Breve storia della polenta

La storia della polenta va di pari passo con quella del mais, una pianta della famiglia delle graminacee della quale si trovano tracce in reperti archeologici antichissimi che ci dicono che il mais era già conosciuto a popolazioni assiro-babilonesi così come agli antichi egizi.

Il mais, che cresce in pannocchie, ha una grande varietà di colori ed ha una coltivazione notevolissima come dimensioni soprattutto al nord e, in particolare all’estremo nord, dove abbondano fonti sorgive d’acqua, della quale necessita, insieme a copiose precipitazioni.

Le piante di mais furono portate in Europa da Cristoforo Colombo al ritorno della scoperta dell’America insieme ad altri cereali. Cereali che vennero da subito visti con diffidenza, cosa che fra l’altro capitò da subito anche alla patata, che inizialmente venne apprezzata soprattutto come pianta ornamentale per via del suo fiore.

Il mais venne quindi nelle prime fasi storiche utilizzato nelle campagne come cibo per gli animali domestici e coltivato proprio in quelle pianure della penisola italiana ricche d’acqua a causa della loro natura risorgiva, proveniente dalle montagne delle Prealpi, parliamo quindi soprattutto del Veneto, della Toscana, della Lombardia.

La prima volta che abbiamo nel nostro paese e nell’intera Europa un’immagine di questa pianta è in quel di Roma, dipinta nella Loggia di Amore e Psiche di Villa Farnesina nel 1517. Questi festoni sono una vera e propria raccolta di specie vegetali e qui le specie sono ben 170. Per questo motivo questa opera è stata definita più volte pergolato del mondo, perché in un periodo storico in cui non c’era la fotografia ci dà contezza di certezze storico botaniche dell’epoca.

La pannocchia è poi più o meno nello stesso periodo per la prima volta ritratta a Firenze, in un affresco di Palazzo Vecchio.

Le pressanti carestie con la necessità di approvvigionamenti alimentari costrinsero i contadini a superare il ribrezzo per cibi che normalmente erano dati ad animali e a coltivare il mais, che prese presto piede e venne dal diciassettesimo secolo utilizzato per produrre la polenta.

Questo uso massiccio nelle diete alimentari dei contadini della polenta. a lungo termine, fino a tutto l’Ottocento, provocò un nemico altrettanto subdolo: la malattia della pellagra.

La pellagra è malattia causata da carenza alimentare di acido nicotinico (o vitamina PP) e di triptofano, caratterizzata da disturbi a carico dell’apparato digerente, da disturbi nervosi e psichici, e soprattutto da lesioni cutanee. L’eritema pellagroso è rappresentato da un rossore cupo della cute delle parti scoperte: del volto (maschera pellagrosa), del collo (collare pellagroso) e soprattutto del dorso delle mani e dell’avambraccio (guanto pellagroso); per la sua insorgenza ha grande importanza l’azione della luce solare.

Fino all’inizio del 20° secolo era molto diffusa, in Italia, specialmente tra le popolazioni povere di alcune regioni (Veneto, Lombardia) la cui alimentazione era a base di mais, nel quale l’acido nicotinico ha bassa biodisponibilità e il triptofano (parzialmente convertibile in acido nicotinico) è scarso. Insieme al cretinismo, la pellagra fu motivo di migrazioni di vaste proporzioni di popolazioni contadine.

Vediamo come quindi l’uso alimentare intensivo della polenta di mais alla fine divenne pernicioso per gli stessi ceti deboli, che peraltro in alcune zone come la Toscana trovarono uno stratagemma per integrare la polenta con i cavoli, saldando così a questo alimento anche l’apporto di vitamina che impediva l’insorgenza della pellagra.

Una tradizione, quella della “polenta e coi” che lentamente contagiò anche la Liguria di levante e parte del Piemonte.

Diverse varietà di mais
Diverse varietà di mais

Il mais è stato oggi riscoperto e finalmente tutelato, anche nella sua bellezza.  Esistono diversi tipi di mais:  mais multicolore, mais nero, mais biancoperla, mais rosso di Storo, mais blu, mais arancione, e mais verde.
Le specie coltivate raggiungono i 2,5 metri di altezza mentre le varietà selvatiche possono arrivare ai 12 metri.

Mauro Salucci

SALUCCI  SUL WEB
Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici. Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova.

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