Per Elisa

A scanso di equivoci: non parlerò della canzone di Alice in cui la sedotta e abbandonata si lagna con il suo ex plagiato, appunto da Elisa, che gli avrebbe “preso anche la dignità”. Anche perché del brano musicale, scritto da Franco Battiato e cantato da Alice alla trentunesima edizione del Festival di Sanremo ben 39 anni or sono, esiste anche un’altra interpretazione, peraltro mai confermata nelle dichiarazioni degli autori, e cioè un riferimento alla droga. In questo caso Elisa rappresenterebbe l’eroina e la canzone sarebbe una riflessione sulla tossicodipendenza. Malgrado questa tesi non sia all’origine della creazione di questo brano, come riferito sia da Alice che da Battiato, rimane comunque un’opinione molto diffusa. Se si adatta, infatti, il testo alludendo alla droga e, quindi, arrangiando i riferimenti nati per una donna a una sostanza stupefacente come l’eroina, il risultato potrebbe avallare anche questa interpretazione.

Sia come sia l’Elisa in questione, a cui ho voluto dedicare il mio articolo, è Elisa Serafini, ex assessore della giunta dell’attuale sindaco Marco Bucci, con deleghe alla cultura e al marketing, della quale, meno di due anni fa, in periodo ancora assolutamente scevro da polemiche di sorta, il mio alter ego – Jekyll o Hyde che fosse – parlava in questa maniera: “Definita, a torto o a ragione, l’enfant prodige di questa giunta comunale del sindaco Marco Bucci. E a mio parere la Serafini ha istinto, cinismo politico, capacità visionaria da vendere. E ambizione, tanta ambizione, che non guasta mai. A meno di non saperla dosare. Perché poi si rischia di incartarsi e arrembarsi su se stessi e sul proprio ego prorompente. Del resto in quanto a capacità visionarie la giovane Elisa non è seconda a nessuno dei suoi colleghi. Si pensi solo che in eta’ giovanile era riuscita a postare sul suo seguitissimo blog, di ragazzina albarina che sputava sul ceto sociale, la foto di un cassonetto della rumenta avvolto nella logatissima pelle Louis Vuitton. Per dire”.

Erano i tempi eroici, prima che il ponte crollasse, in cui la vision del sindaco e poi commissario Marco Bucci, aveva acconsentito, propagandandola per la città con rullo di tamburi – tutto a spese della Costa Crociere – alla realizzazione di un enorme scivolo gonfiabile nella centralissima via XX Settembre.  Scivolo lunghissimo su cui si sarebbero prodotti in discese a rotta di collo pure il soprannominato primo cittadino e il suo sodale Governatore, Giovanni Toti. Tranne apprendere, in corso di performance, che lo scivolo… non scivolava. E trascinarsi mestamente e carponi sino al fondo. Ma in quel caso Elisa si era schierata graniticamente al fianco dei suoi mentori, giudicando l’incidente un particolare di secondaria importanza.

Eppure, appena qualche settimana dopo, come si ricorderà, se n’era andata dalla giunta sbattendo la porta e aveva presentato le sue dimissioni. Circa i motivi della sua caduta dal podio degli dei – postazione ideale per chi ha il vizio di sentirsi, sempre e comunque, portatrice più o meno sana di verità pressoché assolute, ma da cui si rischia comunque per finire con il fondoschiena per terra – si vociferò di una sua adesione, non gradita al Sindaco, al Liguria Pride, e della gestione disastrosa del museo di Villa Croce. Dal canto suo la Serafini fu brava a gettare cortine di fumo per eludere l’argomento. Altri parlarono della delibera che avrebbe vietato l’apertura di nuovi  esercizi pubblici etnici nel centro storico come il casus belli, intrecciando i rumors di invidie da parte dei colleghi per l’abituale sovraesposizione dell’ex influencer che, prima di approdare all’agone politico, si faceva chiamare “La Ludo” come una qualunque teenager. I soliti ben informati delinearono anche una sorta di contrapposizione politico-ideologica nei confronti delle posizioni di chiusura dei suoi alleati. Cioè leghisti salviniani e accoliti di Giorgia Meloni. E non tanto per la deriva del blocco dei barconi, quanto per altre libertà civili.

Naturalmente ci fu chi le pronosticò un roseo futuro in vista delle vicine elezioni per il rinnovo delle cariche in Regione Lombardia e chi le attribuì un forte interessamento dell’allora candidato presidente, il leghista Attilio Fontana, attratto dalla sua giovane età e, soprattutto, dalle sue doti nel campo della comunicazione.
Giovane di belle speranze la Ludo/alias Elisa Serafini di cui, probabilmente, ci si ricorderà a Tursi per aver consentito a introdurre gli animali domestici, soprattutto cani, sul posto di lavoro. Cioè negli uffici comunali. Tanto che qualche proprietario di cane alias consigliere comunale ha provveduto, a poche settimane di distanza dall’approvazione, a far annusare alla sua graziosa chihuahua il profumo della sala rossa.

Poi qualche tentativo di una carriera imprenditoriale offrendo servizi innovativi  a società e istituzioni, con la creazione del primo incubatore di politiche pubbliche in Italia. Ama partire dal vertice la ex Ludo, mai dalla gavetta.

E ancora qualche altra “cotta” politica. Prima la danno per sicura aderente a “Cambiamo” di Giovanni Toti. Solo che mai nome di gruppo politico si rivelò tanto nefasto. In seguito, a novembre dello scorso anno, da “liberale, liberista e libertaria”, come ama definirsi, e come autrice di una lettera di dimissioni  in cui citava Max Weber come ispiratore di una “politica non per professione”, approda a Italia Viva. Alla corte di Matteo Renzi. Un porto sicuro, dirà qualcuno. Un bel salto lo contraddirà qualcun altro, rammentando gli esordi a fianco di Bucci, Toti e il centrodestra e ricordando i Serafini boys. O forse….anche no, obietterà il solito maligno di turno, richiamando alla memoria l’andamento ondivago, attratto da elezioni e opposizione, del leader immarcescibile della nuova formazione politica di Italia Viva. Insomma ad unirli potrebbe essere proprio una naturale predisposizione a perseguire la propria “mission” procedendo un po’ a zig zag. Senza troppo badare a eventuali “salti della quaglia”.

Solo che “La Ludo”, ops … l’Elisa, ama i riflettori e le luci della ribalta. E il palcoscenico. E da qualche tempo la luminosita’ dei riflettori puntati su di lei si era smorzata.

E quindi il Coup de théâtre per tornare in sella, o almeno per parlare in qualche modo di sè. Dopo essere stata marketing manager di Uber, azionista di Talent Garden, influencer, politico con deleghe assessorili, socia di varie startup, collaboratrice di qualche testata, decide di darsi alla scrittura e preannuncia per maggio, Coronavirus permettendo, l’uscita del suo primo libro.

E in quale campo letterario desidererà cimentarsi l’ex “La Ludo”? Narrativa, fanatsy, horror, thriller? Oppure un qualche saggio sulla comunicazione per gli influencer? O, financo, un semplice romanzetto rosa per cuori solitari?

O, ancora, un qualche romanzo di fantapolitica ispirato dai sordidi inghippi e dalle peripezie a palazzo Tursi. Del resto qualche suo illustre precursore, vedi caso anche lui liberista,  e come tale approdato in parlamento, a suo tempo l’aveva preceduta.

Invece nulla di tutto questo. Sarebbe stato tutto troppo semplice per una giovane promettente, di belle speranze e soprattutto visionaria come la Elisa/alias La Ludo.

La Ludo/alias Elisa Serafini, per una sorta di pubblicità a buon mercato, o addirittura per mettersi al vento in vista di qualche guaio  (leggasi fastidiose querele), ha addirittura lanciato una sorta di crowdfunding prevedendo una serie di guai che la costringano in una qualsiasi aula di tribunale. Sì, perché nella sua opera prima dal titolo banalotto “Fuori dal comune” , con prefazione dell’attivista radicale Marco Cappato (per il nome Marco deve avere una vera predilezione) ha intenzione di rivelare, finalmente, quali siano state le vere motivazioni del suo abbandono all’assessorato, e al sindaco e colleghi di giunta che ha salutato quasi due anni fa sbattendo la porta e lasciandosi alle spalle l’avventura politica che aveva cosi’ ben cominciato. Perché in un articolo pubblicato ieri da “Il Secolo XIX” con il titolo “Il libro denuncia di Serafini <<Consulenze e fondi a pioggia, ecco perché ho lasciato Tursi>>” a firma di Emanuele Rossi, la stessa Serafini annuncia, come del resto riportato nel suo messaggio su Instagram che non sarà un libro evocativo, ma con nomi e cognomi: “Ci sono un bel po’ di nomi e di riferimenti reali verificabili. Mi sono detta perché non farli? Ci sono persone che stanno lottando in Hong Kong che hanno rischiato tutto per svelare il caso di Cambridge analytica e io non posso fare questo? Le cose cambiano se si ha il coraggio di raccontare e voglio essere un veicolo di generazione di cambiamento”. E aggiunge per spiegare il suo messaggio Instagram: “ il Crowdfunding va bene. I costi iniziali sono per le spese di pre-acquisto e perché è un libro con nomi e cognomi e devo tutelarmi preventivamente perché non sia un bagno di sangue dal punto di vista legale e perché dia consapevolezza al lettore”. E nel breve giro di qualche giorno La Ludo è già riuscita a raccogliere ben 5000 euro.

Nel suo articolo Emanuele Rossi ipotizza che qualche capitolo possa riguardare gli argomenti su cui la Serafini si era ritrovata a scontrasi durante il suo breve periodo assessorile al fianco del sindaco Marco Bucci, come “ la delibera sul commercio (definita “anti-kebab) e si era opposta alla mostra sull’acciaio della Fiom nell’atrio di palazzo Tursi. Dopo il suo addio il sindaco Marco Bucci aveva nominato assessore alla cultura Barbara Grosso e dato un incarico come “cultural manager” a Maurizio Gregorini. E qualche mese dopo era stata data una consulenza ad Andrea Remuzzi, fratello del consigliere leghista Luca”

Del resto nel suo lungo e accorato messaggio di addio sul suo profilo facebook la stessa Serafini aveva fatto riferimento a problemi politici e personali: “Non avevo, e non ho ancora,abbastanza esperienza o maturità per capirlo, e, probabilmente, per accettarlo. Ma oggi più che mai comprendo quando mi veniva spesso detto: per mantenere determinati ruoli, bisogna dimostrarsi flessibili. Accettare e affrontare alcune dinamiche che fanno parte delle regole del gioco, e che permettano alla fine di poter realizzare la propria “mission”. Ho provato a farlo, ma in questo, evidentemente, non sono risultata efficace. Questo non significa che mi sento migliore o peggiore di altri politici o amministratori. Mi sento semplicemente diversa e probabilmente inadatta a questo contesto politico”.

Parole che sembrerebbero la prefazione adatta al suo libro di denuncia, pur come diceva non sentendosi migliore o peggiore di altri politici o amministratori. Già… la coerenza.

Perciò, mi sia permesso in qualche modo di osservare una qualche giovanile ingenuità della Serafini che, passata in un sol colpo da “La Ludo” influencer alle deleghe e all’incarico assessorile ha poi finito per bruciarsi. “L’Italia è una donna di facili costumi” avvertiva già molti anni fa Marcello Marchesi, compianto “ Signore di mezza età” precursore degli aforismi. Che aggiungeva “È sbagliato raccontare le favole ai bambini per ingannarli, bisogna raccontarle ai grandi per consolarli”, e concludeva con un evergreen:“Tra il dire e il fare c’è una busta da dare”.

Perché capisco che Elisa, che fa Serafini di cognome, in nome di quella ingenuità giovanile alla fine si sia ritrovata traumatizzata dalla politica. A questo punto, però,  comprendo meno la sua ostinata abnegazione e la sua attrazione per la politica. E ancora per Elisa, mi permetto di citare un trittico di aforismi di Ennio Flaiano da leggere e da interpretare da destra a sinistra e da sinistra a destra, come pare ormai abbia capito la Serafini: “Da ragazzo ero anarchico, adesso mi accorgo che si può essere sovversivi soltanto chiedendo che le leggi dello stato vengano rispettate da chi governa”.  E ancora: “Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso”. E per finire “L’immaginazione al potere. Ma quale immaginazione accetterà di restarvi?”.

“La politica è sangue e merda” diceva l’esperto Rino Formica, socialista, aggiungendo che “non è l’arte del compromesso, ma l’arte di ridurre al minimo le parti inconciliabili”. Già Rino Formica, ministro di Bettino Craxi, uomo della Prima Repubblica che oggi ha 93 anni. Socialista che ebbe il coraggio di etichettare l’ambiente politico e umano del suo partito come una “corte di nani e ballerine” e nel 2019 fu costretto a ravvedersi almeno un po’: “No, adesso sono scomparsi sia i nani che le ballerine. Restano solo gli insetti”.

Comunque restiamo in  attesa dell’opera prima di Elisa Serafini. E dopo tante citazioni,più o meno dotte, a me, politicamente parlando, vengono in mente soltanto le parole di un coro. È quello delle vergini che entrano in scena nel primo atto di “Ifigonia in culide”, celebre poemetto in versi di tre atti sulla falsa riga di “Ifigenia in Aulide”, tragedia di Euripide. Scritto che qualcuno attribuisce a Gabriele D’Annunzio, altri a Benedetto Hertz. Un poemetto tanto caro alla goliardia universitaria, assolutamente vietato ai minori. Dunque il primo verso del coro delle vergini dice appunto
“Noi siamo le vergini dai candidi manti….”.

Il seguito andate a cercarvelo su internet.

Giona

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