartito di Cesare Campart, dal 1985 al 1990 si ritrova all’opposizione, a capo di quella che lo stesso PCI aveva battezzato come la “giunta ombra”. Ritorna come assessore con la maggioranza di centro sinistra e l’esecutivo di Romano Merlo come assessore al Bilancio, ruolo che gli viene affidato anche con il sindaco successivo Claudio Burlando. Esce dall’agone politico, ma non del tutto. Sarà ancora difensore civico della Provincia, percorrendo, più o meno lo stesso itinerario di Fulvio Cerofolini del quale era stato il vicesindaco. Sino a qui la tabella di marcia di un uomo che ha rappresentato prima per il PCI e poi per il PDS e il PD la continuità.

Ricorda il PD in un suo comunicato “impossibile contenere in poche righe quello che Pietro Gambolato ha rappresentato per tutti noi, la passione e la cultura politica, il rigore etico, la straordinaria umanità. A causa della sua salute era molto che non parlavamo con lui e questo acuisce il dolore e allo stesso tempo rinsalda in noi il dovere del ricordo di un uomo che amava parlare con i giovani di politica, pretendendo attenzione e ascolto e restituendo un sapere acuto e cartesiano sempre calato nella realtà quotidiana, sociale e materiale delle persone.

Apparteniamo a una generazione fortunata perché abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo intervenire alle riunioni e alle assemblee, e quando prendeva la parola erano tutti attenti perché sapevano che non avrebbe detto banalità, ma aperto uno spiraglio su qualcosa di cui non ci eravamo accorti. Aveva immaginato, tra i primi, la trasformazione di Genova in una città turistica con il Porto Antico e l’Acquario come primi volani del cambiamento”.

Gia’, la visione della città, che a metà degli anni ottanta creò qualche contrasto di vedute, con l’allora sindaco di Genova Fulvio Cerofolini, difensore in quegli anni della Genova operaia a discapito di quella che lo stesso Cerofolini definiva “la città dei camerieri”. E il superamento a sinistra di queste posizioni da parte di un iscrittto al PCI la dice lunga sulla sua larghezza di vedute.

Come  giovane cronista comunale lo conobbi in quella veste. Ero reduce da rapporti non sempre favorevoli con altri suoi predecessori, il vicesindaco Luigi Castagnola o l’assessore Renato Drovandi che in quanto autorevoli rappresentanti del PCI diffidavano del giornale moderato per cui prestavo la mia opera. Aveva una figura elegante, anche se non era altissimo, celava la vivacita degli occhi dietro a spesse lenti per miope circondate da una montatura dorata. Sulle prime mi parve più un dirigente tedesco di una fabbrica automobilistica che un esponente scapigliato  di un partito di opposizione. Più un grigio funzionario di partito che altro. Non aveva la stessa presenza scenica del suo predecessore Luigi Castagnola, né l’irritabilità di fronte a quello che supponeva un nemico di Renato Drovandi.

Ero giovane e come si diceva Piero Gambolato amava parlare con i giovani di politica. E ci intendemmo, in un rapporto improntato al reciproco rispetto, nonostante lavorassi per un giornale passato dai proprietari armatori a cooperativa, che si proponeva ad un’ala moderata. Credo avesse capito che conveniva rischiare qualche critica pur di comparire che non comparire affatto. Sulle prime mi spiegai che probabilmente proveveniendo da una realtà politicamente più evoluta dimostrava una apertura diversa dai suoi compagni di partito. Capii poi, aumentando le frequentazioni, che probabilmente quella del dialogo e del confronto con i giovani era per lui una necessità di ampliare punti di vista ed orizzonti. Mi spiegai cosi’ la sua posizione di apertura verso quella che era stata definita “La città’ dei camerieri”.

Ma è la stessa identica impressione che mi restituiscono nel loro ricordo Mario Tullio e Claudio Burlando. Scrive Mario Tullo, ex parlamentare del Pd, come Piero Gambolato genoano: “In questa mia introduzione mi sono sforzato di tratteggiare alcuni elementi per una storia dei comunisti genovesi…” dieci anni fa.

Pietro Gambolato concludeva così l’introduzione di un convegno promosso dalla Fondazione Diesse sul PCI genovese dal 1945 al 1990. Oggi Piero ci ha lasciato e ci sentiamo più soli. Lascia la moglie,i figli,i nipoti a cui va il nostro abbraccio.

Una storia di cui Piero é stato uno dei maggiori protagonisti. Infiniti gli incarichi da lui ricoperti a livello locale e nazionale. Piero era un innovatore e capace di pensieri lunghi e visioni strategiche. É uno dei principali protagonisti del progetto di trasformazione del Porto Antico e da Capogruppo di opposizione del PCI si batte con spirito riformista perché il progetto che la giunta Cerofolini aveva pensato fosse realizzato senza stravolgimenti e migliorato. Il dolore per la sua scomparsa é grande, le cose da lui imparate tante e i ricordi infiniti. Sia quelli politici che personali. Quante notti in Consiglio Comunale a fare opposizione  “qualche volta aspra(lo riconosco) sopratutto nei confronti di quel galantuomo di Cesare Campart” cit. o quelle in Federazione  con i suoi modelli matematici di calcolo, che dopo i primi seggi ci facevano capire come andava a finire, o le tante partite viste insieme del nostro Genoa. Piero se ne va in giorni difficili,in cui in molti non possono dare un ultimo saluto ai propri cari, ci sarà l’occasione più avanti per ricordarlo come merita ed in maniera molto più approfondita di come si possa fare con un post su facebook”.

Ricorda Claudio Burlando che all’epoca in cui entrò con lui in giunta come assessore al traffico e al decentramento non aveva nemmeno 30 anni: “Piero Gambolato è stato per me una guida e un maestro. Ho condiviso con lui una lunga militanza politica ma soprattutto in 12 anni intensissimi di consiglio comunale (1981-1993) durante il quale il nostro rapporto è stato quotidiano. Voglio ricordare un dettaglio simpatico. Ho sempre avuto qualche problema negli orari, perché volendo fare tante cose non ero sempre puntualissimo. Siccome prima delle Giunte (erano i tempi di Cerofolini sindaco) Gambolato, Vicesindaco, alla seconda o terza volta in cui sono arrivato con un leggero ritardo mi ha freddato cosi’: “questa giovane speranza del proletariato genovese ha una spiccata tendenza al ritardo”. Da allora in avanti arrivai sempre in anticipo. Era la funzione educativa che noi giustamente riconoscevamo agli uomini che avevano fatto la Storia della sinistra italiana e genovese. Severo nel fare politica ma anche una bonomia nella critica e nella comprensione verso un giovane che si misurava per la prima volta  con responsabilità significative. La sua storia politica è singolare, perché nasce ingraiano e diventa migliorista. Era il contrario del trasformismo perché ha cambiato i suoi convincimenti misurandosi con la situazione reale del paese. La convenienza nel PCI era stare con il centro, con Berlinguer per capirci. Lui è passato da Ingrao ad Amendola a Napolitano, facendo cambiamenti non per convenienza ma per convinzione. Operaio autodidatta e antifascista, è diventato un autorevole membro della Camera in tempi , gli anni ’70, che non erano certo questi”.

E ancora Raffaella Paita deputato di Italia Viva: “Volevo salutare la straordinaria figura politica e umana di Piero Gambolato, che ci ha lasciato la notte scorsa, dopo una vita caratterizzata, sin da quando era giovanissimo, da una intensa passione politica. Operaio dell’Ansaldo, autodidatta, comunista fin da giovanissimo, ha seguito l’evoluzione del suo partito fino ad abbracciare convintamente le più radicate  posizioni riformiste. Autorevole dirigente politico, ma anche uomo delle istituzioni: prima nel Parlamento della Repubblica ( con un ruolo importante in Commissione Finanze) e poi nel Comune di Genova dove ha ricoperto diversi ruoli ( vice sindaco, assessore al bilancio, capogruppo).
Ho avuto per lui  una profonda stima e ho condiviso una comune visione riformista della politica italiana, che rimane per me il faro del mio agire politico quotidiano”.

Infine Gianni Crivello: “ Pensare a Gambolato  significa rivedere l’immagine storica di salito San Leonardo, sede della sede della federazione (Università  dove si formavano generazioni di dirigenti politici, fra questo Piero Gambolato, ex operaio, uomo e politico preparato, nel corso degli anni studio con passione ed impegno politico per mettere a disposizione del suo partito competenze e conoscenza. L’aspetto che più mi colpiva in Gambolato il suo attaccamento ai valori della sinistra, ma sempre e comunque con uno sguardo rivolto in avanti, infatti anche in un recente passato non fece mai mancare la sua analisi ed il suo contributo nella discussione e in quei cambiamenti che vedevano coinvolta la sinistra e tutta l’aria progressista”. 

Poi c’è il Gambolato uomo, capace di critiche feroci in sala rossa pronto a condividere poco dopo un caffè con l’avversario di turno al bar della buvette del consiglio comunale. Bonario e ironico, in privato con un amore infinito per il suo buen retiro dell’isola d’Elba da cui tornava abbronzatissimo raccontando di pesche miracolose. E c’è la sua passione per il Genoa che lo portava a condividere i posti in tribuna con Mario Tullo e Claudio Burlando.

Racconta a questo proposito Mario Tullo “Eravamo insieme il 3 ottobre del 1991 al Ferraris per assistere all’incontro di coppa UEFA fra Genoa e Oviedo, squadra spagnola.

Finì 3 a 1 con due gol di Tomas Skuhravy e uno di Nicola Caricola. Eravamo sul 2 a1 e si rischiava l’eliminazione. Se così fosse stato ce ne saremmo andati via alla chetichella ma il dovere istituzionale ci doveva trattenere. Saremmo dovuti andare a salutare il sindaco della città spagnola venuto sino a Genova per assistere alla partita della sua squadra. A pochi minuti dalla fine il gol di testa dell’attaccante ceco del 3 a 1 che ci garantivala qualificazione. Scattammo tutti ad abbracciare il sindaco della citta’ della squadra avversaria, un certo Pedro che era al nostro fianco in tribuna autorità. Una gioia incontenibile con una riservatezza non certo inglese”.

E Gambolato dietro a queglio occhiali, un po’ da burocrate era così, e quando era nel privato si trovava a sorprenderti.

Dicevo all’inizio del mio articolo “Uomini di altri tempi”, con una grande sfortuna, quella di morire di questi tempi. Uomini che la città, e il partito, probabilmente avrebbero ringraziato per lo spirito di servizio, l’amore  e la disponibilità, dimostrati in tutti questi anni.

Uomini, un uomo e una famiglia che  non potrà avere un funerale in cui ricevere i segnali di un rispetto che Genova gli deve. E dice a questo riguardo il comunicato del Pd Liguria “Questi giorni difficili per tutti ci tengono distanti dai suoi cari, dalla moglie Ebe e dai figli Roberta e Riccardo; che abbracciamo forte con il pensiero e il cuore: uno dei nostri impegni per quando torneremo a un tempo normale sarà quello di dedicare il giusto spazio alla memoria di un uomo politico che ha dedicato tutta la sua vita all’emancipazione e al progresso di quello, che lui ha sempre chiamato il popolo. Ci mancherai Piero, ciao”.
E ritorniamo alla memoria e agli uomini d’altri tempi, quelli che si sono presi sulle spalle il ruolo di ricordarci sempre quanto e’ avvenuto e non solo nella storia del nostro paese, guardando con occhi innovativi al futuro. Piero Gambolato è stato soprattutto questo per i giovani che lo hanno frequentato: un mito del mondo operaio che evolve:  operaio, autodidatta, antifascista, ma soprattutto capace di superare i vecchi stilemi dell’operaismo a tutti i costi, e, comunque sempre disponibile a spiegare la propria visione del futuro e condividerla con i più giovani. Ed è forse questo il suo testamento politico da mandare a memoria. Soprattutto in questi tempi difficili.

Paolo De Totero

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