Cairo (na) virus

 

Alzi la mano chi nega che per essere un grande imprenditore occorra essere anche il presidente di una squadra di calcio, meglio se retrocessa ed acquistabile per qualche manciata di milioni di euro. E poi, andando avanti è anche necessario interpretare in maniera convincente il ruolo del piazzista, con tanto di training motivazionale che influisca in dose massiccia sull’autodeterminazione.

Dal presidente operaio con il suo governo che dura poco meno di un anno, precisamente otto mesi e sei giorni, con gli imprenditori che finalmente decidono di prendere il toro per le corna e scendono in politica cancellando l’intermediazione dei politici “corrotti” e soprattutto corruttibili, fino  ai giorni nostri, intristiti dal Coronavirus, dalle liti, dalla prospettiva di un’economia devastata e dall’incubo di sacrifici alla porta che non saranno soltanto l’autoreclusione in casa, il finale sembra un capitolo già scritto. Mentre i telegiornali iniziano a dare sparute notizie su assalti ai supermercati a caccia di generi di prima necessità con la pretesa di non pagare il conto una volta arrivati alla cassa. “Spesa proletaria” la chiamavano una volta gli “autonomi” incitando la folla a seguirli e a devastare i supermercati prelevando la merce per il proprio fabbisogno.

Eppure nel bel mezzo di un pessimismo cosmico, mentre persino il demiurgo “Giuseppi” Conte, parla di sacrifici da economia di guerra e inizia a pensare a buoni da distribuire a fette di popolazione disagiata e a rischio sopravvivenza, arriva Matteo Renzi a spiegare che bisogna guardare avanti e pensare di organizzarsi per il dopo. E che occorre riaprire prima di seppellire i cadaveri e di bloccare la pandemia. E mentre la cosa fa discutere incendiando le fazioni, arriva anche Urbano – di nome, non di fatto – Cairo, al secolo il presidente del Torino football club, oltre che  di RCS Media Group e di Cairo Communication. Ed entra in campo a gamba tesa direttamente dal salotto di casa sua, con faldoni colmi di pratiche affastellati sulla scrivania, e tomi di enciclopedia rilegati in pelle in bell’ordine nella biblioteca. In manica di camicia e cravatta. L’immagine del manager moderno, con idee moderne, una visione moderna. Che poi è più o meno sempre la stessa, fare soldi, tanti soldi per le società che amministra, senza badare troppo a quelli meno fortunati. E dispensa un messaggio di speranza che sa tanto del solito specchietto per le allodole. Più o meno la statistica secondo cui ad ogni uomo dovrebbero toccare sette polli arrosto. Poi c’è quello fortunato che ne mangia anche più di 14 e lo “sfigato” cronico che si deve limitare a ingurgitarne il profumo. Insomma è la solita storia. Che farebbe sorridere se il Paese non fosse alle prese con tanti lutti e con una pandemia che non accenna a diminuire e si sta propagando in Europa e in tutto il mondo.

Epperò per Urbano, di nome, e Cairo di cognome, i profitti delle sue società, nonostante il Coronavirus, sono già migliori di quelli dello scorso anno. E gli inserzionisti dei suoi media, in grande spolvero chi dalla Polinesia, chi come lui dal salotto di casa sono pronti a staccare assegni per centinaia di milioni. E, udite, udite, la figlia gli potrà essere testimone perché era lì anche lei nella stessa farmacia quando questo miracolo è accaduto e ha notato una bella donna con marito, “accontentata”, non con mascherine e gel e lozioni disinfettanti, ma con una spesa di oltre 300 euro di cosmetici.
Insomma Urbano, oltre ad essere felice, per le inserzioni o per i cosmetici, o per la bella donna soddisfatta, non ci è dato sapere, è perfino ottimista.
Lui sì, anche se la generalità sta tristemente ammainando gli striscioni con lo slogan “Ce la faremo”.

Intanto la polemica si è scatenata e il messaggio è stato ritenuto perlomeno inappropriato così Cairo ha cercato di rimediare, e con meno entusiasmo, sostenenedo che già l’8 marzo (anche previdente) disse di “prendere misure drastiche” e che polemica inutile per questo video, al solito “interpretato in maniera malevola”. Anche se poi viene da dire subito dopo… “ma a lui che gli frega, allora come adesso, se tanto ci guadagna lo stesso?”.

Qualcuno come “LINKIESTA” ha trovato il modo per eseircizzare con un video artistico ma satirico, “Le due cose più importanti uscite in questi giorni di quarantena globale sono il nuovo brano di Bob Dylan, un blues dilatato e dai toni sacerdotali sull’America di ieri e di oggi, e l’incredibile discorso di Urbano Cairo ai venditori della sua concessionaria pubblicitaria.
Il primo è un elogio del tempo della lentezza come antidoto all’epoca della fretta, mentre l’altro è un manifesto sull’opportunità della fretta come antidoto al tempo della quarantena.
Per celebrarli entrambi, Linkiesta e Rolling Stone Italia offrono ai propri lettori un brano che mette insieme le due cose: “Murder Most Foul” di Dylan e “Mi sento come fossi nel 1996” di Cairo.

Già il 1996 l’anno in cui Cairo arrivo ai vertici di RCS. Ma già si era distinto come editore di un quotidiano piemontese con scopi elettorali che chiuse i battenti a elezioni ultimate e urne scrutinate, quando aveva prima simpatie socialiste e poi divenne amico proprio del maestro piazzista e presidente operaio Silvio Berlusconi.

Al di là della satira e della filosofia qualcuno dopo l’ennesima performance, convincente quanto un venditore di piatti al mercato, osserva che Urbano, di nome,  Cairo, interpreta in maniera magistrale tutto i mali dell’imprenditoria in questa epoca di liberalismo spinto, in cui le crisi si superano con i tagli occupazionali e con la cassintegrazione a spese dello stato – che poi siamo tutti noi, ultimo baluardo del welfare che fu e in sostituzione del vecchio assistenzialismo in stile DC – o con la svendita delle aziende agli imprenditori stranieri. Con quella ricetta di disinvestimento – a meno che non si trattasse di farlo per macchinari acquistati dagli amici degli amici – che hanno fatto diventare i nostri ospedali la tragica realtà con cui ci stiamo misurando in questi giorni terribili. Noi cittadini, i degenti e il personale sanitario.
“Gianni l’ottimismo è il profumo della vita, l’ottimismo vola” diceva in uno spot pubblicitario, tormentone del 2011, il defunto poeta Tonino Guerra. E magari sarà pure così.

Poi è venuto il cuore che batte forte, sempre. Ecco attendiamo da Cairo, Urbano di nome, un’inversione di tendenza, che non ci parli solo di soldi, investimenti e entrate, oppure di tagli drastici, ma anche di beneficenza per i meno fortunati. Come alcuni imprenditori prima di lui hanno già fatto. Anche se Natalino Balasso, oltre ad argomentare sarebbe di altro avviso. E Urbano Cairo dovrebbe prenderne nota, una volta tanto, anche se non si tratta di un suo abituale inserzionista.

Paolo De Totero