La mascherina, il marchio Toti

Se dovesse scegliere un simbolo per le prossime elezioni, cristallizzando, finalmente, una campagna elettorale tambureggiante nonostante le evidenti difficoltà legate al manifestarsi ed insorgere della pandemia e alla seguente emergenza Coronavirus, il nostro Governatore Giovanni Toti, in cerca di riconferma, non potrebbe fare a meno di scegliere le agognate, sognate, addirittura oggetto di desiderio, più o meno pudico, mascherine.

Come se fossero il logo predestinato tanto ricercato nelle peregrinazioni del nostro presidente della Regione da “Italia in crescita” a “Cambiamo”, fino a “Cambiamo con Toti presidente”. Gia’ ai tempi del primo strappo dalla casa paterna di Forza Italia e confortati poi dai futuri eventi, qualcuno e non solo fra gli antagonisti accidiosi si era lasciato andare a pronosticare un avvenire fatto di angustie e tribolazioni. Prendete per esempio quell’”Italia in crescita” con cui si era lanciato nel duello con il padre padrone ottantatreenne, poi abbandonato per uno slogan meno pretenzioso, e pensate come sarebbe suonato di questi tempi con il paese che si interroga sul futuro, sulla decrescita infelice, sugli eurobond, sul Mes, sui 600 euro per i lavoratori indipendenti, sulla differenza fra reddito di cittadinanza e reddito inclusione, sui buoni alimentari, sulla riapertura dei negozi, dei ristoranti dei pubblici esercizi, delle palestre, degli stadi. Insomma “Italia in crescita” sarebbe suonato un pochino beffardo se non addirittura una pallida utopia.

Vabbè’, ma nel frattempo ha cambiato direzione….. “Cambiamo”. Tanto nel cambiamento ci sta tutto… il meglio e il peggio, l’aspirazione, il sogno o l’incubo, l’approdo realistico, il miraggio o l’illusione.

Sino, poi a quel pizzico di personalizzazione, un po’ edonistica, parecchio autoreferenziale, forse addirittura messianica “Cambiamo con Toti”. E dopo essere stato ridotto a più miti consigli nei confronti del suo antico mentore e Pigmalione di cui fu meticoloso portavoce, al momento, ancora in dubbio se presentarsi come alterno, interno, esterno, alleato, sostenuto da Forza Italia per il secondo mandato di presidente della giunta Regionale, si è dovuto occupare appieno dell’emergenza.

Solo che per così dire l’occasione fa l’uomo ladro – che altro non vuol essere se non la citazione di un proverbio – con quella vocazione utilitaristica del prendere i due piccioni con una fava – altro proverbio – e quindi, magari utilizzare almeno un po’ l’emergenza per acquisire maggior visibilità. D’altra parte la campagna elettorale in vista del voto che avrebbe dovuto essere a maggio era già iniziata da tempo. Fra red carpet, ombrellini, scivoli che non scivolano. Persino lavori in corso e campate del ponte sul Polcevera alzate miracolosamente in quota. Sempre in presenza dei soliti noti, fra cui il sindaco Marco Bucci e vedi caso il Governatore Giovanni Toti.

Dicevo dell’emergenza che ha consentito in qualche modo di “mascherare” le magagne della sanità, fra viaggi della speranza e macchinari guasti o giunti a fine corsa. Come se si trattasse di una colata lavica in grado di sommergere tutto, il buono ( poco ) e il cattivo ( molto). E attribuibile a varie amministrazioni, nel tentativo di rendere aziendalmente competitiva una macchina che avrebbe dovuto occuparsi principalmente della sanità dei cittadini e non di profitti, presenti o futuri.

E dicevo di quella mascherina, no, non quella di Zorro, personaggio amato perfino da Salvini, che prendeva ai ricchi per dare ai poveri, quella calata su naso e bocca. Ad evitare contagio e possibilità di contagiare. Metaforicamente il naso, sede dell’olfatto, e la bocca con cui si parla e ci si esprime. Manca la bendatura sugli occhi, ma la mancanza di giuste prospettive può essere talvolta anche direttamente legata alla carenza di altri sensi e funzioni.

E così la cerimonia, più o meno pubblica per l’arrivo delle mascherine dalla Cina in piazza De Ferrari, – un azzardo, o forse no, mentre si diceva a tutti di stare a casa e rispettare il distanziamento sociale, calata impropriamente sullo sulla bocca e non sul naso-  così il logo della protezione civile nel confezionamento con simbolo della Regione, a futura, prossima memoria. La querelle sul numero delle mascherine acquistate dalla Regione. Alcuni parlano di un milione e mezzo altri di tre. La polemica sul pakeging e sui costi del confezionamento e della griffatura. E in mezzo… in mezzo, fra una consegna e l’altra, tra uno spottone e l’altro ci sono tante cose. Mirate o forse no. C’è, per esempio la dichiarazione raggelante a cui poi hanno fatto seguito i fatti “”Bisogna spazzare via, una volta per tutte, la burocrazia. Bisogna far ripartire i cantieri. E allora dico via codice degli appalti, via gare europee, via controlli paesaggistici, via certificati antimafia, via tutto. Almeno per due anni. Ci sono gruppi affidabili e lavori da fare: io dico ‘partano subito’. Serve un modello di ricostruzione post bellico”. Intervento definito a gamba tesa che ha subito raccolto le prostesta dei sindacati che già un anno fa avevano dimostrato la loro contrarietà allo sblocca cantieri. Tanto che lo stesso Toti aveva messo immediatamente le mani avanti. Da politico scafato: “ Rischi ci sono  e terremo la guardia alta, ma il coronavirus ha alzato la soglia di moralità, la gente ha capito che le cose vanno fatte bene e che le leggi vanno rispettate. Io mi fido”.

Insomma più che una palese esternazione una strizzatina d’occhio. Che nonostante la mascherina si puo’. Insomma un colpo di spugna per due anni su codice antimafia, codice appalti e vincoli paesaggistici. Con tutto quel che ne consegue.

Ma siamo in campagna elettorale e quindi il fine è quello di creare il maggior consenso possibile attorno a se. Magari anche con la distribuzione di bavaglini con il marchio della Regione ai novelli bebè. Che anche un salto al Gaslini, attorniato dai suoi assessori di riferimento, magari ci può stare e non guasta.

Perché poi l’imperativo sarebbe stato quello di andare a votare al più presto, appena dopo aver inaugurato insieme al sindaco e commissario Marco Bucci

Il nuovo ponte sul Polcevera, con quei lavori mandati avanti nonostante tutto. In modo da incassarne gli strascichi di consenso.

Già, perché i rumors del palazzo trasferiscono un Giovanni Toti, stanco, nervoso e contrariato, per lo slittamento della data elettorale. Ai limiti dal perdere le staffe. Come quando gratuitamente ha marcato come idioti i presunti “untori” di Sestri Ponente, o come nel caso in cui, in maniera un po’ saccente, ha definito banale la domanda di un giornalista. O ancora quando ha polemizzato in maniera accesa con l’Ordine dei medici che protestava per essere stato tagliato fuori dalla task force. E, tornando all’informazione, comunque meglio di quando, in qualche modo, ha deciso e decide autonomamente di non rispondere proprio alle domande che probabilmente lo metterebbero in difficoltà, provvedendo a cancellarle dalla conferenza stampa. Per non parlare dell’offerta simbolica di affitto per una nave ove trasferire i contaminati dal Covid con costi di dunzionamento altissimi di fronte ad una sfruttamento limitato. Perché in questa situazione logorante, comunque i rischi di una data del voto troppo posticipata nel tempo risulterebbero evidenti.

Se fosse dipeso da lui avrebbe  voluto votare gia’ a luglio, usufruendo ancora per qualche mese della platea legata all’emergenza, parlando a un pubblico vastissimo almeno una volta ogni due giorni. Giovandosi anche dell’assenza di un candidato indicato dall’opposizione.

Tutto ciò gli avrebbe permesso di andare alle urne in un periodo in cui probabilmente si sarebbe appena usciti dall’emergenza e ancora non sarebbero state accertate responsabilità nel funzionamento e nella sua gestione. Pero’ nonostante la spinta dei candidati presidenti uscenti, Toti e Zaia su tutti, ma anche De Luca e Emiliano, parrebbe che prima dell’autunno non se ne parli. Gia e non l’ha presa bene, come conferma un post di ieri sul suo profilo istituzionale con tanto di comunicato firmato dagli altri tre suoi omologhi: “GARANTIRE AGLI ELETTORI L’INALIENABILE DIRITTO A ESPRIMERSI, IL GOVERNO ALLARGHI LA FINESTRA DI VOTO: ECCO LA NOTA CONGIUNTA CON I GOVERNATORI DE LUCA, EMILIANO E ZAIA 

Nel Consiglio dei Ministri, a quanto si apprende, è stato approvato un provvedimento che prevede lo slittamento del voto tra settembre e novembre e cancella la finestra di luglio, sulla quale erano state consultate, con esito positivo, molte delle Regioni che andranno al voto. Spiace che il Governo abbia approvato un diverso Decreto senza alcun ulteriore confronto. Ovviamente aspetteremo di leggere il testo per esprimere un compiuto giudizio che vada oltre il metodo.
Ribadiamo la necessità di garantire agli elettori l’inalienabile diritto a esprimersi nei tempi più rapidi possibili, compatibilmente con l’andamento della epidemia. Pertanto, ritenendo, per quanto è possibile prevedere oggi, che l’estate sia la stagione più sicura dal punto di vista epidemiologico, ribadiamo ulteriormente la necessità di allargare la finestra di voto, come da noi richiesto, al mese di luglio. In ogni caso è comune intendimento delle nostre Regioni convocare i cittadini al voto nella prima data utile consentita dal provvedimento del Governo.

Vincenzo De Luca, Michele Emiliano, Giovanni Toti, Luca Zaia”.

Vedremo come andrà a finire.E comunque guardandosi alle spalle, Lui tra il 2019 e il 2020 nel corso della sua campagna elettorale permanente parrebbe averne incasellati davvero una serie interminabile di errori e di passi falsi. Dallo strappo, poi non completamente ricucito con Berlusconi, alle strizzatine d’occhio alla Meloni e a Salvini, dagli abbraccia sempre a un Salvini poi clamorosamente uscito dal governo, sino al cambio di casa con scelta e controscelta di logo.

Per il prosieguo noi suggeriamo come simbolo politico una mascherina tricolore su sfondo arancione. Da cui non trapeli ne’ il detto ne’ il non detto. Ma che permetta soprattutto una strizzatina d’occhio. Perché chi vuole capire capisca.

Paolo De Totero