Propaganda Oh! oh! oh!

Sarà per quella continua sfida che incalza su facebook, sarà per quella gara a chi adesso posta una foto e gioca ad avere meno rughe senza l’aiutino della chirurgia plastica, o di fotoshop, sarà, forse, che quel giochino del come eravamo rischia di prenderci un po’ la mano che oggi devio dall’argomento. Ma nemmeno tanto perché, poi, la domanda più che “come eravamo”, con tanto di conseguente soluzione è diventata “come dovremmo o come dovrebbe essere”. Già, come dovrebbe essere l’informazione ai tempi del Coronavirus e, invece come è realmente? E diciamocelo, comunque, non sempre e, non soltanto, per colpa dei giornalisti, sciacalli, pennivendoli e da sempre vil razza dannata. O almeno nei secoli dei secoli cosi hanno giocato un po’ tutti a rappresentarci. E Amen, o cosi sia.

Succede però a questo punto, che bando ai vittimismi di categoria, in un momento di emergenza a rischiare grosso sia l’informazione a cui, per carità, in un impeto di residua democrazia, è consentito fare domande. Solo che il più delle volte non si ottengono risposte. Tutt’al più qualche risicato giudizio di merito sul livello della questione, dal “banale” al “malposto”, ma stando comunque ben attenti a non entrare nella sostanza.

Come se non bastasse, l’emergenza e l’esigenza di mantenere le distanze, ha fatto sì che anche le conferenze stampa si siano trasformate come d’incanto in comunicazioni verbali via video senza alcun diritto di replica. Di più, i solerti colleghi che si occupano della comunicazione istituzionale dei nostri politici di primo piano, provvedono premurosamente a smazzare le domande, stando ben attenti a mettere in coda a tutte, forse, quelle che potrebbero risultare più scomode. A cui, per supposte ragioni tempistiche, il politico interlocutore non trova mai il tempo di dare risposte. A noi di Fivedabliu è accaduto numerose volte. Prima, durante e, probabilmente capiterà anche dopo l’emergenza. Per dire attendiamo ormai da alcuni mesi una risposta positiva a una richiesta di intervista al presidente della giunta regionale e Giovanni Toti, formulata già ai tempi in cui aveva annunciato la scissione da Forza Italia, e poi via via rinnovata.

Il Sindaco Marco Bucci, ha spostato nel tempo parecchie volte un’ analoga intervista che, dopo reiterate richieste ci avrebbe concesso… solo che di mezzo ci si sono messi sempre impegni istituzionali e poi l’emergenza. Gia’ l’emergenza che ha reso tutto più difficile. Anzi, più facile per il politico di turno, difficoltoso, al contrario, per il giornalista che abbia voglia di rivolgere domande, talvolta anche scomode e a cui, in qualche caso piacerebbe poter avere chiarimenti. Solo che non si può. Perché il tempo non solo e contingentato, ma il rappoto intervistatore-intervistato è del tutto virtuale. Nel senso che, più o meno, funziona così. Il solerte collega dell’ufficio stampa legge le domande, il politico intervistato risponde. E il giornalista di turno prende nota. Probabilmente avrebbe anche qualche altra curiosità in relazione alla eventuale risposta. Pazienza sarà, forse, per la prossima volta.

Comunque, tanto per elencare le molteplici occasioni in cui siamo rimasti delusi pubblichiamo le nostre domande, quelle prese in considerazione, e quelle no, in cui includiamo anche le eventuali risposte. Il più delle volte insoddisfacenti.

Insomma il rapporto fra giornalista e intervistato è il più delle volte falsato, per non dire dopato e manipolato.

A questo punto pare, però, che la catena giornalista-comunicatore-politico e rappresentante istituzionale inizi a mostrare le prime profonde crepe. Perché cominciano ad essere diversi i colleghi che si lamentano del confronto sempre più basato su rapporti di forza.

Anche se, per la verità, il desiderio di informare, anziché cercare di  servirisi di testate giornalistiche e siti on line al pari dei personali uffici propaganda, è sempre stato molto forte. Ricordate il sindaco Marco Bucci con il suo “next question please”, e il ricorso alla lingua anglosassone ogni volta che la risposta avrebbe presupposto qualche spiegazione se non qualche scusa? E ricordate il cortocircuito con tanto di accuse di procurato allarme per un articolo con tanto di filmato del pronto soccorso del San Martino intasato di barelle?

E avanti così. Solo che  le ripercussioni rischiano  di rivelarsi gravissime in procinto di elezioni, la cui data slitterà certamente, e costretti a venire fuori da un’emergenza che stava mettendo a dura prova le capacità organizzative di un presidente e di un assessore alla sanità regionale, oltreché i suoi tecnici, sbarcati in territorio ligure, probabilmente per assestare il colpo definitivo al sistema ospedaliero pubblico, favorendo quello privato. Pesantissime, dal punto di vista elettorale, ovviamente.

Anche perché, in questo caso non si tratta di mettere d’accordo genovesi e liguri su passerelle, red carpet o scivoli. Nello specifico a creare apprensione sono le condizioni di salute personali, dei nostri cari, dei nostri amici e dei nostri conoscenti. E l’allarme, come da emergenza è generale. E in questo caso non si tratta degli sfortunati pazienti oncologici, obbligati a lunghe peregrinazioni per curarsi. Nello specifico il rischio è esteso a tutti. E forse proprio per questo, magari è meglio non essere troppo precisi sul numero dei decessi. O scivolare via sulla notizia che due ospedali su tre sono ormai saturi e sul punto di chiudere, oppure incalzare i medici di base, rei di essersi andati a lamentare con qualche testata che, negli ultimi tempi e a parere del “manovratore” non risulta particolarmente amica.

E vabbè questa è l’informazione ai tempi del colera, anzi del Coronavirus, con il giornalista che si prodiga in domande e il potente di turno che non risponde ed occulta.

Sino al momento in cui sul sito  istituzionale del nostro Governatore gli adepti si sperticavano in commenti entusiastici tutto andava bene e gonfie vele, ora che anche gli antichi sostenitori iniziano a lamentarsi perché toccati da vicino dalle condizioni preoccupanti di amici, conoscenti e parenti, oltre ad essere intimoriti dall’evidente avanzare del contagio e dalla situazione di pericolo, si provvede a cancellare i commenti in qualche modo critici, e perciò indesiderati. Sino a una percentuale che in talune occasioni sfiora il 25% del totale. Per carità se non si trattasse di un sito di informazione istituzionale tutto lecito, a parte il cattivo gusto di confondere, come sempre, informazione e propaganda. E qualcuno già parla di “Bestia al pesto” rifacendosi alla famosa macchina comunicativa del fu ministro degli interni Matteo Salvini.

E questo è tutto. Ma vorrei concludere con una testimonianza di speranza. E cioè che una volta passata l’emergenza, fra le tante cose da riorganizzare reimpostare e rimodellare, ci sia compreso anche il rapporto fra istituzioni e informazione che in oggi, e in vista delle elezioni, per responsabilità di una parte e dell’altra rischia di sovrapporsi e di appiattirsi sulla semplice propaganda.

Paolo De Totero

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