Terminal portuali e Coronavirus, difficile mantenere le distanze minime richieste. Parte la diffida di USB che chiede DPI, sorveglianza sanitaria e misure più stringenti di accesso

Genova – Con una lettera inviata alla ASL dell’area portuale genovese, alla Prefettura, alle Aziende esercenti Terminal Portuali e al Presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, USB Lavoro privato ha diffidato questa mattina “quanti siano configurabili come datore di lavoro nella filiera dell’autotrasporto che opera da e verso i terminal portuali di Genova, ad adempiere tempestivamente all’adozione delle misure di prevenzione-protezione minime rispetto al rischio di contagio tra lavoratori”.
Il sindacato chiede la sanificazione preliminare e periodica dei locali di lavoro e misure stringenti di accesso ai terminal che garantiscano la distanza interpersonale di 1 metro.
In particolare è necessario, ci spiega il Responsabile Trasporto Merci e Logistica di USB Alberto Gila, “vigilare, anche mediante sevizi di vigilanza attiva, affinché non si formino assembramenti. Richiedere precise garanzie dai datori di lavoro degli autotrasportatori che accedono ai terminal in merito al rispetto dei protocolli di sicurezza, compresa l’adozione dei DPI idonei.
Installare erogatori di gel igienizzanti all’ingresso dei locali destinati alle operazioni di ingresso e doganali, compresi gli uffici degli spedizionieri. Subordinare l’ingresso ai terminal all’uso di dispositivi di protezione individuale, cioè guanti e mascherine“. 

Tutto questo in considerazione del fatto che “risulta difficile garantire il mantenimento della distanza di sicurezza per tutta la durata delle operazioni doganali e amministrative compiute dal personale autista e che il contagio può avvenire anche per contatto con le superfici”, continua Gila che poi fa una precisazioni importante sulle mascherine: Al di là delle deroghe ministeriali per l’emergenza Covid-19, le mascherine che garantiscono un livello di protezione (e tenuta) adeguata rispetto al rischio contagio da virus sono, ad oggi, quelle certificate ai sensi della norma EN149, con filtri FFP2-3″.

Quindi si passa a precise richieste anche sulla sorveglianza sanitaria e sulla presenza di un medico nei terminal per individuare i lavoratori che, sulla base delle loro patologie, siano maggiormente esposti ai rischi connessi con il contagio da coronavirus: “Il medico competente deve consegnare, a tutti i delegati e ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), la documentazione che attesti l’effettuazione, in modo adeguato, di questa sorveglianza sanitaria specifica”.

“Con la presente – conclude Gila  oltre a diffidare il datore di lavoro ad adempiere alle misure descritte, facciamo anche formale richiesta d’intervento urgente alle autorità competenti (in indirizzo) e precisiamo che, in caso di mancata adozione tempestiva delle misure di prevenzione, Vi riterremo responsabili di eventuali danni alla salute dei lavoratori.

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