Il virus, la vita, la morte e 100 euro

“…E due ragazzi stretti stretti
Che si fan promesse per l’eternità
Un uomo si lamenta ad alta voce
Del governo e della polizia
E tu che intanto sogni ancora
Sogni sempre sogni di fuggire via
E andare lontano lontano
Andare lontano lontano”

Le cose con le quali passi più tempo in assoluto sono i prodotti per pulire, il carrello pieno di cose e il bastone per lavare, quello che fa degli scatti strani e che le persone nei loro letti d’ospedale vedono che maneggi con maestria. Clack-tlack, e il nuovo panno è pronto a scorrere nelle stanze, veloce e sicuro, fino agli angoli più remoti. Qualcuno ti sorride, alcuni ti ignorano persi nei loro pensieri.
Nella tua vita hai visto passare migliaia di vite, le stesse che hanno visto passare te. Però tutto finisce, anche il turno di lavoro, hai la schiena a pezzi, e per uno stipendio che ti garantisce la sopravvivenza, sempre se non accadono imprevisti. Vivi sul filo del rasoio, tra un appalto e l’altro, tra un diritto leso e uno trattenuto con i denti. Non sei Maria, Piero, Ugo o Luisa, sei un addetto, uno che si può tagliare quando si razionalizza, sei anche fastidioso a volte. Sì, perché quando si cerca di far tornare i conti per prendere un appalto, sei lì, tignoso con la tua bandiera a rivendicare un diritto, quello al lavoro, che nulla c’entra con il far tornare i conti.
La pubblica amministrazione razionalizza, le cooperative razionalizzano, i privati razionalizzano.
E se i letti con annesso degente, costano troppo, zac! Un bel taglio e via. Fine del letto, fine del malato.
E così per tutto il resto: le medicine, la lavanderia per le divise, o quello che al momento non serve e viene ritenuto superfluo. Troppi addetti alle pulizie? Zac! Cambio di appalto, riassetto del personale, taglio dei costi, 5 persone a spasso. Semplice no?
Ora abbiamo il Covid-19 che sta mettendo a dura prova il nostro sistema economico, le nostre vite. Ma abbiamo anche capito che a forza di sforbiciare sui servizi, i medici rischiano la pelle perché mancano le mascherine adatte, e lo stesso vale per i Vigili del Fuoco, per le forze dell’ordine, e per tutti coloro che hanno tenuto e ancora tengono in piedi questo baraccone.
Ma torniamo a Luisa, o Piero, o Maria. Finito il tuo turno in ospedale, torni a casa, e metti la divisa in lavatrice, e pensi che anche oggi, in tempi di coronavirus ti andrà bene, e così sarà per chi vive con te.

Le mascherine arriveranno e tutto tornerà normale. Ma il dubbio di avere qualcosa di invisibile dentro lo hai, perché tutti lo abbiamo, e forse basterebbe un esamino, per togliersi il pensiero di non essere malata e di non aver infettato i tuoi familiari.

Però le soluzioni ci sono, perché il bello di noi italiani è che nelle emergenze siamo fenomenali, trasformiamo la merda in una possibilità.

Quindi telefoni, fiduciosa, e chiedi informazioni:
“Buongiorno, so che fate un esame per sapere se si è positivi”
“Si certo, un operatore viene a casa per un prelievo del sangue, viene esaminato il sangue e si controlla se si sono sviluppati gli anticorpi. In base a questo dato si capisce se lei è stata o meno contagiata dal virus. Serve la richiesta del medico e il costo dell’esame è di 100 euro”.

Guardi la tua ultima busta paga e ti rendi conto sei arrivata a stento a 700 euro. Tra affitto, fare la spesa, le bollette i soldi per sapere se stai bene proprio non li hai. E poi in famiglia siete in tre.

D’altronde le cose funzionano così, e ti va di lusso che qui la sanità è quasi gratis, perché altrove, dove sono persino più democratici di noi, se non hai la carta di credito puoi anche crepare per strada. Ma tutto finirà, torneremo a fare sport, a seguire il calcio, a scrivere e scrivere e scrivere e scrivere sui social, relegando nell’oblio il virus e tutto il bagaglio di limiti che questo sistema economico ha così drammaticamente evidenziato.

Ora facciamoci un bel flash mob magari con selfie da mettere subito in rete.

fp

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