Milano, pazienti trasferiti in Fiera per coprire il fallimento dell’ospedale. La denuncia di un consigliere

Milano – Da simbolo della grandeur lombarda nella lotta al coronavirus, a segno della disfatta. È l’ospedale nato in Fiera a Milano che avrebbe dovuto garantire dapprima 600 posti in terapia intensiva, poi 400 e infine 200. Di questi, al momento ne risultano occupati solo 10.
Come nascondere la debacle? Spostando lì pazienti intubati da altri ospedali, senza che ve ne sia ragione, dal momento che fortunatamente la pressione sulle terapie intensive si è al momento allentata. La denuncia arriva dal consigliere regione di + Europa, Michele Usuelli. Usuelli, che è un medico, ha dichiarato di aver raccolto segnalazioni anonime da vari colleghi, secondo i quali alcuni pazienti sarebbero stati trasferiti non per esigenze di sovraffollamento, ma dietro input politico di Regione Lombardia. Per questo il consigliere ha annunciato per martedì un emendamento da presentare in Aula, per rendere trasparente il criterio di trasferimento dei pazienti intubati.

Costato ufficialmente 21 milioni di euro arrivati da donazioni private – ufficialmente perchè non esiste ancora una rendicontazione precisa, come scrive Andrea Sparaciari su Business Insider – l’ospedale che doveva competere con quello di Wuhan quanto a rapidità di realizzazione, a 15 giorni dall’inaugurazione vede completato solo il primo blocco da 53 posti letto. Un secondo reparto composto da altri 104 posti sarà pronto fra un paio di settimane circa, mentre gli ultimi 48 posti progettati sono in forse.

Un flop dunque, almeno per combattere la prima (e speriamo ultima) ondata di ammalati. Un flop ammesso dallo stesso Giulio Gallera, assessore al Welfare, nel corso della quotidiana diretta facebook da Palazzo Lombardia: “L’ospedale fortunatamente non è servito – ha ammesso – a ricoverare centinaia e centinaia di persone in terapia intensiva. E di questo siamo contenti perché vuol dire che oggi c’è un bisogno sanitario inferiore”. Una dichiarazione in stridente contrasto con i toni trionfalistici di soli 14 giorni prima, quando Attilio Fontana, parlando “dell’impresa miracolosa”, resa possibile “dalla laboriosità lombarda”, si è lasciato andare a un “Stiamo facendo la storia!”. “È il più grande reparto di terapia intensiva d’Italia  – gli ha fatto eco il direttore del Policlinico Pino Belleri, che ha in gestione il reparto – “un risultato inimmaginabile con uno sforzo enorme”. Per concludere con il commuovente messaggio di Guido Bertolaso, inviato dall’ospedale per essersi ammalato: “Sono fiero di essere Italiano”.

Un colpo basso al suo superiore, che aveva fatto del progetto il segno dell’efficienza autonomista contro il centralismo governativo. Cosa è successo nel frattempo per spingere l’assessore a una ammissione così piena? Il 15 aprile Gallera, di Forza Italia, ha annunciato che non avrebbe più gestito lui le dirette Facebook, lasciando il posto all’assessore al Bilancio Davide Caparini e al vicepresidente della Regione Fabrizio, entrambi della Lega.

Fontana deve aver giudicato troppo ingombrante la popolarità che il suo assessore, che già nei primi giorni della pandemia aveva dato la sua disponibilità per la sedia di Palazzo Marino, stava raggiungendo. Quando si è sommersi dalle critiche, anche le migliori liaison entrano in crisi.

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