Revenge Porn: on line “Io sono Alice”, il podcast del Centro Antiviolenza Mascherona che dà voce alle donne vittime di violenza

UN PROGETTO NATO PER DARE VOCE ALLE DONNE CHE HANNO INCONTRATO LA VIOLENZA E ABBATTERE IL MURO DELL’INDIFFERENZA

Genova – Nelle ultime settimane, dopo la scoperta di alcuni gruppi Telegram in cui circolavano foto di donne e bambine, si parla molto di Revenge Porn, un tipo di violenza che si sta diffondendo in maniera preoccupante anche tra i giovani. Ma cosa prova chi la subisce? Ce lo racconta la protagonista nella terza puntata del podcast “Io Sono Alice” che da oggi è online sui canali del Centro Antiviolenza Mascherona.

“Io sono Alice” è il podcast che dà la possibilità alle donne che hanno vissuto situazioni di violenza di parlare della loro esperienza, per aiutare altre donne a trovare il coraggio di parlare, chiedere aiuto e intraprendere un percorso di fuoriuscita. La campagna del Centro Antiviolenza Mascherona nasce dall’idea di 4 giovani ragazze vincitrici del contest per under 30 di BIG (Brief in Genova), che hanno realizzato il podcast con la supervisione dell’associazione URKA. Lo scopo è quello di sensibilizzare le giovani generazioni al tema della violenza di genere.

Tra le varie esperienze che Alice, la protagonista del podcast con la voce di Carla Signoris, racconta c’è anche quella del Revenge Porn. Lei ha da poco deciso di rompere una relazione. Una relazione che non la faceva più stare bene, piena di bugie e destinata a finire. Ma la vendetta non tarda ad arrivare: in poche ore in rete appare un profilo con tutte le sue generalità e che contiene foto e video privati in cui Alice viene mostrata durante rapporti sessuali, o mentre dorme o si fa la doccia. Il falso profilo social chiede l’amicizia a tutti i contatti della vittima, esponendola non solo ad amici e conoscenti ma anche a datori di lavoro e contatti professionali. I video hot diventano presto virali e in poche ore la sua vita è distrutta.
E il Revenge Porn è proprio questo, una pratica vigliacca messa in atto dagli ex per umiliare le compagne che li hanno lasciati.

“Mi fidavo talmente tanto di lui che non lo ritenevo capace di farmi del male. Non immaginavo che quei filmati, un giorno, sarebbero finiti alla gogna mediatica dei social. La nostra era una storia d’amore unica e diversa da quelle che si sentono al telegiornale”, ma purtroppo a tutti può succedere una cosa del genere.

Nadia Calafato

“Con la nuova legge intitolata Codice Rosso è stato introdotto un nuovo articolo, il 612 ter, che punisce il Revenge Porn, ovvero la condotta di chi senza il consenso esplicito della persona raffigurata diffonde immagini a carattere sessualmente esplicito, con la reclusione da 1 a 6 anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000”, spiega l’avvocata penalista del Centro Mascherona, Nadia Calafato.

Purtroppo però, “anche se si riuscissero ad attivare tutte le complicate procedure atte a rimuovere i dati inseriti e ricorrendo alla polizia postale, purtroppo non si avrebbe mai la certezza che immagini e video non siano state carpite da terzi e diffuse su altri canali”, spiega l’avvocata che sottolinea come sia impossibile rimuovere dalla rete queste immagini indesiderate.
E allora a cosa va incontro chi denuncia?
“La donna può denunciare entro 6 mesi dall’ultimo episodio. Va incontro a un processo, in quanto vittima, e potrà poi ottenere in caso di condanna dell’imputato un risarcimento del danno subito”.
È importante per tanto denunciare perché soltanto così il giudice potrà predisporre, ancora prima della sentenza di condanna, una misura cautelare vietando, per esempio, all’indagato di comunicare con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma con la donna.

Un problema che si sta diffondendo in maniera preoccupante come spiega Manuela Caccioni, responsabile del Centro Antiviolenza Mascherona: “Purtroppo i casi di Revenge Porn non sono rari e le vittime sono disperate e non sanno a chi rivolgersi. Come è successo ad Alice in questa puntata, la polizia postale può essere un aiuto ma, una volta che le immagini entrano nella rete, è praticamente impossibile controllarne il flusso ed eliminarle e questo può essere davvero devastante per la donna, che non ha nessuna colpa per quello che sta subendo.”

La donna che subisce questo tipo di violenza potrà trovare nei centri antiviolenza, che ricordiamo essere attivi anche in questo periodo di emergenza sanitaria, tutto il supporto psicologico e legale di cui ha bisogno.

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